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Palma Violets @ Circolo degli artisti (Foto di Salvatore Marando, testo di Fabrizio Necci)

Tuoni, fulmini e saette, un inizio insolito di giugno nella capitale, solitamente abituata a climi tropicali in questo periodo dell’anno. Il pubblico del Circolo degli Artisti, però, non si è fatto scoraggiare ed ha accolto con entusiasmo il Blitzkrieg dei Palma Violets, band britannica osannata dai media, con all’attivo un album, dal titolo 180, sotto la sapiente regia dell’etichetta Rough Trade. I reminder musicali del gruppo sono molteplici, a partire dal filone classico dell’indie rock dei Libertines sino ad arrivare alla nuova dimensione di questo genere, un nome su tutti I Vaccines. Questo però importa relativamente e me ne accorgo quando inizia lo show. L’energia sprigionata dal quartetto non tarda ad arrivare, coinvolgendo buona parte del pubblico. È questa la forza della band, un entusiasmo fortissimo condito da una bravura (da non dare per scontata) nel suonare gli strumenti che li trasforma in veri animali da palco. In particolare i due frontmen, Samuel Thomas Fryer e Alexander “Chilli” Jesson (rispettivamente chitarra, basso e voci) non sovrappongono le loro personalità, mantengono i propri spazi e si alternano in maniera sapiente nel cantato dei pezzi, creando un connubio perfetto e interessante. Il ritmo è alto sin dal primo pezzo Johnny Bagga Donuts che ci trasmette subito la tendenza a mettere da parte i riff di chitarra per sostituirli con un suono dritto e potente.

Rattlesnake Highway mi ha ricordato, in modo nemmeno tanto velato e con le dovute differenze, la più famosa I Fought the Law dei Clash, altro rimando che da qui in poi non farò a meno di associare. All The Garden Birds, Tom the Drum e Chicken Dippers si susseguono in modo piacevole, pur non differendo molto tra loro, ma non abbassano mai il ritmo e questo è molto importante. Best of Friend è il loro singolo di lancio, una canzone giusta che fomenta il pubblico e si presta ad essere cantata in coro. Step up for the cool cats giustifica anche la presenza sul palco del tastierista Jeffrey Peter Mayhew, che si perde tra i suoni travolgenti degli altri strumenti. Last of The Summer Wine, We Found Love e 14 sono canzoni che seguono alla lettera il copione recitato finora, ma come già detto, non stancano, soprattutto grazie alla loro durata. Brand New Song conclude lo show con una rottura degli schemi: il bassista abbandona il basso, il tastierista si lancia (finalmente con un po’ di entusiasmo) al centro della scena ed un misterioso personaggio (mi hanno poi detto essere un collaboratore della band) fino quel momento situato in prima fila, sale sul palco scatenandosi insieme al resto del gruppo. Un finale appropriato per uno show intenso e dalla durata breve ma giusta, che travolge lo spettatore con un’ondata di entusiasmo e riesce nell’intento di non stancarlo, ma esaltarlo.

 

1. Johnny Bagga Donuts 
2. Rattlesnake Highway 
3. All the Garden Birds 
4. Tom the Drum 
5. Chicken Dippers 
6. Best of Friends 
7. Step Up for the Cool Cats 
8. Last of the Summer Wine 
9. We Found Love 
10. 14 
11. Brand New Song


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