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Philm live @ INIT Club (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Il Thrash ha i suoi idoli intoccabili, demoni dal sonno leggero che non va disturbato. Dave Lombardo è sicuramente uno di questi, uno dei migliori batteristi di sempre (per molti il migliore senza rivali), osannato dalle folle di tutto il mondo per le numerose apparizioni sugli album dei gruppi e dei generi più disparati. Intramontabili le sue performance con gli Slayer, la band che lo ha portato sul tetto del mondo (e viceversa n.d.r.), grandiose le collaborazioni con i Fantômas di Mike Patton (altro genio/folle dello stesso mondo), Grip Inc. e John Zorn, fino ad arrivare alle innumerevoli comparsate con band metal di ogni calibro (perfino una sostituzione a Lars Ulrich nei Metallica per alcune date del 2004). Inutile dire che questa serata ha raccolto tanta affluenza soprattutto per la sua presenza, anche se in effetti i Philm sono davvero una band che stramerita. Ad accompagnare il poliedrico batterista a tutto tondo, Francisco “Pancho Tomaselli” al basso (già con War dal 2003) e Gerry Nestler,chitarra e voce (già visto nell’album Drums of Death, prodotto guardacaso da Dave Lombardo e DJ Spooky e nei Civil Defiance). 

Questa band brilla sicuramente della luce riflessa dallo stesso Lombardo, che per l’occasione ha piazzato il drumset in bella vista al centro del palco, raccogliendo come si presumeva, gran parte della scena per un pubblico attento ed affamato. Naturalmente si palesa il rischio di incappare in evitabili paragoni su tecnicismi più o meno esasperati, ma la verità come sempre, sta nel mezzo. I Philm hanno da dire la loro, un power trio dalle incredibili energie; il loro album Harmonic (Ipecac Recordings, 2012) ha riscontrato pareri contrastanti da una critica a volte spietata, altre volte “Dave-centrista”, questo proprio perchè risulta davvero difficile non considerare la presenza di Lombardo come un valore aggiunto, confinando Tomaselli e Nestler al ristretto ruolo di comprimari. 

Eppure, vedendoli dal vivo, l’impressione è tutt’altra: il feeling del trio risulta più che palpabile, incredibilmente tangibile, così come l’energia che restituiscono al pogo del pubblico appena accennato. Il loro suond va dal Thrash ad uno Doom con vaghe sfaccettature psichedeliche dettate dai tempi assurdi della batteria di un Lombardo più che in forma, e da un tappeto di note di basso onnipresente. Held in Light conquista, vuoi per le atmosfere sospese alternate a schitarrate quasi stoner, vuoi per la mano destra di Dave che come sempre galoppa sul ride in modo forsennato.  

Chitarra lontana dai classici suoni metallici, pesantemente riverberata, volutamente scarna e minimalista, voce spesso urlata e poco comprensibile, tutto a donare un che di mistico alle sonorità di questo trio dalle larghe vedute. Le atmosfere “Toolegianti” di Way Down rispondono ai dubbi degli scettici sulla fantasia compositiva dei Philm, distaccando la band dal desiderio di un clone qualsiasi delle band sopra citate. La sala dell’INIT Club è piena, inutile dire che il rapporto di Lombardo con i propri fans non ha subito grandi sconvolgimenti dal suo allontanamento volontario dagli Slayer, orfani di quello che ormai rimane il batterista più osannato di sempre. Non è la prima volta che le due parti si separano, resta da vedere soltanto quanto durerà. Riassumendo il tutto, i Philm meriterebbero maggiori attenzioni per un impatto live che non ha nulla da mendicare a chi si aspettava una band Thrash, ed anche se il loro album non ha brillato per critica e vendite, vale davvero la pena di goderseli dal vivo.

Un ringraziamento speciale allo staff dell’INIT Club per averci ospitato durante questo evento


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