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Philip Glass & Tim Fain live @ Auditorium parco della Musica (testo di Mario Cordaro, foto di Musacchio e Ianniello)

Compositore di colonne sonore (ricordiamo Hamburger Hill, The Illusionist e la riedizione di Dracula con Bela Lugosi tra le tante), di concerti per violino, di opere e sinfonie, di musica per pianoforte, collaboratore di Brian Eno e David Bowie, autore di riferimento del minimalismo musicale: Philip Glass ha davvero bisogno di presentazioni?Questa serata di musica da camera all’Auditorium parco della Musica vede alternarsi allo statunitense il violinista Tim Fain, conosciuto per la sua partecipazione alla colonna sonora del film Il Cigno Nero di Darren Aronofsky, uno degli interpreti più validi tra le “nuove leve” dello strumento.

La platea quasi al completo della sala Sinopoli attende in silenzio l’inizio del concerto, accogliendo Philip Glass con un grande applauso: l’apertura è riservata a Mad Rush, composta sia per organo che per pianoforte nel 1979. Lo stile del pianistacompositore non è improntato all’impatto, sulla velocità o sull’alternanza di ottave e cambi di tempo improvvisi: Glass basa il suo trademark sull’incastro tra le tonalità, sul timbro e l’intensità delle note, a volte ribattute per sottolineare la drammaticità di alcuni passaggi.
Prestando attenzione al suo tocco leggero, e alle sue mani, la sinistra fornisce l’accompagnamento mentre la destra non si allontana quasi mai dal posizionarsi una o due ottave più in là. Frequente anche l’aggiunta di una, due, tre note gravi con la stessa mano, mentre il compito di suonare la melodia portante passa alla sinistra. Questo accadrà anche nei pezzi successivi: d’altronde, questo è il minimalismo messo in musica e può piacere come no. Personalmente l’ho apprezzato, anche se i punti di forza dello stile musicale sono anche i suoi difetti: a causa della notevole lunghezza dei brani, si pone il rischio di sembrare ripetitivi o di annoiare. Magari questo è solo un mio limite, abituato come sono a proposte ben più “ritmate”.Paradossalmente, Tim Fain è quasi l’opposto: note allungate, scale veloci, cambi di tempo improvvisi alternati a momenti decisamente più soft e rilassati. L’aggettivo giusto per definirlo è schizofrenico; aggiungo inoltre che, a tratti, sembra di ascoltare un chitarrista neoclassico (mi è venuto alla mente Malmsteen) prestato al violino.Il duetto finale su Pendulum – composta per il 40° anniversario della American Civil Liberty Union – unisce in un unico insieme i due stili, quello quieto e compassato di Glass e la follia di Fain.

Il pubblico applaude calorosamente alla fine di ogni brano, mostrando grande calore e trasporto emotivo verso due artisti importanti, i quali ringraziano con un inchino e concedono un bis incentrato sulla rispettiva abilità agli strumenti (Knee Play 2 di Fain ha delle parti che vanno eseguite a 250 di metronomo…). Ci sta anche questo in fondo: a noi rimane un’ora e mezza di ottima musica e il ricordo di una serata piacevole in compagnia di una leggenda vivente, Philip Glass.

Un ringraziamento speciale ad Auditorium parco della Musica per averci ospitato durante questo evento


Setlist:

– Mad Rush
– Partita for Solo Violin in Seven Movements
– Metamorphosis (Nos. 4 & 5)
– Music For The Screens
– Pendulum
– Knee Play 2

 


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