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Il Muro del Canto live @ Circolo degli Artisti (testo e foto di Simone Giuliani)

Gli addetti ai lavori li definiscono un “complesso di musica popolare romana” ma, a mio avviso, li considero un “concentrato” di musica popolare romana. Questa sera al Circolo Degli Artisti, Il Muro del Canto presentano l’uscita del vinile L’Ammazzasette, full length di quindici canzoni che spaziano tra folk e rock. Sul palco insieme a Daniele Coccia, elemento caratterizzante della band con la sua voce profonda e solenne, salgono anche: Alessandro Pieravanti, come sempre in prima fila con suo guarnitissimo timpano per reggere la ritmica del gruppo, Eric Caldironi chitarra acustica, lo straordinario Ludovico Lamarra al basso, Giancarlo Barbatiseconda voce e chitarra elettrica, ed infine, ma non meno importante, Alessandro Marinelli che completa l’ensemble con il tormentoso controcanto della fisarmonica inserita meravigliosamente nella mescolanza corale di canzoni senza tempo. Inoltre, ciliegina sulla torta, ospite speciale il violino suonato da Andrea Ruggiero degli Operaja Criminale… dunque la cena è servita! L’approccio della band, come sempre è diretto e popolare, ma ciò non deve far a pensare a un live poco curato, anzi, il lavoro del sestetto è eccezionale.
Le canzoni sono veramente ben scritte ed eseguite in maniera magistrale, i testi fanno risaltare lo spirito del miglior modo romano di fare canzone. Il concerto è un viaggio di sola andata e racconta di personaggi che girano in una decadente giostra. La scaletta è corposa e intensa, un brano comeLa Spina fa male e tanto ci addolora anche se con edulcorante orecchiabilità. La Terra è Bassa è una pezzo pienamente folk, strappato alla periferia rurale del neorealismo italiano. Cristo de legno è una preghiera da osteria con le radici piantate nei sanpietrini delle vie di Roma. Non mancano storie commoventi come la stupenda Parla cò me e canzoni d’amore non corrisposto come Serpe ‘n seno. Sempre coinvolgenti le storie narrate da Alessandro Pieravanti come 500e So’ morto pe’ sbajo, quest’ultima è un unico sussurro proveniente dall’oltretomba di qualche crocicchio capitolino. Mentre Il Maleficio è una oscura storia d’amore di altri tempi, Luce Mia è uno dei pezzi più accorati e lunari del live.  
Chi Mistica Mastica è un brano smaccatamente anticlericale. In Quanto Sete Brutti tutto trova la sua massima espressione, pubblico e band diventano un tutt’uno portandoci senza nemmeno accorgercene verso la fine del concerto, il brano è un dialetto imbevuto di essenza romana miscelato dalla sana tradizione e si traduce in un’energia di forte impatto! La performance si conclude con Addio, canzone cadenzata come un canto popolare.
La tradizione romana fin qui mostrata è di quelle più amare ed impregnata di realismo brutale che viene affrontato con la dignità degli ultimi. Il Muro Del Canto è un gruppo ruvido ed intenso, capace di dar vita ad atmosfere di enorme suggestione grazie agli intrecci di strumenti acustici ed elettrici. Senza dubbio è stata un’esibizione superlativa dal punto di vista emotivo. Il loro pubblico è noto per le canzoni cantate a squarciagola, tutte dall’inizio alla fine perchè, in fondo, quella de Il Muro Del Cantoè una poesia figlia della terra e della strada.
Un ringraziamento speciale allo staff del Circolo degli Artisti per averci ospitato durante questo evento


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