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Steve Diggle (Buzzcocks) live @ Traffic live Club (testo e foto di Laura Dainelli)

Avete presente quando sei ad un live in un luogo più intimo ed intrigante dei classici ed impersonali palasport e si crea quel’atmosfera magica di vicinanza tra te e l’artista? O meglio, ti sembra di sentire vibrare le sue corde insieme, di essere travolti insieme da qualcosa di bello ed inaspettato e poi ti ritrovi a dire a te stesso “no, non può essere”? Ebbene sì. Può essere !
Avete presente le rockstar strafamose che non se la tirano per niente nonostante siano conosciute in mezzo mondo da oltre 40 anni? Non esistono? E invece anche queste, pochissime ma esistono, e questo per esperienza  conferma il fatto che non sempre ma spesso a tirarsela di più è chi si sente chissà chi quando in realtà non è nessuno piuttosto che chi davvero potrebbe anche solo ipoteticamente avere un qualche appiglio per farlo. Steve Diggle comunque appartiene a questa categoria, quasi in via di estinzione. Storico bassista e poi chitarrista dei Buzzcocks,ovvero il tempio del punk inglese anni Settanta, fulcro di quel periodo e di quel contesto che per un certo tipo di punk sono stati leggendari, lui sembra sempre giovanissimo nonostante i segni dell’età sul viso : sale sul palco del Traffic con un sorriso ed una cordialità e tranquillità incredibili, con la stessa scioltezza con cui potrebbe andare ad una cena tra amici che ha visto anche la sera precedente ma ha comunque voglia ed entusiasmo di passare del tempo con loro. 
Quello che è più sorprendente è che questo approccio assolutamente spontaneo, amichevole e cordiale ben presto è evidente a tutti che si accompagna ad un carisma ed un modo di “tenere” il palcoscenico altrettanto forti ed incisivi, quasi strabilianti.
Infatti, nonostante ci siano non più di venti-trenta persone, lui anziché mostrarsi dispiaciuto/infastidito della cosa che fa? La  trasforma quasi a suo vantaggio, utilizzando quello che vede davanti a sé come un punto di partenza per creare un’atmosfera particolare, forse diversa da quella a cui aveva pensato venendo qui dall’Inghilterra, ma sicuramente altrettanto intensa.

Ma prima di parlarvi più in dettaglio della sua eccezionale performance, vorrei fare un doveroso accenno anche alla band di supporto, ovvero i Super Dog Party, che riescono a creare anche loro quasi dal nulla un ottimo live, nel senso che con un’atmosfera non caldissima di base riescono a dare comunque il loro meglio e a far capire a chi non ha avuto il piacere di sentirli prima di cosa sono capaci: e la risposta è tanto ! anche io ammetto che non li conoscevo prima, ma sono rimasta incantata, e chi era con me uguale, dalla loro grinta e dalla loro grandissima abilità a mischiare generi musicali di solito  ben distinti in un modo assolutamente accattivante. Dal rock’n’roll più easy al punk al blues il passo è lungo? No, non per loro. Speriamo noi di Relics di risentirvi presto in giro , e di sentire tanto parlare di voi.

Tornardo ora a quello che si è rivelato quasi il “best show-man” di tutti i tempi, ovvero Steve Diggle, ha aperto la serata intonando Promisesdei Buzzcockscon il suo sorriso più carismatico, per poi continuare a proporre quasi tutto il loro repertorio in una chiave a tratti acustica a tratti quasi country ma sicuramente in modo assolutamente inedito e speciale, lui, la sua chitarra e il pubblico. E basta.
Un pubblico che anche se poco numeroso si è entusiasmato e sentito coinvolto, anzi travolto, dall’emozione su diversi pezzi ma in particolare su Harmony in my head. Su questo pezzo infatti chi conosce un po’ i Buzzcocks sa che fu uno dei loro primissimi grandi successi, delle prime hit da balzo in classifica, ed anche la prima che scrisse proprio Steve Diggle, raccogliendo quindi un enorme riconoscimento da subito nel momento in cui, oltre che bassista e chitarrista della band ha iniziato ad essere anche autore dei pezzi. Quindi tra chi ha voluto questa sera vedergli una lacrimuccia ancora adesso, a distanza ormai di oltre trent’anni da quella hit, beh penso proprio avesse ragione…. !
Conclude la serata poi con l’incantevole Ever fallen in love – with someone you shouldn’t suonata guardando noi del pubblico negli occhi uno per uno e poi scende dal palco e beve una birra con alcuni di noi, ringraziandoci e dicendoci, con gli occhi che gli brillano, che fare musica per lui è sempre uguale a felicità. Senza filtri. Potremmo dire una gran lezione, per chi invece si prende sempre troppo sul serio, ma non ha l’aria di una lezione neanche lontanamente, perché tutto ciò che dice e che fa Steve Diggle sa di rock ma anche di delicato, dolce e gentile, tre qualità che – mai così lampante come in questo caso – molto spesso non c’entrano proprio nulla con la debolezza.
Grazie Steve di averci regalato tutto questo e grazie anche allo staff del Traffic live club, perché nonostante la poca affluenza, di cui siamo i primi noi a dispiacerci visto il livello della serata, si è trattato di un live di altissima qualità, come raramente se ne vedono.


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