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The Soft Moon live @ Covo Club, Bologna (testo di Andy Harsh , foto di Mara Mignani)

E’ il primo caldo primaverile che accoglie i The Soft Moon al Covo Club, locale storico della scena indie bolognese, che ha visto sul proprio palco band di fama mondiale come: Franz Ferdinand, Blonde RedHead, XX, Mogway e Black Lips (giusto per citarne alcuni), e ha visto crescere gruppi italiani come Afterhours, Massimo Volume, Subsonica, e Bluvertigo, catalizzando così l’attenzione degli appassionati di musica di tutta Italia. La sala principale dove si svolgono i concerti ha una capienza di circa 400 persone, ma questa sera non c’è il pubblico delle grandi occasioni e tanto basta per riempire il locale di 3/4. Il pubblico è molto più vario del solito, principalmente appartiene alla scena indie, ma stasera si intravedono molte più magliette dei Bauhaus, Einstuerzende con qualche crestone anni 80 e tonalità scure, e non dispiace immaginare che tutto questo sia grazie alla band di Luis Vasquez, che si è ritagliata un posto di tutto rispetto tra gli astri nascenti del nuovo “gothic-rock”.  
Dopo l’esordio (The Soft Moon, Captured Tracks, 2010 ), l’Ep Total Decay, e l’ultimo lavoro Zeros, si prospetta un concerto all’insegna del noise elettronico calibrato alla perfezione, voci effettate all’inverosimile, riff psichedelici e ritmi che difficilmente terranno fermo il pubblico sui propri piedi, non aspettiamo altro che vederne il risultato. Il concerto inizia verso le 23:00, emblematico siparietto del gruppo che indugia sugli scalini del palco già allestito, peraltro senza esser riconosciuto dal pubblico che forse si aspettava un’entrata ad effetto con la folla che si apre all’arrivo del buttafuori. Nessuna presentazione e via con suoni sparati che iniziano a diffondersi prepotentemente in sala. Sul palco sono in tre, il solito Luis, diviso tra voce, chitarra e synth, Justin Anastasi con uno stupendo basso Gibson Thunderbird, e Keven Tecon alla batteria. I suoni sono corposi e massicci, ma ottimamente bilanciati, il basso e la batteria sono un tappeto devastante, dove l’elettronica fatta di sampler e effetti spazia per creare qualcosa di coinvolgente, la voce, come già detto, con delay lunghissimi è portata al limite con grida a squarciagola e linee vocali che sono più da contorno che protagoniste. 
La vera protagonista qui è la musica che con il suo ritmo incalzante e ipnotico difficilmente lascia indifferenti. In prima fila, in mezzo, e in fondo si balla. Non c’è storia. I Soft Moon danno l’idea di un gruppo che ama sparare subito le sue cartucce migliori, per poi tenersene qualcuna per far esplodere il finale, e così è.. Non ci sono pause,non ci sono scalette, il contatto col pubblico è quasi portato allo zero, eccetto solo un classico “Ciao Bologna” sbiasciucato giusto per non essere maleducati, le basi continuano a partire una dopo l’altra, non c’è tregua per il trio, e nemmeno per il pubblico, neanche un sorso di birra, si va dritti per circa 50 minuti, come a voler infilare più brani possibili.  
Si ha quasi la percezione che sia più un dj set che un vero e proprio concerto. Immagini ipnotiche sparate e curate da Ron Robinson a dare sfondo a un Vasquez tarantolato sul palco e Justin quasi a contrasto, completamente immobile nella sua posa che ricorda un pò una statua nel museo delle cere. Il concerto è bello, si perde un pò nella parte centrale, colpa forse della “monotonia” delle ambientazioni elettrodark, e dei ritmi di batteria quadrati, ma è il bello del gruppo, è quello che piace, è il loro marchio di fabbrica. Si passa dalle sonorità che ricordano gruppi come i Chrome, The dance society, Sisters of mercy, pur avendo una propria identità che trasforma quel sound così tanto anni 80 in qualcosa che nella nostra modernità si sposa a pennello con bpm ed elettronica al passo coi tempi. A mezzanotte il muro di suono si esaurisce così come è iniziato, parte la musica dei Dj del Covo Club, del concerto non ci sono track list,inutile aspettarle, meglio consolarsi con spille e vinili e qualche foto col trio mischiato alla gente, e se proprio non si può far a meno qualche locandina dei Soft Moon strappata qua e là.
 
Un ringraziamento allo staff del Covo Club per averci ospitato durante questo evento


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