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Green Day @ Area Concerti Milano (testo di Daniele La Canna, foto di Paolo Gianfrante)

Credo che per i Green Day non sia stato facile salire sul palco milanese dopo che negli ultimi due anni, per episodi più o meno imbarazzanti, si sono trovati a dare forfait al pubblico tricolore. Le aspettative erano tante, per molti era il primo live della band di Berkeley e in più faceva un freddo terrificante. Alle 21:10 iniziano puntualissimi, cosa impensabile per band di quella fama, con 99 Revolutions e iniziano a scaldare la gente nel modo giusto. Seguono poi con qualche brano dall’ ultima fatica divisa in tre album “¡Uno!”, “¡Dos!” e “¡Tré!”, giusto per tenerci tutti buoni prima del crescendo che ci aspetta in un live di 30 brani e della durata complessiva di due ore e mezza. 2000 Light Years Away, When I Come Around, Longview fino alle cover e al doppio bis finale, I Green Day non sbagliano niente. Hanno ancora voglia di suonare insieme e si vede, si sente. Si divertono e soprattutto tengono sempre attivo un pubblico che, ripeto, si ritrovava all’aperto in una giornata spiccatamente invernale.

Non per nulla il Rolling Stone ha inserito il terzetto -ormai quartetto- tra i nuovi

immortali, quelli che non moriranno mai. Mica pizza e fichi. Eppure loro si comportano come degli eterni ragazzini, come se avessero da dimostrare ancora tanto, giocano come sempre a travestirsi durante King for a Day, chiamano un ragazzo dal pubblico per fargli suonare parte di un brano e gli regalano pure la chitarra, fanno cantare per una strofa intera di Longview una ragazza stonata come mai ho sentito in vita mia, hanno un coniglio gigante che si ubriaca, sparano magliette e carta igienica tra la gente. Insomma, sanno come creare un legame stretto col proprio pubblico, non fosse bastato il concerto a sorpresa in un pub qualsiasi del milanese il 22 Maggio. Alla fine gli si perdona tutto, quando Billie Joe risale sul palco da solo con il classicone Good Riddance e manda tutti, o quasi, a casa con un bel sorrisone. Gli appunti negativi sono, invece, da consegnare a chi ha organizzato la serata: il palco era bassissimo, se non eri a pochi metri dal palco o un giocatore di basket era difficile riuscire a vedere qualcosa.

Niente maxischermo e soprattutto i volumi: era chiaro sin dalla prima nota che il volume complessivo era troppo basso tanto che dopo qualche pezzo la chitarra di BJ è stata portata ad un volume più alto .Tuttavia nel complesso i livelli del volume sono restati per tutta la serata al limite dello scandalo. Ultima nota pessima: il famigerato “pit”.

Che cos’ è il pit? In teoria, un piccolo spazio dedicato agli addetti ai lavori (fotografi, stampa, sicurezza ecc..), a volte a chi arriva molto presto (o paga di più in alcuni casi) e viene messo nelle prime file. Il problema è che lo spazio dedicato a queste, in gran parte, ragazzine dal cellulare facile era abnorme, circa 7-8 metri e la gente stipata tra queste transenne era pochissima, tanto che hanno passato gran parte del concerto a riprendere col cellulare manco ci fossero gli One Direction. Gli altri tutti ammassati dietro a sudare, spingersi, urlare, cantare. Per loro il divertimento è stato al top. Per chi non ci fosse stato beh, vi siete persi una serata estremamente divertente e, che piacciano o meno, di una delle più grandi band oggi attive.

Setlist

 
– 99 Revolutions
– Know Your Enemy
– Stay The Night 
– Stop When the Red Lights Flash
– Letterbomb
– Oh love
– Holiday
– Boulevard of Broken Dreams
– Stray Heart
– Burnout
– Geek Stink Breath
– Only of You
– F.O.D.
– 2000 Light Years Away
– Knowledge
– When I Come Around
– Highway to Hell
– Brain Stew
– St. Jimmy
– Longview
– Basket Case
– She
– King for a Day
– Shout/ (I Can’ t Get No) Satisfaction
– X-kid
– Minority
 
Encore: 
– American Idiot
– Jesus of Suburbia
– Brutal Love
 
Encore 2 
– Good Riddance (Time of Your Life)


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