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Universal Daughters – Why hast thou forsaken me? (Santeria/Rough Trade, 2013) di Stefano Capolongo

Un disco per beneficenza è sempre un gesto ammirevole. In queste occasioni la qualità della musica può anche passare in secondo piano, cosa che spesso e volentieri accade nel nostro bel paese, per dare spazio a rassicuranti cantautori dal seguito discutibile ma indiscusso. L'idea di Marco Fasolo, già leader dei Jennifer Gentle, è tutt'altra: dopo aver riscosso grande successo negli USA, in UK e in CINA (è l'unico gruppo italiano ad essere sotto contratto per la Sub Pop Records ndr) decide di dare vita al progetto Universal Daughters con questo fortissimo Why hast thou forsaken me?, i cui proventi…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Salvifico

Voto Utenti : 3.43 ( 3 voti)
Universal DaughtersUn disco per beneficenza è sempre un gesto ammirevole. In queste occasioni la qualità della musica può anche passare in secondo piano, cosa che spesso e volentieri accade nel nostro bel paese, per dare spazio a rassicuranti cantautori dal seguito discutibile ma indiscusso. L’idea di Marco Fasolo, già leader dei Jennifer Gentle, è tutt’altra: dopo aver riscosso grande successo negli USA, in UK e in CINA (è l’unico gruppo italiano ad essere sotto contratto per la Sub Pop Records ndr) decide di dare vita al progetto Universal Daughters con questo fortissimo Why hast thou forsaken me?, i cui proventi andranno alla Città della speranza, associazione che si occupa di  oncologia pediatrica. Ciò che sorprende in questo lavoro è la storicità che tange in maniera obliqua i pezzi e per osmosi l’intero lavoro. I brani, tutte cover della tradizione americana e britannica, sono riarrangiati e  meravigliosamente riproposti da Marco Fasolo e da una schiera imponente di artisti internazionali come Gavin Friday, Jarvis Cocker, Lisa Germano, Pino Donnaggio, Verdena e Mark Arm, solo per  citare i più noti. Ognuno di questi “BIG” ha dato il suo personalissimo soffio vitale ad ognuno dei pezzi, mantenendo l’effetto memoria (vivo anche nell’arcaismo biblico del titolo) dei pezzi classici ma rieducandoli secondo il loro modus operandi ai nostri giorni. Il risultato è a dir poco convincente poichè sembra di trovarsi ad ascoltare tanti dischi insieme, ognuno con una sua poetica e un suo percorso strutturato ma indirizzati verso un vertice unico: la celebrazione della vita in tutte le sue sfaccettature. Perciò non è un caso se l’immagine di copertina ci lasci entrare in un mondo incandescente attraverso uno squarcio e tantomeno casuale è il fatto che la meravigliosa apertura sia affidata a I am born to preach the gospel di Washington Phillips e la chiusura a Mother di John Lennon, quasi a voler chiudere un cerchio vitale che tutto comprende e a cui tutti tendiamo.
Se la beneficenza si facesse sempre così, saremmo tutti più ricchi.

Tracklist:
1) I am born to preach the gospel (Washington Phillips) ft. Chris Robinson 
2) First of May (the Bee Gees)ft. Jarvis Cocker
3) It’s your voodoo working (Charles Sheffield) ft. Mick Collins
4) I hear voices (Screamin’ Jay Hawkins) ft. Alan Vega
5) Hong Kong blues (Hoagy Carmichael) : Baby Dee
6) Cheree (Suicide) ft. Mark Arm
7) Midnight, the stars and you (Al Bowlly) ft. Lisa Germano
8) Is that all there is? (Peggy Lee) ft. Stan Ridgway
9) The clock (Johnny Ace) ft. Swamp Dogg
10) Psycho (Leon Payne) ft.  Steve Wynn
11) For the last time we’ll pray (Pino Donaggio, from Carrie) 
12) Kanga Roo (Big Star) ft. Gavin Friday
13) Mother (John Lennon) ft. Verdena


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