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Elio Petri “Il bello e il cattivo tempo”- Etichetta discografica “Cura domestica” di Laura Dainelli

Gli Elio Petri tornano sulla scena, stavolta come band, dopo il primo disco “Non è morto” che nasceva come progetto individuale di Emiliano Angelelli. In un disco questo cambiamento dovrebbe risultare piuttosto incisivo, anche al primo impatto, ma in realtà non è così, anzi. Questo non è necessariamente un fattore negativo o di critica, dipende in un disco che cosa state cercando. La dimensione emotiva, ai limiti dell’ermetico, e molto malinconica che può caratterizzare la vena cantautorale più intimista qui spicca particolarmente. Certo, non dovete immaginare i cantautori italiani vecchio stile, no gli Elio Petrisono qualcosa di molto più originale, che tocca corde completamente diverse.

A partire dal pezzo di apertura, intitolato in modo molto evocativo Il disprezzo, si respira uno stato di grazia e di surreale abbandono ad un’atmosfera dai contorni però molto ovattati. Il pezzo nasce con la collaborazione di Teho Tehardo e, come anche negli altri pezzi successivi, si riescono a dire parole in alcuni casi estremamente taglienti con una sorta di savoir faireda gentiluomo di tempi antichi, che non ha bisogno di urlare né strepitare per farsi sentire, ma riesce ad incidere dentro di te lo stesso.
Al raggiungimento di questo risultato, un contributo prezioso è dato anche dalla melodia, new wave e a tratti vagamente psichedelica, dove si alternano spunti di musica molto classica, dati da chitarra e pianoforte, anche se quest’ultimo in lontananza, con altre sonorità decisamente più elettroniche. Questo andamento permane nel corso di tutto l’album, nel quale spiccano particolarmente Vipera e Ti farò soffrire grazie alle metafore utilizzate un linguaggio poetico del tutto personale e di “gentile sdegno” nei confronti di tante illusioni e modi di vivere, di spunti e non detti che fanno pensare, e di suoni new wave molto alti che si alternano a brevissime ma significative schegge di rock-funk, sempre non troppo accennato, in punta di piedi ma non per questo meno rumoroso, un po’ come tutto lo stile del disco.
lluca tabarrini  luca mariotti
Il pezzo di chiusura Capra Astrale nasce con la collaborazione di Marco Parente e la definirei una più che degna conclusione, una di quelle che ti lascia una morsa nello stomaco che all’inizio non riesci a capire e che risulta quasi scomoda e difficile da mandare giù, ma che poi nell’arco di pochi minuti ti rendi conto che era solo un segnale di qualcosa che ti ha lasciato un segno profondo dentro, un po’ come quando parli con qualcuno che ti dice cose che forse lì per lì non vorresti sentirti dire ma che poi ti rendi conto di quanto ti abbia fatto crescere sentirtele dire.
E questo ti fa venire uno spasmodico desiderio di risentire il disco dall’inizio, perché è uno di quelli di non facile ascolto da subito, ma che poi ti rimane dentro e di cui ti ritrovi a volerne assolutamente capire di più, coglierne ogni sfumatura. Come rileggere un libro o rivedere un film che hai amato per la seconda volta,e poi la terza e poi la quarta, solo per il gusto di coglierne ancora nuovi dettagli.

 
Tracklist
1. Il disprezzo
2. Mascella
3. Vipera
4. Alga
5. Bruco
6. Ti farò soffrire
7. 


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