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The Strokes – Comedown machine (RCA, 2013) di Fabrizio Necci

Quando viene pubblicato un nuovo album degli Strokes assistiamo puntualmente ed inesorabilmente ad una numerosa schiera di detrattori, fan delusi e nostalgici che criticano gratuitamente i nuovi lavori della band, poiché non riconoscono l’impronta lasciata con Is This It, primo album e capolavoro indiscusso, ma fenomeno irripetibile in quanto ad esplosione creativa e soprattutto novità, essendo passati quasi dodici anni. Comedown Machine è infatti un disco diverso, che completa quella linea musicale tracciata da Angles(2011), ovvero un rock meno ruvido rispetto agli anni passati e che strizza parecchio l’occhio a sonorità anni ’80. Molto bella la scelta dell’artwork per la copertina, retrò e di sicuro impatto. Tutto l’album è pervaso da un groove, un ritmo molto raffinato e piacevole che sin dalla prima canzone marca in modo definito le undici tracce e sostituisce (ma non del tutto) quei riff di chitarra irresistibili, marchio di fabbrica della band. Si parte da Tap Out, una sorta di cartello di benvenuto che ci accoglierà e farà capire i propositi di tutto il disco. All The Time è forse il pezzo che ci ricorda di più il passato della band e merita non solo per questo. One Way Trigger è la canzone più insolita, con una massiccia presenza di synth ed un ritmo velocissimo, che ad un primo ascolto lascia perplessi, ma che si prospetta come un tormentone annunciato. Welcome to Japan è, probabilmente, la traccia più importante del disco, in quanto unisce la nuova dimensione musicale a tutti gli elementi che hanno permesso il successo planetario del gruppo. Il ritmo scende con la struggente 80s Comedown Machine , ma risale immediatamente con 50/50, Slow Animals e Partners in Crime. Ci prepariamo alla discesa con Chancesper ascoltare Happy Ending, pezzo carico di riff di chitarra in perfetto stile Strokes. Call It Fate, Call It Karma è una chiusura perfetta, una sorta di ninna-nanna regalataci dai ragazzi di New York.Comedown Machine non è, oggettivamente, il loro miglior lavoro, ma un prodotto onesto ed equilibrato, volto in particolare a liberare la band da facili associazioni musicali ed esplorare una sperimentazione che sta avvenendo con un discreto successo. Unico dubbio: Julian Casablancas riuscirà a riproporre dal vivo quel falsetto presente nell’80% della track-list?

 

Tracklist:

1. Tap Out
2.
All the Time
3.
One Way Trigger
4.
Welcome to Japan
5.
80’s Comedown Machine
6.
50/50
7.
Slow Animals
8.
Partners in Crime
9.
Chances
10.
Happy Ending
11.
Call It Fate, Call It Karma


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