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Sananda Maitreya – Return to Zooathalon (Treehouse Pub, 2013) di Silvia Protano

Sananda_Maitreya_Return_To_ZooathalonChe lo conosciate come Terence Trent D’Arby, come Sananda Maitreya oppure che non lo conosciate affatto, avrete sentito almeno una volta la sua voce. Introducing the hardline according to Terence Trent D’Arby (del 1987, che conteneva, tra gli altri, “Sign your name”, “Wishing well” e “Dance Little Sister”) vendette milioni di copie e soprattutto rese universalmente nota la graffiante voce del suo autore, nato ad Harlem. Nel 2001, non essendo più disposto a scendere a compromessi con la casa discografica sulla forma e sui contenuti della propria arte, Terence la abbandona cambiando nome ed identità anche dal punto di vista legale: nasce Sananda Maitreya, che dal defunto Terence eredita solo la voce e, come ha lui stesso modo di affermare, “la devozione alla musica”. Sananda finalmente scrive, suona, arrangia e produce tutti i suoi pezzi in totale libertà, essendo fuggito dal business che molti suoi colleghi hanno invece dimostrato di accettare (in una recente intervista per Rolling Stone Italia Sananda cita in merito il nostrano Vasco Rossi) e, diciamolo, si è trattato di una scelta piuttosto coraggiosa verso i lidi di quello che ora egli stesso definisce come “Post Millennium Rock”.
Return to Zooathalon, uscito a due anni di distanza dal precedente The Sphinx e registrato a Milano dove l’artista vive da anni con la famiglia, rispecchia pienamente sia la libertà creativa e compositiva di cui Sananda gode attualmente che la molteplice varietà di riferimenti, generi e suoni di cui la sua cultura musicale è formata. Zooathalon è la Babilonia moderna, in cui persone, animali, cose, suoni, linguaggi, divinità e stimoli diversi convivono e vengono vissuti da ogni individuo con le proprie modalità. Altro non è, insomma, che la varietà della vita. Il disco, contenuto in un cofanetto di formato dvd, è dunque ambizioso ma soprattutto 02-slider-image-468x468estremamente inclusivo: elementi di vari generi musicali, dal rock al gospel, passando anche per country, blues e funk, coesistono dando luogo a ben ventidue tracce originali. In Stagger Lee – Part I e Stagger Lee – Part II, forse i pezzi più rappresentativi dell’intero lavoro, la ricchezza di suoni è evidente, così come in Mr Grüberschnikel, che pure conserva tutta l’abilità di Sananda nello scrivere pezzi di grande potenziale (anche commerciale). A tal proposito Save Me, Just Go Easy e Kangaroo, scelto appunto come singolo per promuovere l’uscita del disco, sono una conferma: nonostante la lunghezza e la varietà, questo disco è tutt’altro che impenetrabile, anche perché la sua durata è piacevolmente intervallata da pezzi meno serrati anche se ugualmente ricercati (Ornella or Nothing e Walkaway (Ghost Song) su tutte).
La ricchezza comunicativa di Return to Zooathalon attraversa diversi media: online sono disponibili le versioni strumentali di tutti i pezzi, approfondimenti sul concetto di Zooathalon e una raccolta di poesie, aforismi e appunti di Sananda legati alla genesi del progetto. Non si tratta insomma di una riproposizione di vecchie ispirazioni, bensì dell’espressione di una grande ricerca di ideali e di suoni, che fornisce materiale a sufficienza per molteplici ascolti. Se questa è l’esperienza musicale che Sananda Maitreya voleva raggiungere, i mezzi di Terence Trent D’Arby non sarebbero di certo stati sufficienti.

Tracklist:
1) Brimstone Follies (0:59)
2) DFM (Don’t Follow Me) (3:21)
3) Save Me (3:23)
4) Dancing With Mr. Nostalgia (3:19)
5) Stagger Lee – Part 1 (1:44)
6) Stagger Lee – Part 2 (2:30)
7) Ornella Or Nothing (3:38)
8) Where Do Teardrops Fall? (4:29)
9) Albuquerque (3:21)
10) Camel (3:14)
11) Mr. Gruberschnickel (3:37)
12) Just Go Easy (4:23)
13) Tequila Mockingbird (3:25)
14) She’s Not Right (2:44)
15) Return To Zooathalon (4:07)
16) Walk Away (Ghost Song) (3:02)
17) Hurricane Me & You (4:58)
18) If I Go Away (3:49 )
19) Free To Be (4:44)
20) Kangaroo (3:55)
21) D.H.S. (0:36)
22) The Last Train To Houston (5:24)


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