Home / Dischi / Io Monade Stanca – Three Angles (New Sonic Records et al., 2013) di Daniele Dominici

Io Monade Stanca – Three Angles (New Sonic Records et al., 2013) di Daniele Dominici

Non bisogna scorrere troppo in là con le tracce, per capire che questo Three Angles, quarta fatica dei Piemontesi Io Monade Stanca (Canale, provincia di Cuneo), è un lavoro di difficile collocazione. Innanzitutto di genere. Per tutti quei fissati che devono affibbiare un’etichetta anche al barattolo di pelati sopra la mensola, diciamo subito che a stento si può dare una definizione omogenea di un disco così sincretico. Dopo un ascolto prolungato, sembra di identificarsi in uno sbadato che non riesce a trovare un termine adatto quando più ne ha bisogno. E più ci si arrovella e più si arriva…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Iperbolico

Voto Utenti : 4.85 ( 6 voti)

417808_10151224168167824_1113062751_nNon bisogna scorrere troppo in là con le tracce, per capire che questo Three Angles, quarta fatica dei Piemontesi Io Monade Stanca (Canale, provincia di Cuneo), è un lavoro di difficile collocazione. Innanzitutto di genere. Per tutti quei fissati che devono affibbiare un’etichetta anche al barattolo di pelati sopra la mensola, diciamo subito che a stento si può dare una definizione omogenea di un disco così sincretico. Dopo un ascolto prolungato, sembra di identificarsi in uno sbadato che non riesce a trovare un termine adatto quando più ne ha bisogno. E più ci si arrovella e più si arriva alla conclusione che Three Angles và preso per quello che è: un album sperimentale, con elevati spunti di innovazione. Basti pensare che il cantante e polistrumentista del gruppo, (basso, chitarra, chitarra baritona) Edoardo Baima, difficilmente canterà parole ben scandite per più di un minuto intero (piuttosto si esibirà in onomatopee d’atmosfera) , lasciando spazio, tra l’altro, ad un approccio lirico (ovviamente distorto a puntino) al limite del grottesco. In altre rare eccezioni , Baima sembrerà scimmiottare altri universi vocali, come quello di Tom Smith (Editors ndr). Sia chiaro: è tutto ben studiato e ostentatamente voluto. In fondo il prodotto finale della band riesce ad inserirsi a perfezione in un panorama surrealista che non si prende mai sul serio, ma che proprio per questo, rimane assolutamente convincente. In questo caleidoscopio musicale, riconosciamo tuttavia vari elementi caratterizzanti. Le chitarre non salgono mai a volumi insostenibili, anzi rimangono ancorate ad arpeggi che ricordano panorami lontani, come l’indie rock all’inglese. Altro marchio di fabbrica sono i vertiginosi cambi di ritmo, talmente non-sense da far perdere la bussola in più di un’occasione. Parlando di un terzetto, spiccano ovviamente tutti gli strumenti in accompagnamento alla chitarra. Oltre al chitarrista in pectore, Nicolas J. Roncea, si fanno notare per forza di cose le partiture malate eseguite da Baima questa volta al basso, con ospite d’eccezione il batterista Matteo Romano. Proprio a riguardo, il mixaggio della batteria è forse uno dei punti da annotare per poter essere migliorato in futuro. Massima espressione di quanto detto sopra, sono pezzi come 90 Gradi e Tèlefilm, che ospita, tra l’altro, la collaborazione del celeberrimo Xabier Iriondo, icona del rock nostrano per aver preso parte come chitarrista agli album di maggior successo degli Afterhours (su tutti Hai Paura del Buio del 1997); la quarta traccia, Momra Rusia, stupisce altresì per l’ardire del cantato (le parole ‘salto’ ed ‘alto’ vengono ripetute in maniera talmente spasmodica, da immedesimare anche l’ascoltatore più disattento ). 970148_10151245110872824_177378247_n Sugli scudi anche l’intro della traccia numero sette, Ma grandmere est mechante, dove Baima e soci sembrano prendersi gioco di Schism dei Tool, con questo arpeggio di chitarra a ‘fare il verso’ a quello di basso della band americana. Inutile dire che i successivi cinque minuti sono analiticamente ingestibili. Cambi di ritmo a rotta di collo e poca uniformità. Ma come già preventivato, fa parte dell’intento della band: disorientare per orientare. Ed i Monade ci riescono molto bene. Volendo dare un giudizio uniforme ad un disco come Three Angles (compito al limite del paradossale), non può che essere positivo. Il terzetto Piemontese riesce, e per gli standard odierni è una grande impresa, ad incuriosire chi si avvicina per la prima volta a questo album e a certe sonorità. Non solo, prova anche a mostrare i muscoli, esponendo al pubblico tutto ciò che ha da offrire in ambito compositivo (se ancora non fosse chiaro, a livello tecnico la competenza non manca), arrovellandosi su continui cambi di spartito e dimostrando, incredibile a dirsi, una compattezza risolutiva in termini d’atmosfera. Il risultato è dunque esaltante: con maturità crescente ed intelligenza discografica, gli Io Monade Stanca possono imporre il proprio prodotto artistico in un panorama dannatamente ostico per tale genere d’avanguardia.

Io Monade Stanca su Facebook

Tracklist:
1. Birichino sarai tu
2. 90 gradi
3. Telefilm (ft.Xabier Iriondo)
4. Momra Rusia
5. Va tutto bene è tutto bellissimo
6. Tamarrismi
7. Ma grandmere est mechante
8. Un giro in bici
9. Vivaldi


Commenti

Click here to connect!