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Intervista Carolina Bubbico, di Laura Dainelli

Relics- Controsuoni intervista oggi Carolina Bubbico, giovane artista emergente ma con alle spalle una storia nel mondo della musica già molto radicata. Si fa apprezzare ora con un album tutto suo dal suggestivo titolo “Controvento”

– Come nasce un tuo pezzo? Che cosa rende impellente la voglia di comporre e comunicare attraverso la musica?
I miei brani nascono quasi sempre quando meno me lo aspetto, spesso in modo molto spontaneo e poi di seguito appongo le modifiche necessarie. Ormai sono un paio di anni che scrivo brani composti completamente da me e il gesto creativo mi rende molto soddisfatta e convinta di quello che voglio dire e il modo in cui farlo. Sento semplicemente che scrivere musica è la mia vocazione ed è quello che mi riesce al meglio.
2 – L’album ha un suono complessivo molto armonioso e curato, e che tende a mettere particolarmente l’accento su alcune melodie, in modo comunque accattivante e calzante al risultato complessivo: ci sono delle sonorità a cui ti senti particolarmente legata o che pensi ti descrivano meglio e perché?
In questi ultimi anni mi sono avvicinata in modo particolare alla musica afro-americana, approfondendo il linguaggio jazzistico e tutte le sue possibili influenze e sfumature. Ma non mi sono mai lasciata prendere da una sola sonorità e ho approfondito la soul music, l’r&b, così come i paesaggi sonori della musica contemporanea fino ad arrivare alla musica elettronica. Sento l’esigenza di voler attingere da tutti i tipi di espressioni musicali perché mi aiutano a far vivere al massimo quello che scrivo.

3 – Collegandoci forse alla domanda precedente, in che modo ritieni che la tua preparazione in ambito jazz, di lungo periodo e molto strutturata, abbia influenzato tonalità ed atmosfere di “Controvento”?
Come si può notare, “Controvento” non è assolutamente un disco puramente jazz ma sfrutta le potenzialità armoniche di questa musica in tanti piccoli frammenti e passaggi. Ci tengo a specificare che non è stata una scelta voluta quella di contaminare la forma canzone con il jazz ma è stato del tutto spontaneo e casuale. Il mio modo di scrivere canzoni evidentemente mi ha portata ad usare dei linguaggi che non seguono precisamente la struttura tipica della canzone italiana ma si aprono a diversi orizzonti.
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– Che cosa pensi delle opportunità che ci sono in Italia per la musica originale? Come consiglieresti a giovani musicisti come te di muoversi e di dar voce ai propri sogni?

La situazione musicale italiana oggi sembra non dia troppo spazio ai musicisti che come me hanno scelto di scrivere musica propria e non solo di interpretarla. Maio non ho mai gettato la spugna perché con le mie sole forze, passo dopo passo, raccolgo ogni giorno le mie conferme e le mie soddisfazioni. Ciò significa che il percorso è più lungo ma anche più ricco di entusiasmo perché non ti fa bruciare le tappe che invece sono i momenti più intensi nella vita di un musicista.
 – Trovi il mondo della musica più o meno maschilista di tanti altri e perché? Pensi che essere donna rappresenti più un limite o un punto di forza nel mondo contemporaneo?
Questa domanda rispecchia l’argomento della mia tesi di laurea che riguarda proprio la figura della donna nel panorama del jazz. Io credo che la storia ci mostra un panorama musicale che ha messo in evidenza gli uomini come personaggi che hanno forse più osato rispetto alle donne, ma ci tengo a sottolineare che quello che l’ascoltatore medio ha potuto assorbire non è la realtà effettiva delle cose. Le donne che hanno agito nel mondo della musica, anche se in minoranza, esistono e a mio avviso crescono in maniera esponenziale. Per motivi legati ai trascorsi sociali, hanno più difficoltà ad imporsi ma proprio per questo sono più degne di nota e possono farlo diventare un punto di forza e una spinta per sfatare questa distinzione di sesso nell’arte.

 

6 Se dovessi descrivere un paesaggio, immaginario, come metafora della tua musica e di quello che con la musica vorresti comunicare, cosa diresti? Come lo descriveresti? Sapresti indicare anche un luogo specifico che ti rappresenta come artistaoppure si tratta più di una dimensione interiore?
I paesaggi che hanno accompagnato questo disco sono tutti caratterizzati da colori forti e decisivi, come il colore del tramonto ha caratterizzato i momenti delle giornate in cui ho scritto questi brani. Mi siedo al pianoforte in veranda e arrivata l’ora del tramonto, la mia casa in campagna sprigiona tantissima ispirazione. Chiaramente tante altre cose le ho immaginate, ma è come se avessi le fotografie di quei luoghi stampate dentro di me.
7 Grazie per la chiacchierata 🙂 Vorremmo salutarti chiedendoti qualcosa dei tuoi progetti futuri (con un grosso in bocca al lupo chiaramente!) 😉
Adesso sono concentrata a promuovere questo disco e vedere i frutti che mi farà raccogliere. Successivamente vorrei poter girare più possibile con il mio ensemble al completo e scrivere il mio secondo disco! Grazie a voi per questa chiaccherata e alla prossima 😉


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