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Agalloch + Fen @ Traffic live club (testo e foto di Mario Cordaro)

Per il sottoscritto, se questo non era il concerto dell’anno poco ci mancava: seguo Agalloch e Fen sin dai loro esordi, quindi la data in questione era da me attesissima. Essendo un settimanale, i tempi dei due set erano stati decisi da giorni: tre quarti d’ora per il gruppo spalla e due ore esatte per la headliner. La fila all’entrata fa ben sperare per numero di presenze ed è subito chiaro come non solo Roma si sia mossa per questo concerto, ma anche altre città: penso alle persone provenienti appositamente dal sud Italia, per esempio. Le chiacchiere che odo, mentre si aspetta di entrare al Traffic live club, mi obbligano subito ad una amara riflessione: è possibile lamentarsi del prezzo del biglietto (come ho sentito con le mie orecchie) quando poi si spendono cifre folli per dei “dinosauri”? Non faccio nessun nome, metteteci quello che volete. Magari se si supportasse di più e si parlasse meno, saremmo tutti più contenti. Tolto questo sassolino dalla scarpa, veniamo a cose più serie. Alle 21 in punto i Fen si presentano sul palco, con la loro relativamente recente formazione a trio; infatti nell’ultimo disco Dustwalker la band, per la prima volta, non prevede la presenza delle tastiere: scelta azzardata dopo tutti questi anni, ma che ha portato degli ottimi frutti. Il loro incrocio di black metal “atmosferico” e post-rock ha un’ottima presa sulla platea, dimostrandosi un ottimo antipasto (per usare una metafora culinaria) in vista della portata principale. Il set è incentrato logicamente sull’ultima fatica in studio, ma non vengono tralasciati neanche pezzi più datati, addirittura dal primo ep Ancient Sorrow. L’unico appunto è per la batteria che copre troppo l’unica chitarra, ma son davvero dettagli. Per il resto la band mostra una forma invidiabile, dimostrando come la nostrana Code666 abbia visto giusto a metterli sotto contratto: suonano praticamente identici agli album in studio, e già questo parla da sè.

Setlist:

– Hands Of Dust
– Wolf Sun
– Epoch
– Consequence
– Exile’s Journey
– The Gales Scream Of Loss

Cambio strumentazione, il tempo di accendere l’incenso e gli Agalloch danno il via al loro show. Proprio di show si tratta infatti, la teatralità degli statunitensi – e soprattutto del cantante/chitarrista John Haughm – nell’interpretare le loro canzoni è il pezzo forte della band; il resto è affidato al loro mix di folk, doom e post-rock, il tutto in salsa atmosferica.
Difficilissimo trovare un altro gruppo che suoni anche solo in modo simile o almeno, io non ne sono a conoscenza. Nel loro set, incentrato soprattutto (scelta quantomeno bizzarra) sul penultimo album Ashes Against The Grain, trova spazio anche una cover della band neofolk Sol Invictus: Kneel To The Cross. Ormai il locale è pieno per tre quarti (circa centocinquanta i presenti), e il calore comincia a farsi insopportabile: la situazione non migliora durante l’unico accenno di pogo della serata, quindi dirigersi nelle retrovie si rende obbligatorio. In fondo al locale posso rendermi conto di come i suoni sono stati aggiustati rispetto a inizio serata e ora sono semplicemente perfetti, cosa rarissima in un live.
Le due ore scorrono quasi senza rendersene conto, e in men che non si dica la serata volge al termine. Tre ore complessive, ma sono letteralmente volate. Quando succede questo, vuol dire una cosa sola: il concerto va annoverato in quelli “da ricordare”. Non c’è altro da dire.

Setlist:

– Limbs
– Ghosts Of The Midwinter Fires
– Falling Snow
– Faustian Echoes
– The Melancholy Spirit
– You Were But A Ghost In My Arms
– In The Shadow Of Our Pale Companion
– Kneel To The Cross (cover Sol Invictus)
– Of Stone, Wind And Pillor
– Our Fortress is Burning I-II-III

Un ringraziamento speciale allo staff del Traffic live club per averci ospitato durante questo evento


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