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Kanye West – Yeezus (Def Jam Recordings, 2013) di Fabrizio Necci

kanye-west-yeezus-650Volente o nolente il genere di musica hip hop merita rispetto. In America, ma anche nel resto d’Europa (specialmente in Francia e Regno Unito) i rapper sono giudicati alla stregua di molti altri musicisti. In Italia tutto ciò non avviene, anche se ultimamente qualcosa si sta smuovendo e le “rap-star” nostrane si affacciano sulla cima delle classifiche adeguando il loro stile a ciò che il mercato richiede. Tutto questo ha generato una serie di “artisti” che attingono dall’estero qualche elemento di facciata dell’hip hop, ma, come nel “gioco del telefono” di fanciullesca memoria, producono un messaggio finale totalmente diverso da quello di partenza. Non rientra in questo discorso Kanye West, 36enne rapper di Atlanta (ma cresciuto a Chicago) con 8 album all’attivo, 5 dei quali hanno raggiunto il disco di platino. La sua storia alterna momenti di sfortuna, come un incidente quasi mortale che gli procura una frattura multipla della mascella, o la morte della mamma a pochi giorni dall’uscita del suo quarto lavoro 808s & Heartbreak, a picchi di egocentrismo estremo, come quando in un’intervista si paragona a Steve Jobs, oppure quando alla premiazione dei MTV VMA, diventata cult su Youtube, protesta per l’assegnazione di un premio alla cantante Taylor Swift a discapito di Beyoncé. Il nuovo album Yeezus esce dopo il grande successo di pubblico e critica di My Beautiful Dark Twisted Fantasy e Watch the Throne in collaborazione con l’amico e collega Jay-Z. L’arma di forza del nuovo prodotto è soprattutto la voglia di stupire e non sedersi sugli allori, cosa che molte volte condanna a un sicuro fiasco artisti di ogni genere. Per la realizzazione Kanye compie la miglior scelta possibile, affidandosi a produttori di livello come il guru Rick Rubin e un certo duo francese di nome Daft Punk. Non solo, Kanye pesca il meglio dei producer all’attivo a livello internazionale per un risultato importante, infatti al primo ascolto si nota subito una certa propensione e direzione verso l’acid-house, la glitch e l’industrial, fino a questo momento generi distinti e mai fusi con l’hip-hop. In contrapposizione con questi beat ritroviamo le rime classiche del suo repertorio, cariche di temi sessuali, di mercantilismo e riferimenti alla fama, certe volte anche piuttosto rozze ma efficaci. Da notare la presenza di un timbro e un ritmo molto claustrofobico, voluto e di sicuro effetto. La maturazione è ormai completa ed emerge sin dal primo pezzo, On Sight, manifesto della dimensione e della voglia del rapper di stupire e rinnovare il suo repertorio. Si prosegue con Black Skinhead, carica di percussioni simili a Shoot the runner dei Kasabian e campionamenti vocali simili ai versi delle scimmie di Temple Run, popolare gioco per cellulari. L’esplorazione musicale continua a 360 gradi, grazie a brani come I Am God e New Slaves, autentiche perle dal punto di vista del testo, con richiami alla schiavitù, paragonata ai bisogni più stupidi e di facciata e delle basi, sapientemente studiate nel kanye-west-2013-grammys-nominees-black-enterprise.jpg_7b5eae0de2c047eb109b129f58459f7eminimo dettaglio, grazie anche alla sapiente mano di Frank Ocean. Il disco scorre liscio come l’olio alternando atmosfere cupe e minimali ad ambienti sonori carichi all’inverosimile, che si avvertono in brani come Hold My Liquor, Send It Up e Bound 2, accompagnandoci in modo fedele per grande parte di questo viaggio. I tempi di Late Registration sono lontani anni luce e possiamo solamente apprezzare che il rapper di Chicago migliori invecchiando, come il buon vino. Con questo disco West si è voluto sottrarre a tutti i clichè del mondo rap, creando un prodotto fresco e nuovo, pensato e suonato. Menzione speciale per la comunicazione minimale e quasi inesistente per il lancio del disco, nessuna pubblicità, solo diverse proiezioni su palazzi in 60 paesi del mondo differenti. Tutto ciò si ripercuote anche sulla cover dell’album, che rappresenta un cd senza brand con un’etichetta scritta con il pennarello. Chissà se le “rap-star” italiane prenderanno appunti…

Tracklist:

1. On Sight
2. Black Skinhead
3. I Am A God (Ft. God)
4. New Slaves (Ft. Frank Ocean)
5. Hold My Liquor (Ft. Chief Keef & Justin Vernon of Bon Iver)
6. I’m In It
7. Blood On The Leaves
8. Guilt Trip (Ft. Travi$ Scott)
9. Send It Up (Ft. King L)
10. Bound 2 (Ft. Charlie Wilson)


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