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Intervista ai Fast Animals and Slow Kids (testo+foto di Stefano D’Offizi)

FASK16webSeguiamo i Fast Animals and Slow Kids dal 2011, anno della loro prima (credo) comparsata nella capitale, poco più che ragazzi, aprivano all’INIT Club durante il live di Pierpaolo Capovilla e dei suoi One Dimensional Man. In quell’occasione, fu lo stesso Capovilla a definirli “Geniali ed assolutamente ironici” mentre assisteva accanto a me alla loro performance. Li abbiamo reincontrati al Circolo degli Artisti diverse volte ed abbiamo fatto di tutto per portarli a suonare a Nel Nome Del Rock 2012 con un risultato stupefacente. Ora sono già oltre il secondo disco, e lo “Stivale del Rock” sembra ormai apprezzarli in tutta la sua interezza, ovunque vanno trovano un pubblico delirante ad attenderli, folle più o meno numerose che cantano in coro le loro canzoni. Non è passato poi tanto da quella prima apparizione a Roma, eppure la band proveniente da Perugia ha dimostrato di aver acquisito personalità. Sono cresciuti, ora hanno addirittura la barba, e non hanno abbassato la testa nemmeno di fronte ad una delle peggiori difficoltà che possono capitare sul cammino di una Rockband. Li abbiamo incontrati nuovamente al Circolo degli Artisti poco tempo fa, lo scambio di battute Ë stato istintivo…

Relics: Innanzitutto Ë un vero piacere rivedervi, ma evito i convenevoli e passo subito alla prima domanda. Siete una band giovane, ed ormai questo sta diventando un luogo comune che preferiamo sorpassare, anche perchè il successo riscontrato dopo il primo album (Cavalli, 2011) vi ha portato direttamente al secondo lavoro (Hybris, 2013). Mi parlate un po’ di questo nuovo album? A proposito, com’è che si pronuncia correttamente?

Aimone: “Hybris”! (I˘bris… a scanso d’equivoci n.d.r.) Anche se a dire la verità non ne siamo più sicuri neanche noi. FASK13webComunque, questo nuovo disco di questa band di merda che si chiama Fast Animals and Slow Kids… Quando ne parliamo diciamo sempre che si tratta di un album “Epico”. Già il nome stesso ci riportò a questa epicità di fondo, ed anche a livello sonoro, per non parlare dell’artwork, hanno un che di surreale. Un disco epico perchè volevamo farlo tantissimo, ed Ë venuto proprio come volevamo noi. Non voglio esagerare dicendo che Ë il nostro disco più bello…

Relics: Perchè la scelta di questo nome?

Aimone: Ti dico la storia reale? Ok… abbiamo registrato Hybris in poco pi˘ di quindici giorni all’interno di una casa tra Umbria e Toscana. In sostanza l’intera situazione era una figata, c’eravamo solo noi e qualche amico che di tanto in tanto passava a trovarci. Paradossalmente eravamo concentrati sul disco dalla mattina alla sera, e durante la sessione c’erano delle lunghe pause dovute alla registrazione della batteria o di altri elementi presi singolarmente. Sicchè per ammazzare il tempo si monta la primissima Playstation con CTR Crash Team Racing, dove l’Orsetto spopola alla grande grazie alla sua infanzia, tutt’ora prolungata. Talmente forte che ha iniziato a peccare di Hybris: frasi come “Uso il personaggio più scarso e vi batto lo stesso…” o “Pecco di Hybris” erano diventate all’ordine del giorno, soprattutto quest’ultima. Effettivamente, anche noi stavamo passando da un disco che si chiamava Cavalli… ma che nome è? Così non abbiamo avuto alcun dubbio, Hybris era perfetto, anche per esorcizzare. Passavamo da un approccio “cazzone” ad uno che comunque rispecchiava quanto fatto fin lì, anche se più cupo rispetto al precedente, e poi ci piaceva l’idea di aver costruito tutto insieme in quei giorni, sicchË il nome Hybris era più che perfetto.

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Relics: Perchè il primo album si chiama Cavalli? Da cosa deriva?

Aimone: Da nulla… non c’entrava nulla, ogni canzone di quel disco, era una sorta di compilation di quanto avevamo fatto fino a quel momento. Ci siamo resi conto che non c’era un filo conduttore, mentre in Hybris è piuttosto evidente, studiato e ragionato anche negli arrangiamenti, Cavalli era quasi del tutto casuale; c’eravamo noi che suonavamo in una stanza, coi microfoni e tutta la roba per registrare, ogni brano aveva una tematica a se e guardandoci in faccia abbiamo deciso di scegliere un titolo che non c’entrava nulla.

Relics: Non posso non domandarvelo, dopo giorni di agonia per il furto degli strumenti che avete subito, li avete poi ritrovati, vi va di raccontarmi l’esperienza?

Aimone: Che storia! Ormai ho imparato a memoria la risposta perchè in questi giorni non ho fatto altro che parlarne. Ci hanno letteralmente “fottuto” gli strumenti, hanno sfondato il finestrino, anzi il lunotto anteriore (Stronzi perchè costa di più), mentre noi eravamo a Perugia ed il nostro furgone fermo ad Arezzo dal nostro fonico. L’indomani saremmo dovuti ripartire per Brescia, ed invece ci hanno rubato tutto… Disastro totale: l’Orsetto che vuole smettere di suonare, noi dietro a lui, poi iniziano a chiamarci tutti, un’assistenza incredibile. In quei giorni ci ha chiamato chiunque, Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Appino, Colliva dei Calibro, voi di Relics…

Alessio: Questi sono quelli pi˘ conosciuti, c’Ë stato un ragazzo che voleva regalarci il suo basso, ed ha insistito parecchio perchè voleva che continuassimo a suonare.

FASK15webAimone: Ci siamo detti “Non possiamo far sta roba qua…” e visto che il pi˘ colpito dal punto di vista emotivo era l’Orsetto, stralegato alla sua chitarra che Ë quasi come un figlio, abbiamo ricomprato immediatamente la pedaliera, almeno per poggiare il primo “mattone”. Sui social network si era creato un vero e proprio caso, roba di tremila condivisioni, oltre seicentomila persone che vedono il post, una roba assurda. Tutti ci danno una mano, e la notizia corre attraverso tutti i canali musicali e non. Poi che succede? Questi fantastici geni che avevano operato il furto, provano a rivendere la chitarra lasciando il telefono ad un musicista di Arezzo proprio davanti al conservatorio. Inutile dire che abbiamo provato prima a comunicare per vie “pacifiche” e che il genio ha compreso subito la gravità della sua situazione. Tempo un giorno e ci ha riportato tutto a casa.

Relics: Non nascondo di aver seguito l’intera vicenda attraverso le vostre pagine pubbliche, ed ho visto un’enorme partecipazione della gente. Vi aspettavate una mobilitazione simile?

Aimone: Assolutamente no! Una cosa di queste dimensioni non s’Ë mai vista, anche a sentire il parere di gente che vive nella musica da sempre. Tutta questa storia, alla fine era davvero come colpire dei poveracci, come rubare la cazzuola a un muratore…

Alessio: I muratori sono molto pi˘ ricchi di noi… (risate)

Aimone: Comunque non ce lo aspettavamo proprio, se non ci fosse stata questa mobilitazione qua, avremmo quasi sicuramente smesso di suonare. Al di là del valore economico degli oggetti che comunque erano una bella difficoltà da affrontare, si trattava di tutta la nostra vita in musica.

Relics: Tutto è bene quel che finisce bene… ed ora quale Ë il prossimo step?

Aimone: I soldi! Tantissimi soldi! Soldi fino a svenire, smettere di suonare e campare di diritti! (risate) Per questo abbiamo rilasciato in Creative Commons le licenze del disco, per campare di diritti SIAE.

Alessio: Arrivare oltre i Modà… però senza compromessi? Continuare a suonare questa musica qua e campare solo di quella?

Aimone: Bè si sarebbe bello, ma a me già va bene così: la soddisfazione di poter girare, conoscere gente, poter suonare davanti a persone che ti apprezzano. Per il momento non voglio domandarmi altro, anche per non perdere la base da cui siamo partiti, la gioia stessa di suonare. Per il momento preferisco restare in questo stato d’incoscienza, tanto “non me ne frega un cazzo” apro una pasticceria, faccio analisi feci e urine tutta la vita, non m’interessa, qualcos’altro dopo mi invento.FASK05web

Relics: Cambiamo discorso, quest’anno purtroppo non ci sarà Nel Nome Del Rock…

Aimone: (non mi fa finire la domanda) Nooooo! Anche Nel Nome Del Rock? Ma che cazzo sta succedendo? Una roba terribile! Anche nei locali si vedono sempre più spesso DJ Set che gruppi che suonano, manca proprio l’attenzione.. che vergogna…

Relics: …purtroppo è vero, ma vorrei sapere da voi che siete stati uno degli ultimi gruppi a calcare quel palco…

Aimone: (mi interrompe di nuovo) Ma che cazzo di palco era? Gigantesco, bellissimo, il palco pi˘ bello dove abbiamo suonato! Lì poteva starci chiunque… non so Pearl Jam…

Relics: …quindi secondo voi, cosa c’è che non funziona nel Rock in Italia?

Aimone: Così su due piedi, non me la sento di attribuire la cosa alle band, perchè di roba figa ne abbiamo eccome, e non parlo solo dei vari Zen Circus, Ministri e simili che sono giù emersi, parlo piuttosto di un’Italia più sotterranea. Mi rifiuto di pensare che ad un qualsiasi concerto non ci sia un qualcosa che riesca emozionarti un minimo… più di un DJ Set di merda! Bisogna proprio riappassionarsi alla musica, al Rock ed all’idea vera e propria di un concerto.

Relics: Ok, ultima domanda… se non fossero una Rock Band, cosa sarebbero i Fast Animals and Slow Kids?

Aimone: Quattro amici che si vedono poco…

Alessio: Quattro nemici… la band è l’unico collante…

Relics: Ladri di strumenti? (risate)

Aimone: Anche ladri certo, saremmo comunque noi, l’Orsetto si costruirebbe i pedali per suonare da solo, Alessio ci aiuterebbe a comunicare, io analizzo feci ed urine e Jacopo ci fa entrare in discoteca.

Relics: Grazie del vostro tempo ragazzi, adesso andate su quel palco e fateci neri!


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