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Mad Chickens – Kill Hermit! (Autoprod. 2012) di Daniele Dominici

È la dura legge del mercato discografico, ma anche in questo ambito mediatico ‘it’s a man’s world’. Soprattutto per il genere Rock, gruppi di soli componenti femminili si contano sulla punta delle dita. Proprio a tal proposito la curiosità è molta (nonostante ci approcciamo ad un gruppo emergente), nel raccontare le gesta delle Mad Chickens, trio abruzzese nato da una base tutta in gonnella, ‘contaminata’ solo in un secondo momento da componenti maschili (Nicola Santucci alla batteria ndr).Se sono veri i presupposti sopraelencati, è altrettanto vero che, proprio per il numero esiguo di rock band presenti nel panorama internazionale con membri femminili all’interno, quei pochi sopravvissuti hanno raggiunto la vetta della notorietà e per associazione di idee andranno subito alla mente quando capiterà di ascoltare un gruppo emergente. È sicuramente il caso delle ‘Galline pazze’, band dalla vena autoironica e di chiara ispirazione grungettiana. Nonostante una registrazione comprensibilmente  approssimativa per questo ‘Kill Hermit!’ (si tratta del primo LP), le influenze di gruppi come Sonic Youth, NirvanaHole, appaiono incontrovertibili, come sottolineano senza problemi le stesse MC sul proprio spazio web ufficiale (www.madchickensband.com ndr) . Se alcune tracce scorrono impalpabili (come la title track Kill Hermit!), le Mad hanno tuttavia il merito di riuscire a ricreare l’atmosfera che si sono prefissate inizialmente, un Grunge-noise che si mescola spesso e volentieri a soluzioni sperimentali interessanti, anche se palesemente acerbe. Un chiaro esempio arriva all’ascoltatore dalla traccia numero 3, Horses Enchantress, brano intrigante, tecnicamente sufficiente e con infiltrazioni inaspettate (si percepisce l’ascendente del ‘beat’ beatlesiano). Anche se il messaggio finale appare costantemente offuscato. In alcuni brani Valeria Guagnozzi (voce e chitarra) pare fare il verso a Courtney Love, con buona pace delle facili suggestioni già premesse. In altri, i rimandi a Bleachdei Nirvana sfiorano il tributo; nonostante tutto, in pezzi come Bed Never Bed si affacciano nuovamente spunti interessanti, purtroppo

intervallati da invenzioni stilistiche troppo gracili per poter essere considerate innovative. Sebbene il brano segua uno schema semplice (strofa, ritornello, strofa, ritornello), i cambi di ritmo appaiono sempre forzati e poco audaci. Brani come The tin man, Broken e Extremely reflexed in your Mirror,  evidenziano il compendio peculiare degli elementi migliorabili. In primis una batteria troppo monotona, non tanto nelle partiture, ma nelle sonorità (i crash sembrano campionati). In secundis, a livello compositivo, converrebbe puntare su una struttura meno contaminata e più omogenea. Sarebbe a dire: invece di partire da una base già collaudata da gruppi ben noti e poi aggiungere piccoli spunti personali qua e là, sarebbe il caso di investire forte sulle intuizioni dei tre componenti. Altrimenti a rimetterci è la materia finale. A tal proposito sarebbe augurabile un utilizzo più incisivo delle tastiere (Laura De Benedictis, anche chitarra e voce), lasciate volutamente ai margini della scrittura dei pezzi.  Non è tutto da buttare, ovviamente. Oltre i meriti già citati, permangono una spiccata propensione nel cercare soluzioni ‘fuori dal seminato’ ed una più generica alchimia tra i membri del gruppo. Galline in fuga? No, al massimo in cerca d’ispirazione.

Tracklist:
1. Gun in my head
2. Mr Harvey ( lights a candle for the glory )
3. Horses enchantress
4. Black allergic 
5. Jack ’69 
6. Fell in love 
7. Bed never bed
8. Extremely reflexed in your mirror 
9. Broken 
10. The Tinmar 
11. Liar Dog Pt I 
12. Liar Dog Pt II 


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