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Marco de Luca – Canzoni Inedite (Autoprodotto, 2012) di Simone Vinci

Sono sincero: parlare di questo lavoro, nonostante sia composto da soli cinque pezzi e perciò sarebbe classificabile come EP, risulta davvero difficile. Ho dovuto ascoltarlo più volte per riuscire a trovare qualcosa di cui scrivere. Partiamo dalla genesi dell'autore: il teramano Marco De Luca, classe '71, inizia la sua esperienza nei primi anni 90 con i Sine, un gruppo dalla forte impronta New Wave, che alternava pezzi originali a cover dei The Cure. Dai primi del 2000 si concentra su pezzi da solista e nel 2006 esce Stanza Remote, cui segue l'EP Due, nel 2008, realizzato in una miscellanea…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Approssimativo

Voto Utenti : 2.01 ( 4 voti)

CoverSono sincero: parlare di questo lavoro, nonostante sia composto da soli cinque pezzi e perciò sarebbe classificabile come EP, risulta davvero difficile. Ho dovuto ascoltarlo più volte per riuscire a trovare qualcosa di cui scrivere. Partiamo dalla genesi dell’autore: il teramano Marco De Luca, classe ’71, inizia la sua esperienza nei primi anni 90 con i Sine, un gruppo dalla forte impronta New Wave, che alternava pezzi originali a cover dei The Cure. Dai primi del 2000 si concentra su pezzi da solista e nel 2006 esce Stanza Remote, cui segue l’EP Due, nel 2008, realizzato in una miscellanea di strumenti digitali e strumenti reali. Alla fine del 2012 arriva Canzoni Inedite che raccoglie pezzi scritti nei vari periodi della sua esperienza musicale. Il tutto è interamente autoprodotto e realizzato all’interno dello studio nella sua abitazione.
L’intenzione è quella di creare una musica a cavallo tra il cantautorato pop e lo stile new wave, con testi intimi in contrapposizione a una pioggia di chitarre e forti effetti sulla voce.
Già dopo i primi secondi di Angelina, il primo brano, emergono tutti i pregi e i difetti di questa opera. Da una parte troviamo una buona scelta di effettistica sulla chitarra, figlia delle influenze e dell’esperienza ventennale dell’autore, mentre dall’altra, troviamo una voce imprecisa in tempo e intonazione, l’eccessivo uso di eco sulla stessa che rendono i testi poco comprensibili, una batteria spesso fuori tempo, un basso quasi inesistente, un missaggio limitato e limitante. Il tutto risulta approssimativo e raffazzonato, ai limiti del grottesco.
A confermare questa mia tesi c’è una copertina realizzata con Paint e non è una cosa detta tanto per dire. Un muro di mattoni disegnato in nero con la funzione pennello, su fondo rosso scuro, con le scritte eseguite con la funzione bomboletta, a simulare un graffito sul muro stesso. Se l’intenzione fosse volutamente ironica, potremmo parlare di un buon lavoro, ma forse non è chiaro a me ed è ironico davvero.
Il quarantunenne Marco De Luca, a dispetto dell’età, ha molto su cui lavorare. Prendiamo come spunto La Sconfitta, l’ultima traccia: mi piace l’idea della canzone, le chitarre à la The Cure, che ricordano il periodo di Disintegration, e si sente distintamente uno piglio molto deciso nei suoni e nel testo, che potrebbero regalare davvero qualcosa, ad un nostalgico come me, se non fosse per la realizzazione terribile. Batteria fuori tempo, basso impreciso e impastato, una voce che risulta scollata da tutto il resto. Un vero peccato.
Sarà per le limitazioni del suo studio o per la realizzazione low-cost, ma il risultato finale è un’opera eccessivamente Lo-Fi, imprecisa, poco fruibile. Mi rendo perfettamente conto di quanto sia difficile autoprodursi, portare avanti un progetto, un’idea di musica, ma da un autore d’esperienza, ci si aspettava sicuramente di più. L’intenzione, da new waver, mi piace, ma sulla realizzazione c’è molto da rivedere. Spero che un giorno Marco De Luca, mi sappia smentire e sarò felice, in quel caso, di recensire di nuovo ed in maniera differente, un suo lavoro.

Tracklist:

1. Angelina
2. Inevitabile
3. Viva
4. Nella verità
5. La sconfitta


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