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Slayer live @ Atlantico live (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Slayer 2013-24webOgni cosa ha un suo punto di partenza, o almeno un istante più o meno definito in cui inizia a cambiare forma ed assumere un’identità riconoscibile. Gli Slayer non ne hanno mai avuto bisogno, fin dalla loro fondazione: venuti fuori dal nulla con un sonoro schiaffo in faccia chiamato Show no Mercy (Metal Blade, 1983) hanno subito lasciato un messaggio indelebile nel mondo del Metal, un biglirtto da visita che fu solo la punta di un iceberg molto più ingombrante. Ben trent’anni dopo, ci si ritrova nuovamente sotto il loro palco con la stessa energia, la stessa voglia di dimenarsi e di sollevare i pugni in aria a tempo di Dead Skin Mask, e l’Atlantico Live è pronto ad ospitare nuovamente la band Statunitense senza alcuna formazione di supporto. La band viene da due grandi dispiaceri, uno su tutti è chiaramente la scomparsa di Jeff Hannemann, storico chitarrista fondatore della band che ha partecipato a tutte le attività degli Slayer già dal 1981, quando il gruppo era ancora in fase embrionale. Sul palco dell’Atlantico, ancora semivuoto, due cose spiccano quasi come un bagliore: lo sfondo del palco dove il simbolo degli Slayer giganteggia su tutto, e la chitarra di Jeff Hanneman poggiata da un lato, come a presidiare la platea. La morte di Hanneman è stata al centro di discussioni più o meno vere per settimane, le cause scatenanti sembrano essere state attribuite ad un morso di ragno che gli avrebbe provocato una fascite necrotizzante, degenerata con i mesi al punto di impedire ad Hanneman di prendere parte al tour 2011. Gary Holt (Exodus) venne così ingaggiato per sostituirlo e mentre del 2012 gli Slayer dichiaravano i lenti ma costanti miglioramenti di Hanneman, questi sembrava non riuscire a smettere di bere, e soltanto una settimana dopo la sua scomparsa (2 maggio 2013, Los Angeles) Kerry King e compagni ammisero che la causa più probabile poteva senz’altro essere una cirrosi epatica conseguente alla ormai radicata dipendenza dall’alcool. Il nuovo tour, neanche a dirlo, assume quindi le fattezze di un evento commemorativo, un omaggio ad Hanneman ed alla sua memoria. Il secondo dispiacere è sicuramente più blando, ma pur sempre un dispiacere: la dipartita di Dave Lombardo (l’ennesima), sostituito egregiamente ancora una volta da Paul Bostaph, batterista molto tecnico e veloce, ma come sentirò dire da più persone durate tutta l’esibizione “Lombardo è Lormardo”. Tutta la performance si muove sui migliori cavalli di battaglia, da Seasons in the Abyss a Reign in Blood, passando per brani piuttosto classici osannati ovviamente dal pubblico. Slayer 2013-01webNon si arriva al sold out ovviamente: senza band di supporto, in un momento così particolare in cui molti fan non hanno gradito l’allontanamento di Lombardo dalla band, e molti altri riconoscono ancora lo spettro di una crisi economica tutt’ora presente, non era comunque semplice riempire l’Atlantico con una simile folla esagitata. Lo stesso Tom Araya, resterà di stucco quando al termine di War Ensemble resta a guardare una folla agitata che, pugni in aria, non smette di urlare “Slayer” a squarciagola, fino a strappargli un sorriso compiaciuto. Uno dei momenti di pogo più pesante (tematica piuttosto presente nei loro live) si registra con Spirit in Black e l’intramontabile Dead Skin Mask, uno dei brani più belli estratti da Seasons in the Abyss, per il quale viene allestito uno sfondo commemorativo ad Hannemann, col quale si proseguirà fino ad Angel of Death. Nessun bis, nessuna consueta scenetta fasulla in cui la band lascia il palco per tornare qualche secondo dopo, gli Slayer sono una band ruvida, ringraziano e se ne vanno senza troppi convenevoli.


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