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Il Teatro Degli Orrori @ Marea Festival (Testo + Foto di Simone Giuliani)

Il Teatro Degli Orrori son_DSC8310o un gruppo il cui nome è figlio di un’ispirazione giunta dal teatro della crudeltà di Antonin Artaud. Anche questa sera ha visto confermate fedeltà e stima dei fan intenti a cantare a memoria i versi di ciascun brano presente in scaletta. Non sono un gruppo adatto ad un pubblico passivo perché il loro è un rock impegnato ed impegnativo, sia dal punto di vista fisico che, soprattutto, mentale. Si rivolgono a menti attente, desiderose di ricevere spunti di riflessione sui temi politici e sociali e sotto questo punto di vista sono una vera e propria meraviglia, un successo di pubblico e di critica, insomma una band di razza. Prima dei Teatro merita una nota di rilievo l’apertura della serata, affidata a un ottimo Daniele Celona accompagnato dai Nadár Solo, già recensiti ed apprezzati da Relics ad inizio anno a Roma sul palco del Circolo degli Artisti. La performance de il Teatro inizia “alla Capovilla” che, come sempre in abito completamente nero fa il suo ingresso e, immobile al centro della scena, cerca il silenzio assoluto del pubblico per poi iniziare con l’intimissima Io ti aspetto. Nemmeno il tempo di digerire il romanticismo di Pierpaolo che subito si viene investiti dal muro sonico grunge-metal di Due. C’è tanto, tantissimo rock, graffiante e coinvolgente, grazie a musicisti d’eccellenza come il batterista triestino Francesco/Franz Valente, il chitarrista Gionata Mirai ed il bassista Giulio Ragno Favero, assieme al chitarrista Marcello Batelli ed al tastierista Kole Laca. Capovilla ha ammaliato il pubblico fiorentino scherzando, ma anche facendo riflettere. Come già detto i testi a volte difficili sono sempre molto provocatori e decisamente non commerciali. Hanno una condotta politically scorrect che attraverso messaggi socio-politici provano a dire qualcosa di reale in un contesto musicale, quello italiano, in cui troppo spesso i ca_DSC8273ntautori diventano i burattini delle case discografiche e personaggi da copertina senza un’anima. Pierpaolo, invece, da piccolo uomo dagli occhi blu, ogni volta che si esibisce su un palco qualsiasi esso sia, si trasforma come un licantropo alla luna piena, in un gigante trasfigurandosi in un’enorme massa di energia, sudore e rabbia. Il Concerto dura quasi due ore e l’impatto travolgente delle chitarre di Mirai e Favero non lasciano un attimo di respiro al pubblico. La location accogliente e calorosa è l’ippodromo di Fucecchio che ospita il Marea Festival. Il Teatro Degli Orrori sono un’abile mescolanza di cultura letteraria unita alla divulgazione della cronaca, informazione e resistenza umana. Il rock è anche rabbia e questa sera è impossibile non tirarla fuori. Ce la terremo stretta tornando a casa, perché il Teatro, come il suo leader ha detto più volte, non vuole farci ballare, ma pensare.


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