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Muse @ Stadio Olimpico (di Silvia Protano)

_DSC2429Le premesse per un grande evento c’erano tutte: un album, The 2nd law, di grande successo anche commerciale, recensioni entusiastiche di tutte le precedenti tappe dell’ Unsustainable Tour, più di sessantamila biglietti venduti per la data allo Stadio Olimpico di Roma. Devono aver fatto due conti anche i Muse, che hanno deciso di registrare il concerto romano per realizzarne un dvd. Il pubblico presente è, oltre che numerosissimo, estremamente vario: si va dai più giovani fino agli orfani del rock anni ’70, passando per i cultori del prog o del metal, ma anche per i semplici estimatori del rock di qualità. Perchè questo va detto: ciò che caratterizza i Muse all’interno del panorama musicale moderno è senza dubbio la capacità di attingere dai suoni delle migliori correnti musicali del passato, modernizzandoli in un eclettico crossover. Attitudine da rock duro? Ce l’hanno. Cambi di tempo progressive? Pure. Melodie degne della musica classica? Quante ne volete. Elementi sinfonici, elettronici, funk, barocchi oppure dubstep? Pure quelli, anche se sono solo in tre. I Muse, per quanto facciano ormai parte del filone mainstream del rock contemporaneo, meritano l’appellativo_DSC2469 di musicisti nel senso più alto e nobile del termine, e lo show che portano in scena ce lo dimostra: quasi due ore e mezzo di sonorità complesse e tiratissime, senza mai un momento di calo, condite tra l’altro da una cura per la scenografia e la spettacolarizzazione dei suoni degna di una pièce teatrale, che mai però penalizza la musica. Ad esempio, durante Animals, un uomo in giacca e cravatta getta istericamente soldi alla folla, mentre sulle note di Feeling Good (cover del pezzo scritto da Anthony Newley e Leslie Bricusse per un musical del 1965) una donna compie operazioni finanziarie al telefono fino ad arrivare a cospargersi il corpo di benzina; ritroveremo poi entrambe le figure, all’interno di due bare, mentre la band esegue Undisclosed Desires. Il pensiero politico, la riflessione sul potere e sul sistema finanziario sono temi estremamente cari alla band inglese, si vedano infatti i cartoon dei principali leader mondiali, tra cui Obama e il Papa, ballare nelle animazioni che accompagnano le note di Panic Station. Ciminiere pronte a far fuoco nei passaggi salienti dei pezzi, il robot Charles sul palco e un pallone aerostatico a forma di lampadina, con una splendida acrobata _DSC2382alla base nella seconda parte dello show fanno il resto. Nelle quasi trenta tracce suonate stasera i Muse scelgono di fare molto di più che promuovere l’ultimo disco: offrono uno spettacolo completo spaziando tra i sei album della loro carriera senza tralasciare cover, brevi citazioni di artisti cui senza dubbio si ispirano (The House Of The Rising Sun degli Animals, ad esempio, ed è sintomo della loro grandezza farlo in modo così esplicito), intermezzi strumentali di sole percussioni e basso: si va da Plug In Baby (contenuta come Feeling Good in Origin of Symmetry del 2001) a Stockholm Syndrome, Hysteria e Time is running out (da Absolution, 2003) fino alle più recenti hit contenute in Black Holes and Revelations del 2006 (Oltre alla title track, Starlight e Map of the Problematique) e The Resistance del 2009, da cui provengono molti pezzi che fanno esultare i fan, da Uprising a Resistance. Oltre ai pezzi provenienti dall’ultimo The 2nd law, tra cui Follow me che Bellamy ha costruito a partire dal battito cardiaco del figlio ascoltato durante un’ecografia e Madness, resa magistralmente dal vivo grazie anche al Kaoss Pad integrato nella sua chitarra, una menzione d’onore è riservata all’esecuzione della splendida, anche se meno recente, Knights of Cydonia, introdotta da The man with a harmonica di Morricone eseguita, all’armonica appunto, dal bassista Chris Wolstenholme. Dal punto di vista tecnico, i Muse sono eccezionali: non solo Matthew Bellamy, frontman esemplare coi suoi pantaloni rossi e col suo leggendario falsetto, ma anche il batterista Dominic Howard, autore in questa serata di una splendida cover di Dracula Mountain dei Lightning Bolt, e soprattutto il già citato bassista Chris Wolstenholme, vera roccia del trio sia nel caso in cui suoni il suo strumento, sia nel caso in cui esegua tutti i cori, oppure canti come in Unintended e Liquid State, pezzo _DSC2613quest’ultimo che tratta proprio della sua personale battaglia con l’alcolismo. La tensione epica e il gigantismo dei suoni e in generale dello show è l’espressione di quella presunzione che i detrattori imputano alla band, ma che in realtà li rende giustamente ambiziosi e originali all’interno dell’attuale panorama musicale, fin troppo saturo di melodie standard e strutture semplici. Dal vivo i Muse rendono almeno dieci volte tanto che su disco, dove già sono ottimi, per capacità tecniche, varietà e complessità dei suoni proposti, spettacolarizzazione delle immagini e scelta dei pezzi, quindi, quando il vostro amico alternative-a-tutti-i-costi vi dirà che “I Muse sono proprio scaduti, una volta erano forti invece adesso fanno pop per le ragazzine, l’ultimo album è un’accozzaglia senza senso”, offritegli un caffè, cambiate argomento di conversazione e poi correte a comprare il biglietto del loro prossimo concerto, magari per due.

Un ringraziamento speciale a Vivo Concerti.

SETLIST:

Intro
Supremacy
Panic station
Plug in baby
Map of the problematique
Resistance
Animals
The man with a harmonica (Ennio Morricone cover) + Knights of Cydonia
Dracula mountain (Lightning Bolt cover, drum & bass solo)
Explorers
Hysteria
Monty jam (Drum & bass solo)
Feeling good (Leslie Bricusse & Anthony Newley cover)
Follow me
Liquid state
Madness
House of the rising sun (The Animals)
Time is running out
Stockholm syndrome
Unintended
Guiding light
Blackout
Undisclosed desires
The 2nd law: Unsustainable
Supermassive black hole
Survival
The 2nd law: Isolated system
Uprising
Starlight


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