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Intervista Wonder Vincent (di Laura Dainelli, foto di Uliana Piro)

Ciao e complimenti da Relics!
Come avrete capito, il vostro disco ci ha molto affascinato, e ci incuriosisce saperne di più, ed anche di voi come band. Siamo tutt’orecchi a conoscere meglio una band così valida, come raramente se ne vedono e sentono in giro. Roller Kostner, il reduce di guerra protagonista del vostro disco – a cui dà anche il nome – da chi è stato ispirato? Da quali circostanze e considerazioni nasce la sua affascinante e al tempo stesso drammaticamente emblematica figura?
Roller Kostner sia come entità che come idea si è palesato a noi intorno a metà dell’estate scorsa. In quella stagione in cui se sei studente torni a casa a guardare il calendario e se non lo sei fai tutto come al solito ma il caldo e vedere gli altri che sono in vacanza ti fa ancora peggio.Noi gli abbiamo praticamente dato solo un nome. Da tempo pensavamo ad una figura che potesse unire tutto ciò che suonavamo e cantavamo.Ci siamo accorti che i nostri testi parlavano di ciò che ci stava succedendo creando quasi una parodia o una scena da luna park scadente. Fatto sta che ci soffermavamo molto sulle montagne russe che impiegano molto a salire in vetta e poi scendono giù in picchiata quasi deludendoti.Ecco..è esattamente ciò che provavamo. Quindi dal termine inglese Roller Coaster siamo passati a Roller Kostner.In seguito dovevamo disegnarlo e qui entrò in gioco una persona che gli somiglia parecchio ma non possiamo dirvi chi è. Che cosa pensate ritrovi un personaggio come lui nel vostro stile musicale che lo rappresenti particolarmente nel dare voce a quello che prova e che ha dentro? L’ignoranza, la poca voglia di mezze parole e un passato che a volte è pure meraviglioso 
Come già accennavo nella recensione del disco, ascoltandolo con attenzione ci si ritrova incantati e sembra di ritrovarsi negli States, prima in mezzo ad una prateria desolata, poi verso un’autostrada di quelle stile “Hotel California” degli Eagles, per poi ritrovarsi invece catapultati in uno di quei locali blues, rockabilly e punkabilly vecchio stampo. Come ed ispirandovi a cosa siete riusciti a creare questa magnifica atmosfera ed evocare questo genere di sensazioni in modo così intenso? Avete vissuto esperienze personali di viaggi che ricordino simili luoghi e momenti da cui avete tratto ispirazione?Sicuramente le montagne, la campagna e il paese e/o quartiere.
Come per tutti i giovani che abbracciano uno strumento per la prima volta anche a noi è capitato di innamorarci subito di un determinato tipo musica. Un esempio sta in tutta quell’ondata di blues di inizio Novecento che è arrivata al mondo solo più tardi..oppure i dischi ascoltati e riascoltati dei Beatles, Led Zeppelin, Motorhead o delle solite band che tutti conoscono. Sicuramente siamo passati da più fasi come la maggior parte dei nostri coetanei e questo è quel che ne abbiamo creato poi noi. O più direttamente ciò che abbiamo deciso di trattenere, evidentemente perché certe storie o certe tematiche di una determinata musica le senti tue  e ti fanno capire cosa vorrai essere o esprimere in futuro. Semplicemente,crediamo sia tutto qua. (Non è poco, aggiungo io. n.d.r.)A livello pratico di sonorità sicuramente abbiamo avuto una forte scossa dopo l’incontro con il nostro chitarrista Luca Luciani (in sala prove lo slide è entrato prima di lui praticamente). Eravamo ognuno immerso in un periodo di ascolti diversi e mano a mano che la formazione si consolidava, ognuno ha arrangiato i pezzi mettendoci la propria esperienza presente.Domanda

forse un po’ banale ma doverosa: come nasce il nome Wonder Vincent? N

asce più o meno a Settembre del 2010 dall’incontro o fusione di più personaggi molto importanti per noi,stranamente tutti chiamati “Vincenzo”.Due esempi pratici sono Vincenzo Sparagna e Vincenzo Costantino.Il primo, direttore del mensile “Frigidare”, fu il primo a regalarci un palco e tutto ciò che lo contorna chiedendoci di suonare per tre serate della rivista in tutta Italia. Il secondo perché con le sue poesie e il suo incontro in generale ci ha risollevato la testa svariate volte magari anche senza volerlo o saperlo. Successivamente, ci siamo resi conto che ciò che accomunava il tutto erano la meraviglia e lo stupore che accompagnavano certi momenti e quindi abbiamo creato Wonder Vincent.. ovvero Vincenzo Meraviglia, parente stretto di Roller Kostner.C’è

un periodo storico in particolare, dal punto di vista principalmente musicale ma non solo, in cui avreste voluto vivere e perché?Non esattamente… o meglio, ce ne sarebbero fin troppi.Vorremo aver vissuto Woodstock nel ’69 ma subito dopo avremmo anche voluto bere con Charlie Parker una ventina di anni prima. Per dirla tutta a volte ti viene voglia di suonare in una stanza vicino al Tamigi mentre Londra brucia oppure di vivere a Seattle negli inizi degli anni 90.Ora siamo qua e sappiamo come è andata a finire.

Come nasce un vostro pezzo? Musica e testi appaiono molto affiatati, mi incuriosisce quali sensazioni ed ispirazioni ci siano a monte, e se siano solitamente della band nella sua interezza oppure a livello individuale.
Musicalmente parlando,questo disco è passato in un anno e mezzo tra le mani di due formazioni di Wonder Vincent ed ogni volta ha acquistato valore e compattezza.Ci ritroviamo in sala prove o in macchina o in una casa e a volte qualcuno porta qualche giro che tutti gli altri contaminano con le esperienze e i singoli gusti che dicevamo prima.Appena ci rendiamo conto che ci piace lo registriamo in qualsiasi modo e lo fermiamo.Molto diversa è la questione del testi che almeno per questo disco sono nati nel corso del tempo dai due Andrea (cantante e batterista). Si procede così.. via via con melodie che crediamo valide e poi si cercano le parole giuste che arrivano dopo varie esperienze.Logicamente ogni testo ha una sua atmosfera e capita anche di esordire con un“Ho scritto un paio di cose che credo ci stiano benissimo su Piss & Love”.


Vi capita mai di “Waking up and being lost” come accade a Roller Kostner?
Molto spesso. Stiamo girando il nuovo videoclip su questa cosa. Quando scegli di fare musica o più semplicemente qualsiasi cosa che se anche ti fa svegliare perso ti permette di continuare la giornata ritrovato…è sempre una bella prova. Roller Kostner ultimamente sta contribuendo molto ad aiutarci per sopravvivere a tutto ciò.

Grazie a questi giovani bravissimi musicisti, di cui non ci stancheremo mai di consigliarvi il loro disco, “Roller Kostner” appunto. Penso che non mi smentirete.

Un ringraziamento anche a Uliana Piro per la fotografia.


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