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KORN + BULLET FOM MY VALENTINE + LOVE & DEATH (testo di Fabio Valentini + foto di Andrea Rossi)

E’ un giugno di fuoco per gli amanti del new metal della Capitale: dopo lo show dei Limp Bikzit la scorsa settimana, è il momento della discesa in Italia dei Korn, tra i fondatori del genere e sicuramente uno tra i gruppi più influenti e seguiti della scena metal moderna.

Ad accompagnarli due band di eccezione, i Love & Death con Head alla voce, e gli inglesi Bullet For My Valentine, che presentano dal vivo la loro ultima fatica “Temper Temper”.

Entro alle otto in punto nell’ arena, e proprio in quel momento partono le note di “Paralyzed”, il primo pezzo presentato dai “Love & Death” questa sera. La botta è notevole, la presenza scenica non è da meno; i suoni sono ancora leggermente impastati (dal terzo pezzo in poi miglioreranno molto) , ma i quattro americani riescono a scaldare a dovere l’audience del Rock in Roma. La setlist è ovviamente incentrata sul loro album d’esordio “Between Here and Lost”, disco che personalmente adoro, grazie ad un riuscito connubio di elementi tipicamente new metal ( ogni riferimento ai Korn stessi non è puramente casuale, visto la presenza di Head al microfono) e ritornelli mainstream dannatamente efficaci che si stampano in testa al primo ascolto.
I 4 tengono il palco come meglio non potrebbero, Dan Johnson cattura l’attenzione con una prova veramente devastante alle pelli,pestando come un fabbro i malcapitati fusti del suo drum kit ed al tempo stesso eseguendo in maniera chirurgica i numerosi break dei pezzi in scaletta. Accanto a lui Michael Valentine al basso e JR Bareis alla chitarra non stanno certo a guardare; in particolare il biondo guitar hero si dimena come un forsennato durante i numerosi mosh e non risparmia sguardi ammiccanti e pose hard rock durante le parti più melodiche. Ma il centro per la scena è sicuramente per lui, Brian “Head” Welch, figliol prodigo che dopo una parentesi “mistica” è tornato al metal con questi Love & Death, prima del rientro nei Korn stessi.
La sua prestazione al microfono non può che ricordare quella dello stesso Jonathan Davis, singer della sua band di origine, in particolare nelle parti parlate più disturbate e viscerali; anche il buon Head appare decisamente in palla e sicuramente a suo agio nel ruolo di frontman, di certo aiutato dal pubblico che non manca di mostrargli tutto il suo affetto per la sua lunga militanza nei Korn, coincisa con il momento di maggiore ispirazione compositiva del combo losangelino.

Setlist Love & Death

1 – Paralyzed
2 – Meltdown
3 – I W8 4 U
4 Whip It
5 Chemicals

Conclusa la breve setlist dei Love & Death, arriva il momento dei Bullet For My Valentine, giovane formazione gallese venuto alla ribalta nel 2005 con l’ottimo esordio “Poison” per la prestigiosa “Roadrunner Records”.
Personalmente ho apprezzato molto i primi due lavori della band, il sopracitato “Poison” ed il successivo “Scream Aim Fire”, mentre gli ultimi due capitoli discografici, “Fever” e “Temper Temper”, mi hanno lasciato abbastanza freddo ed indifferente anche dopo numerosi ascolti. La setlist è incentrata proprio sulle ultime due fatiche discografiche e questo è uno dei principali motivi per cui l’esibizione dei BFMV non mi ha coinvolto a pieno. Diciamo che ho trovato un po’ manieristico lo show del combo gallese, formalmente impeccabile nell’esecuzione, ma un po’ deficitario in quanto a coinvolgimento e impatto, complice anche un mixaggio molto incentrato su frequenze medio alte che ha tolto spessore al suono della band. Lo spettacolo è stato comunque di buon livello e i fan più incalliti non ne saranno sicuramente rimasti delusi, ma personalmente mi aspetto molto di più da questa band, giustamente finita sotto i riflettori grazie agli ottimi lavori di inizio carriera, ma che sembra essersi un po’ adagiata sugli allori, più attenta a cercare il ritornello da hit parade che a riproporre quel felice connubio di heavy metal classico e metalcore melodico che ne avevano decretato il successo nello scorso decennio.

Setlist Bullet for my Valentine

1 Breaking Point
2Your Betrayal
3Waking the Demon
4 Saints & Sinners
5 Four Words (To Choke Upon)
6 The Last Fight
7 Temper Temper
8 Scream Aim Fire
9 Tears Don’t Fall

Ci siamo, i numerosi teloni che coprono la strumentazione dei Korn vengono via mostrando un drum kit infinito che troneggia a centro palco, e la caratteristica asta del frontman Jonathan Davis in bella mostra a ridosso delle transenne.
Non ci girerò molto intorno, ho solo un aggettivo per descrivere lo show di questa sera: FAVOLOSO!!
La setlist è incentrata sul primo album della band, l’omonimo “Korn” del 1994 che rappresenta sicuramente uno dei manifesti del Nu-Metal e che viene riproposto nei suoi episodi migliori, insieme a pezzi tratti grossomodo da tutta la discografia, fino ad arrivare all’ultimo e controverso “The Path of Totality”, uscito nel 2011 e caratterizzato da un particolare connubio tra Nu-Metal e inserti dubstep in collaborazione con vari DJ americani, dal quale vengono estratte le due tracce più riuscite, “Narcissistic Cannibal” e “Get Up” nel bis.

I suoni sono ottimi fin da subito, e da metà concerto in poi saranno assolutamente impeccabili, lo show è molto coinvolgente e magnetico, catturando anche l’attenzione di chi, come me, pur apprezzando la band non può sicuramente definirsi un fan sfegatato. Personalmente sono riuscito ad apprezzare molto di più nella loro veste “live” pezzi che in studio mi avevano sempre lasciato un po’ perplesso come “Coming Undone” o “Y’All Want a Single”, mentre i vari singoli di successo, da “Falling Away from Me” a “Freak on a Leash” si sono rivelati terremotanti ed hanno incendiato l’arena del Rock in Roma che ha risposto con un pogo costante soprattutto a ridosso del palco.

La prestazione è stata ottima da parte di tutti i musicisti, ma una menzione speciale va sicuramente a Ray Luzier dietro le pelli, che unisce in maniera impeccabile tecnica sopraffina, gran gusto e una botta allucinante, catalizzando l’attenzione del pubblico nella piattaforma a lui riservata a centro palco.
Il resto della band non è da meno, con Jonathan Davis su buoni livelli durante tutto lo show, Munky alla chitarra particolarmente comunicativo che lancia plettri a gogò per la gioia delle prime file e Head e Fieldy che deliziano la platea con le loro tipiche occhiate “allucinate”.

La prima parte della setlist è conclusa dalla lunga cover dei Pink Floyd “Another Brick in the Wall”, e pochi minuti dopo i 5 rientrano sul palco chiamati a gran voce dal pubblico per proporre i tre bis previsti, prima di congedarsi tra gli applausi della folla, a degna conclusione di uno show che ha fatto breccia nei cuori di molti!!

Korn Setlist

1Intro
2 Blind
3 Ball Tongue
4 Twist
5 Chi
6 Falling Away from Me
7 Narcissistic Cannibhal
8 Dead Bodies Everywhere
9 Coming Undone
10 Did My Time
11 Shoots and Ladders / Somebody Someone
12 Here to Stay
13 Helmet in the Bush
14 No Place to Hide
15 Y’ All Want a Single
16 Lies
17 Another Brick in the Wall

Encore:
18 Get Up
19 Got the Life
20 Freak on a Leash


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