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Appino live @ Black Out Club (foto di Simone Giuliani, testo di Stefano Panetta)

Dopo quasi vent’anni di Zen Circus, Andrea Appino si è emancipato ed ha creato un gruppo a sua immagine e somiglianza. Approfittando del riposo post- Nati per subire, Appino si è dedicato al suo primo album da solista “Il Testamento” (uscito il 5 Marzo per La Tempesta) con l’aiuto di Franz Valente (batteria, Teatro degli orrori), Giulio Favero (basso, Teatro degli orrori) e Enzo Moretto (chitarra, A toys orchestra). Un disco nuovo, diverso, quattordici tracce scritte nel corso degli anni ma registrato in pochissimo tempo, poco più di due mesi. Appino stesso ha indicato i tre punti su cui poggia questo grande viaggio introspettivo: la famiglia, il proprio ego e la schizofrenia. La potenza descrittiva dei testi degli Zen lascia spazio ad un linguaggio più delicato e incompleto, capace di appassionare ed impaurire allo stesso tempo; è il testamento della sua inquietudine.

Questo venerdì Appino è salito sul palco del Black Out Club a Roma. è stata la quinta data del loro primo tour, e nonostante l’esperienza dei componenti si sentiva. L’ esecuzione arriva confusa e distorta, a tratti quasi impossibile capire le parole, perciò inevitabilmente la bellezza del suo cantautorato passa in secondo piano lasciando spazio alla furia di Favero e Valente, veri e assoluti protagonisti del gruppo. Dopo questo concerto ho rivalutato la forma del disco, che al primo ascolto mi sembrava costruito sui testi, è il contrario. La scelta dei componenti del gruppo è la chiave di lettura per apprezzare il Testamento, non quello che dice; a differenza degli Zen e anche del Teatro degli orrori, il coinvolgimento non arriva grazie a testi intriganti e carichi, ma attraverso il furore di quattro musicisti che letteralmente violentano i timpani del pubblico.
L’ascolto del disco mostra chiaramente la derivazione musicale di ogni componente del gruppo invece durante il live si liberano ed ognuno prende la sua strada. Ognuno suona e canta il suo testamento.

Appino non ha fatto un disco punk, ma lo fa suonare punk. La confusione dell’esecuzione della serata al black out in parte è dovuta all’ inesperienza del gruppo appena assemblato, ma in larga parte dalla volontà di stordire. La sua inquietudine è assordante, il rapporto con la sua famiglia, il peso del suo ego, la sua schizofrenia sono assordanti. Il Testamento lo ha scritto in 30 anni ma lo grida addosso al pubblico in un’ora al massimo, e quando si tuffa nel mare di folla impazzita delle prime file sembra quasi uno sfogo, una liberazione, e quando torna sul palco sembra quasi alleggerito.
A fine concerto ho avuto la sensazione che Appino usi questo intero progetto del Testamento, come una lunga e dolorsa seduta psicoanalitica. Una seduta particolare dove quello che viene analizzato non è la problematicità del paziente ma il rumore che essa fa.

“ho dieci strofe per per lasciare un bel ricordo ho dieci piani che mi aspettano giù in fondo / e sono certo in pochi possono capire ma davvero io son felice di morire”



Un ringraziamento speciale allo staff del Black out per averci ospitati durante questo evento



Tracklist:
– Fiume padre
– Fuoco!
– Specchio dell’anima
– Passaporto
– Il testamento
– Questione d’orario
– I giorni della merla
– Godi
– Tre ponti
– Che il lupo cattivo vegli su di te
– Solo gli stronzi muoiono
– Schizofrenia
—————–
– 1983
– La festa della liberazione


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