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Le Laite – L’estate è già un ricordo (Autoproduzione, 2013) di Simone Vinci

Le Laite è il nome del progetto di Paolo Silvagni, che nel 2012 ha deciso di dare voce a parte dei suoi ricordi. Un anno solo di vita di un progetto cantautorale che ha portato il ragazzo di Asiago a calcare i palchi al fianco di Cosmetic, TARM, Brunori Sas ed addirittura Pete Doherty. E' cresciuto a pane e musica e da questa sua prima fatica si evincono decisamente le influenze di un determinato tipo di background che spazia dai Verdena a Le Luci della Centrale Elettrica passando per Dente. Questa sua prima fatica, L'estate è già un ricordo,…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Monotono

Voto Utenti : 3.6 ( 2 voti)

9104_le_laite_cover_72Le Laite è il nome del progetto di Paolo Silvagni, che nel 2012 ha deciso di dare voce a parte dei suoi ricordi. Un anno solo di vita di un progetto cantautorale che ha portato il ragazzo di Asiago a calcare i palchi al fianco di Cosmetic, TARM, Brunori Sas ed addirittura Pete Doherty. E’ cresciuto a pane e musica e da questa sua prima fatica si evincono decisamente le influenze di un determinato tipo di background che spazia dai Verdena a Le Luci della Centrale Elettrica passando per Dente.
Questa sua prima fatica, L’estate è già un ricordo, è un disco totalmente autoprodotto e c’è da riconoscere all’artista veneto la fattura cristallina complessiva dell’opera. Il disco, composto di 8 tracce, non contiene nessuna canzone che superi i 3 minuti, fatta eccezione per Tre Lune, che se da una parte va premiato perchè evita che le canzoni risultino ripetitive e noiose, dall’altra è limitante, per poter dare un giudizio più preciso, perchè il disco ha una durata complessiva di neanche 25 minuti, comprendendo i 3 minuti di silenzio che anticipano la frase nascosta in chiusura del disco.
Nel particolare, L’estate è già un ricordo, è ben arrangiato e vede la collaborazione di svariati musicisti, registrato molto bene e con un artwork estremamente curato.
A metà, la traccia di apertura, lascia intendere subito l’intimità delle tracce seguenti. La title-track è il marchio di fabbrica del cantautore che ricorda da molto vicino i pezzi acustici dei Verdena, sia come timbrica vocale che come costruzione del suono. Val d’Orco è un pezzo che richiama più all’ultimo Vasco Brondi, mentre Un’altra Irene richiama alle atmosfere agrodolci e malinconiche di Dente. Tre lune, l’ultima traccia, forse è la più riuscita del disco, nonché la più lunga con i suoi 4 minuti circa, Le Laite lo sa ed ha deciso di utilizzarla come chiosa della sua prima fatica.
Se sotto la luce c’è da premiare l’ottima fattura di un disco autoprodotto, il rovescio della medaglia è che il tutto risulta troppo fine a se stesso, per quanto l’artista si auto consideri schivo ed intimista. L’eccessiva lentezza delle tracce e i testi intimi, possono convogliare l’ascoltatore alla noia, anche se la scelta di contenere la durata delle tracce, salva Le Laite in più di qualche occasione.
Le canzoni sono tutto sommato orecchiabili, ma la poca invettiva sonora fa perdere al disco quell’interesse artistico che forse meriterebbe. Non è un limite personale, ovviamente, è il genere cantautorale che porta a questa mancanza di fantasia, pecca che se sommata all’eccessivo numero di cantautori folk acustici che pullulano nel mercato indipendente italiano, rende questo lavoro niente di più che una goccia nell’oceano.
Le Laite dimostra una cura che pochi altri hanno dimostrato e risulta migliore rispetto ad artisti ben più quotati di lui. Bisognerebbe aggiungere qualcosa di nuovo, dare un nuovo volto alla scena italiana folk acustica e la giovinezza del progetto è l’arma per arrivare alla distinzione. Chi scrive, sicuramente, andrà a seguire un suo concerto, semmai dovesse capitare dalle sue parti, ma spera in un cambio di rotta o quantomeno ad un arricchimento nel prossimo lavoro.

Tracklist:
1. A metà
2. Bicarbonato
3. L’estate è già un ricordo
4. Val d’orco
5. Irene
6. A
7. Coperte
8. Tre lune


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