Home / Live / The Honeybirds & Giovanni Truppi live @ CAE (testo di Laura Dainelli, foto di Stefano D’Offizi)

The Honeybirds & Giovanni Truppi live @ CAE (testo di Laura Dainelli, foto di Stefano D’Offizi)

9218543996_fcaa266bbe_cGiovanni Truppi apre questa serata, in cui sembra che il temporale si sia appena concluso proprio per lasciare spazio a lui e al suo talento che incanta. L’atmosfera infatti da tumultuosa a fin troppo quieta riacquista carica e colore non appena lui sale sul palco. Tra i primi pezzi proposti, ascoltiamo “T’ammazzo “ e “Il giovinastro”, entrambi caratterizzati da tanta verità condita di un sarcasmo che la rende così evidente solo a chi è predisposto a coglierla. Anche i fatti più lampanti ed oggettivi sono tali solo se siamo liberi da filtri e pregiudizi che ci rendono ciechi, sembra proprio questo una delle prime sensazioni trasmesse da questo giovane ed estremamente talentuoso musicista. Dal punto di vista musicale, i suoni sembrano semplici, il “classico” abbinamento voce-chitarra, ma c’è di più dietro. In ogni nota si respira accuratezza, attenzione al dettaglio, una vena rock e più “scanzonata” che ben si amalgama con un’altra cantautorale notevole e di stampo più classico ma non per questo banale. Infatti, ciò che di Truppi davvero affascina è la “delicata brutalità”, che in questo unico caso non sono termini in contrasto, con cui non la manda a dire,per nessuno, ma al tempo stesso senza traccia alcuna di arroganza o di pretesa di dettare ordini o fare la voce grossa, che non serve per ottenere risultati. Lui lavora sulle menti di chi ascolta, che è la forma più potente di incanto ed anche di interiorizzazione, e sui suoni, sul suo talento mai lasciato libero di non essere coltivato con umiltà e determinazione. Tutto questo si conferma nei pezzi successivi “Come una cacca secca”, dal titolo quanto meno eloquente, che è un pezzo ancora più introspettivo rispetto agli altri ma con una forza comunicativa non certo inferiore.9218587664_9a1da238dc_c Prima di salutare il pubblico, scarso ma molto ammirato e coinvolto, suona anche un suo pezzo insieme alla successiva band, ovvero The honeybird & the birdies, in cui, a più voci, continuano tutti quanti ad incarnare la voglia di libertà, di ascoltare e di vivere che sempre dovrebbe caratterizzare l’essere umano oltre che la musica. Si tratta infatti di una sensazione che indubbiamente Truppi ha in comune con la band The honeybird & the birdies, pur se su tutti gli altri fronti appaiono molto diversi, sia come genere sia come approccio. Si tratta di un trio formato da due donne e un uomo, di nazionalità varie, le loro città di origine infatti sono, rispettivamente, Catania, Los angeles e Torino. Il magma di influenze culturali si avverte moltissimo nella musica che propongono: un mix davvero singolare di rock (soprattutto per la batteria e il basso, sempre presenti), suoni che ricordano da un lato le forme più primordiali ed incontaminate di psichedelia e dall’altro lato sonorità latine molto selvagge, con accenni non indifferenti di rap e raggae e l’utilizzo di insoliti strumenti musicali che rendono l’insieme ancora più particolare. In particolare, utilizzano il charango, ma anche berimbau, ukulele ed organetti vari no mancano nei loro pezzi.Si capisce subito inoltre, oltre alla ricchezza culturale e musicale, come portino anche sul palco una ricchezza interiore ed una forte sensibilità a temi importantissimi a cui i più non pensano. Si parla infatti, nel mezzo di un’atmosfera colorata e variopinta, anche di argomenti quali genocidio e guerra civile, e di che valore abbia per i Rwandesi il 4 luglio, che simboleggia la fine (quasi vent’anni fa) di una delle più tremende e truculente guerre civili della storia. Si respira poi un’aria di istintualità che viene fatta risvegliare, e di libertà da tutti i diktat sociali a cui spesso ci sentiamo così vincolati inutilmente, che comprimono invece individualità e creatività. Sono una band davvero particolare da tutti i punti di vista, e proprio per questo interessanti, per chiunque ami la musica e la ascolti con l’orecchio sempre attento a nuove contaminazioni. Anche le scelte linguistiche sono varie ed arrichiscono ulteriormente la serata ed il coinvolgimento del pubblico, che sembra ogni minuto un po’ più folto ed attento, ed anche più rilassato e preso dalla musica, con leggerezza ed allegria nonostante i temi trattati. E di certo non è solo per qualche birra in più. Quello che ci lasciano artisti così, infatti, è una di esplorare, di conoscere e di conoscersi che è così rara da riuscire a trasmettere. La serata si conclude così, un po’ sognando un po’ riflettendo, sicuramente senza pentimenti o insoddisfazioni.9215799891_b60455c3ce_c

Grazie a Rassegna Ausgang per aver organizzato quest’evento, nonché a BigTime per la preziosa collaborazione.

The Honeybirds

Link al Set su Flickr

Giovanni Truppi

Link al Set su Flickr


Commenti

Click here to connect!