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Daft Punk – Random Access Memories (Columbia, 2013) di Fabrizio Necci

Per la prima volta ho assistito ad un fenomeno sociale che non si era mai verificato attorno ad un album e che ha segnato la nascita di una nuova figura, antropologicamente molto interessante: l’hater preventivo (perdonate il neologismo, ma era l’unico modo per descrivere sinteticamente il soggetto in questione). Infatti, molto prima dell’uscita del nuovo dei Daft Punk, la mia timeline di Facebook si era già riempita di commenti negativi, basati essenzialmente sul nulla, da pseudo-critici occasionali concentratissimi nel vessare quel poco che si era ascoltato e a scatenare giudizi sulla nuova dimensione del duo francese, fino ad attivare meccanismi dietrologici curiosi, che mettevano in discussione la loro intera carriera. La comunicazione esagerata e certosina per il lancio ha creato situazioni piuttosto bizzarre, come l’ascolto blindato con annesso hard disk in valigetta per i media ed un’attesa spasmodica per tutti gli altri che invece dovevano aspettare per scoprire di che pasta era fatto questo prodotto. Ci troviamo davanti ad un album sicuramente di qualità e che in un periodo storico segnato dalla sempre maggior artificialità dei suoni, effettua un passo indietro, dove l’attenzione è mirata ad un ritorno alla dance anni 70/80. Melodie perfette ed armoniose, curate nei minimi particolari, grazie anche alla presenza di collaboratori di prestigio, che questa volta, non vengono campionati dal duo, ma partecipano attivamente e fisicamente al prodotto finale all’insegna dell’analogico. Il disco si apre con Give life back to music, pezzo di benvenuto, con il supporto della chitarra di Nile Rodgers, che ci conferma come l’ascolto di Get Lucky non fosse casuale, ma degna anticipazione di tutto il disco. The Game of Love percorre una formula ricorrente

nell’album, ovvero la voce robotica accompagnata da una batteria dal suono molto ampio e la chitarra elegante tipicamente funky. Giorgio by Moroder è, a mio parere, un capolavoro. Una suite di nove minuti caratterizzata dalla voce del grande padre della disco che racconta la sua storia, accompagnato da un sound fantastico, che ci ricorderà alcune pietre miliari della sua produzione, con atmosfere musicali tipiche, ad esempio, della Miami di Tony Montana. Within è una ballad, la solita voce robotica ed il ritmo rallentano un po’ troppo l’ascolto. Instant Crush somiglia molto, per associazione, ad alcune tracce dell’ultimo disco degli Strokes; infatti la voce, altamente distorta, è proprio quella di Julian Casablancas, frontman della band newyorkese. Il risultato finale è piuttosto buono, ma non travolgente. Lose Yourself to dance è la degna b-side di Get Lucky, con un Pharrell Williams sempre ispirato. Touch è un’unione ben riuscita tra lo storico cantautore Paul Williams e la missione sonora dei Daft Punk, una fusione originale per una delle migliori canzoni del disco. Get Lucky segna il ritorno radiofonico in pompa magna del duo, spaccando a metà l’opinione pubblica. C’è chi la ama e chi la detesta, chi la vede come un’onta all’intera carriera e chi la osanna come capolavoro di eleganza. Beyond è una “marmellata” di suoni, nel senso positivo del termine, che riesce ad unire assieme la dimensione sinfonica ai vocoder e alle solite chitarre sbarazzine. Motherboard si discosta leggermente dallo stile dell’intero lavoro che torna però a galla con Fragments of time, grazie alla featuring con Todd Edwards. Doin’ it right è prodotta insieme a Panda Bear (Animal Collective) che regala sempre sonorità molto originali che emergono molto di più rispetto alle onnipresenti voci robotiche. Contact è un finale spaziale, nel vero senso della parola, la voce campionata di un astronauta ed il suono elettronico crescente in stile Discovery ci offre un’ottima chiusura. RAM è un album nel complesso ben riuscito, di certo non un capolavoro come l’attesa voleva suggerire, ma nemmeno una “menata da chi non ha più idee da offrire” (una delle tesi più ricorrenti sul web). Le idee sono tante e ben definite, ma alle volte rischiano di essere retoriche e ridondanti, con una lunghezza francamente rivedibile. Nulla da dire sulla qualità del suono, sempre perfetto nei minimi particolari, con una dedizione al limite del maniacale. Voto 10 per la comunicazione, che ha garantito un’aspettativa ben superiore al prodotto finale. Comunque vada sarà un successo.


Tracklist:
1. Give life back to music (ft. Nile Rodgers & Paul Jackson Jr.)

2. The game of love
3. Giorgio by Moroder (ft. Giorgio Moroder)
4. Within (ft. Chilly Gonzales)
5. Instant crush (ft. Julian Casablancas)
6. Lose yourself to dance (ft. Pharrell Williams)
7. Touch (ft. Pharrell Williams)
8. Get Lucky (ft. Pharrell Williams)
9. Beyond
10. Motherboard
11. Fragments of time (ft. Todd Edwards)
12. Doin’ it right (ft. Panda Bear)
13. Contact (ft. DJ Falcon)


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