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Giovanni Lindo Ferretti live @ Orion live club (testo di Simone Giuliani, foto di Fabrizio Bisegna/Spaziorock)

L’Orion live club è già abbastanza pieno quando, poco dopo le 23, si abbassano le luci ed entrano Ezio Bonincelli e Luca Rossi. Una volta suonavano con gli Ustmamò e chi segue l’Italia sonora non può non ricordarseli. Ora accompagnano Giovanni Lindo Ferretti in questo tour intitolato A Cuor Contento. Chitarra, violino e laptop, nient’altro. Già perché quando hai alle spalle tre decadi di carriera ed una mole di canzoni che hanno fatto la storia, non c’è bisogno di altro. Ferretti entra in scena vestito da boscaiolo dell’appennino tosco-emiliano. Dopo lo scioglimento dei CSI e dopo la caduta di tutti i muri, dopo la riscoperta di una fede profonda e incarnata, rieccolo di nuovo qua a snocciolare i suoi storici cavalli di battaglia figli dell’anarchia dell’era del punk, ma lo fa in modo serafico e pacato, da eremita in trasferta. Si vede che Ferretti è cambiato e appagato dalla vita, glielo si legge in faccia! L’impianto scenico è minimale, con Ferretti al centro e Bonicelli e Rossi ai lati: poco appariscenti, niente fronzoli, quasi nulla da dire. Inizia un percorso musicale che tocca tutte le tappe principali con i CCCP e i CSI: si comincia con Canto Eroico, Tu Menti, Amandoti, Tomorrow, Mi Ami?, And The Radio Plays, senza dimenticare la sempre commovente Annarella

Si prosegue con Cupe Vampe e il suo respiro ansiogeno e ancora Radio Kabul che riemerge da tempi lontani a disorientare e ricaricare. Ma devo essere sincero, questa sera non sono venuto qui solo per le canzoni, perchè quelle le conosciamo a memoria, anche se tirate a lucido in questi nuovi arrangiamenti per sole chitarre elettriche e violino. Questa sera sono venuto qui trainato dalla curiosità di vedere un “nuovo” Lindo Ferretti. Non a caso nelle quasi due ore di concerto è difficile distogliere lo sguardo da lui, che continua, nonostante tutte le contraddizioni che gravitano intorno alla sua vita privata, ad emanare il fascino dell’intellettuale. Però la rabbia del punk filosovietico non c’è più, non ci sono le rumorosità assordanti di Giorgio Canali e nemmeno le parole urlate. 

La musica rimane ancorata alle percussioni elettroniche, che in fondo anche con i CCCP spesso era così, ma Ferretti rimane sempre fermo nella sua postazione, al massimo è ciondolante sul microfono con le mani in tasca. Tuttavia la diversità dei suoni e delle melodie non cambia l’esito dello spettacolo e le sonorità si avvicinano a quelle di Litanie (progetto di Ferretti del 2004), basato sulla reinterpretazione di preghiere tradizionali, con un risultato ben diverso rispetto all’impatto sonoro più strettamente punk-rock al quale erano abituati tutti coloro che hanno avuto la fortuna di assistere a un concerto dei CCCP negli anni ’80/90. Diciamo che questa sera si è trattato di un punk “a cuor lento”.  Nonostante il cambiamento da paladino rock di una rivoluzione impossibile a eremita convertito, Ferretti non ha mai rinnegato nulla della sua carriera musicale, la scaletta del concerto di questa sera ne è un esempio. Ha sempre motivato le sue scelte dettate dal tempo e dalle situazioni che ha vissuto in questi trent’anni di musica.

Un ringraziamento speciale a Daniele Mignardi Promopress Agency, Orion live club per averci ospitato durante questo evento e Spaziorock per il set fotografico di Fabrizio Bisegna


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