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Offlaga Disco Pax @Rassegna Ausgang (Testo di Marco Piccinelli, foto di Simone Giuliani)

_DSC8772C’erano gli OfflagaDiscoPax a Roma, alla Festa de L’Unità.
C’era la pioggia e un cielo apocalittico anche se, per la verità, la pioggia è scesa solo per scoraggiare l’inizio del concerto: “Era la prima volta”.
Più che un concerto, più che un tour è stato ed è un prendere per mano chi ascolta/gli astanti/i presenti, e chi gozzovigliava tra i tavolini del bar di fianco al palco, per traghettarli passo passo nel mondo degli OfflagaDiscoPax e nelle loro basi, e nel loro moog, nel loro basso.
E nella voce di Max Collini, calma come la bassa, autorevole come la Rossa Emilia.
Iniziano con l’ultimo disco, in ritardo sulla tabella di marcia causa pioggia, e le prime note di Palazzo Masdoni riempiono il parziale vuoto che c’era dovuto a Giove Tonante.
I vuoti si riempiono man mano che gli Offlaga suonano: Parlo da Solo, Respinti all’uscio, Tulipani, Sequoia, A Pagare e Morire, Desistenza, Piccola Storia ultras._DSC8930
Fine del primo disco, dj set di pausa e si riprende con “Bachelite”, secondo disco della band emiliana: canzone d’apertura (e anche del disco), Superchiome.
Il mondo di Bachelite è tanto vario quanto quello di Socialismo Tascabile (prove tecniche di trasmissione), il loro disco d’esordio.
E tra una gomma al gusto “da black panter” come le Cinnamon, tra il disagio di Cioccolato I.A.C.P, fanno capolino anche Fermo, Roberspierre, Kappler e la superba Ventrale.
C’è qualcuno, come chi scrive, non ha avuto in sorte la nascita negli anni 60/70 non si potrà ricordare Francesca Mambro e Giusva Fioravanti (Sensibile), nemmeno Vladimir Yaschenko (Ventrale), neanche la Lungimiranza del Pci e del circoletto “ricavato nella sezione del quartiere Pappagnocca” di Reggio Emilia.
Quel qualcuno scava nella memoria di Max Collini che, recitando i suoi racconti, fa germogliare un pizzico di quella che i tedeschi ora chiamano ostalgie.
Ad indicare un tempo passato che ora si è irrimediabilmente perso e che alcune generazioni sono consapevoli di non ritrovar mai più.
Per questo Lungimiranza chiude con “il partito risulta non pervenuto”.
Ed è per questo che “Lula non vince quasi mai”.

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