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Massimo Zamboni e Angela Baraldi – Un’infinita compressione precede lo scoppio (EDEL, 2013) di Fabio Ippoliti

Copertina giustaEssere un metallaro non è facile.
Specialmente se si è abbastanza testardi da voler aprire la testa a stili musicali di cui si teme una certa pesantezza (si, fantastica come ridondanza vero?). Nel mio cammino musicale partito con una registrazione su una cassetta da 90′ di The Song Remains The Same dei Led Zeppelin ho sempre cercato di spaziare, ho cercato di acquisire un vocabolario più o meno vasto di suoni, dal pop al blues alla musica celtica con sprazzi di colonne sonore cinematografiche e qualche incursione di musical.
Proprio la musica italiana mi è sempre rimasta abbastanza indigesta, tranne qualche caso fuori dalla norma (Quintorigo ed il primo indistruttibile Elio).
Questo piccolo cappello introduttivo è un pallido tentativo di spiegare perché “Un’Infinita Compressione Precede Lo Scoppio” di Massimo Zamboni e Angela Baraldi mi ha richiesto diversi, impegnativi, ascolti. Principalmente fa parte di  una corrente di musica italiana che non mi ha mai affascinato in maniera feroce.
Ma fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza e ho insistito contro me stesso per sentirlo e risentirlo. Impossibile non dire cheoh scoperto a mie spese che Massimo Zamboni era uno dei CCCP/CSI e ciò non ha fatto che confermare la mia non predilezione per il genere, ma l’imperativo è: DEVO SCAVARE.
Entrare in un disco così ermetico a volte è abbastanza difficile, allora cosa fai? Lo lasci macerare e vedi cosa ne esce fuori, mi son detto. Non è una serie di suoni senza senso assoluto, anzi: strumentalmente è evidente una conoscenza della materia, resa in maniera brillante da una registrazione di buon livello. Ma ora andiamo a trarre qualche conclusione, altrimenti tutto questo panegirico potrebbe uccidervi.
Leggo in giro comunque che tra lui e Giovanni Lindo Ferretti si tirino appresso l’eredità dei suddetti gruppi. Ecco il punto: il sapore di quello stile, l’eco di quelle parole, la forza di quell’attitudine è cosparsa in Un’Infinita Compressione Precede Lo Scoppio.
Angela Baraldi, che ha un curriculum di gran rispetto come cantante e attrice, ha una timbrica scarna, un’indole decisa e diretta e corona le canzoni con ciò che per molti aspetti mi ha ricordato il punk. Cosa è uscito fuori dalla macerazione, insomma? L’impatto è stato messo a dura prova dai testi, intensi sull’ermetico orlo dell’incomprensibilità ma dosati su un panorama sonoro vasto e comunque intelligibile. L’operato di Zamboni non ci lascia mai senza una melodia ricercata nonostante la mole d’attenzione richiesta dalle parole sia a volte altissima. Ma per fortuna alla fine spunta sempre la qualità musicale.
Si parte in odore di drum ‘n’ bass con Vorremmo Esserci, il cui approccio resta effettivamente difficile ad un primo ascolto dato il parlato che cammina su di una sottile linea melodica che vuole sembrarti vicino alla faccia, diretto.zamboni_baraldi2
Lamenti parte come un pezzo hip-hop ma che non vuole stordire l’ascoltatore con testi infiniti e rime forzate ma viene coronato da un ritornello molto accattivante di stampo hard rock dove la Baraldi tira fuori un doppio cantato veramente azzeccato (espediente espressivo, in cui la Angela riesce davvero a tirare fuori dei risultati mirabili in tutto il disco, come se volesse cercare di disturbare l’ascoltatore con delle strofe potenzialmente inudibili ma poi ripiegare su dei ritornelli ammalianti).
Si prosegue con Fine, dal vago sapore western con Zamboni che riappare brevemente alla voce e una ritmica tesa di chitarra contrapposta poi da un arpeggio che mi ha ricordato mr. Smith e i suoi the Cure.
Di nuovo un’aura drum and bass introduce Parlare Non Toccare, con una strofa praticamente parlata e un ritornello che vedrei bene usato come colonna sonora di un film. Protezione In Negativo e il suo mellotron aiuta il disco ad abbassare le dinamiche, e permette a Sbrai e al suo riff di mettere a nudo lo spirito rock e liberare le vibrazioni CCCP/CSI finora latenti, che gustiamo anche in FallimentareIn Rotta fa cedere l’atmosfera e Nel Cuore Della Notte evoca spiriti crepuscolari con un pianoforte quasi in modalità evocativa. La chiusura del disco viene Ad Ora Incerta (perdonatemi), mentre i colori che il tramonto cede alla notte si mescolano di nuovo con drum and bass e ad un’atmosfera riflessiva sussurrata dalla Baraldi. Il disco è efficace. L’ho apprezzato. Se siete fan della proposta sicuramente l’ammirerete. A molti spaventerà, ma è chiaro che non abbiamo di fronte un disco che potrebbe fornire singoli per la  “very normal people”, e ciò non può che essere motivo di vanto. Un’infinita compressione precede lo scoppio è un lavoro di concetto, concepito, scolpito e cesellato in una maniera saggia che racchiude al suo interno, come un dono,  una moltitudine di venature e impressioni punk.


Tracklist:

1. Vorremmo esserci
2. Che farai
3. Lamenti
4. Fine
5. Parlare non toccare
6. Protezione in negativo
7. Sbrai
8. Fallimentare
9. In rotta
10. Nel cuore della notte
11. Ad ora incerta


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