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L’Albero del Veleno – Le Radici del Male (Lizard Records, 2013) di Simone NoizeWave Vinci

Forse questi L'Albero del Veleno sono l'unica sorpresa dell'estate degna di essere citata. Le uscite sono stato tutto fuorché entusiasmanti, ma Le Radici del Male è sicuramente una piacevole sorpresa. Dobbiamo dire che chi scrive non si era entusiasmato per il nome, ma già dalla prima traccia è rimasto sorpreso dalla particolarità del progetto. L'Albero del Veleno, dal 2010, cerca di dare una musica, un tema, un suono, ai terrori di tutti i giorni. Dove danzano le streghe dà un colpo di mannaia ad ogni dubbio su qualunque argomento: è un pezzo completo, anche se forse è quello eseguito…

Score

Concept
Artwork
Potenzialità

Conclusione : Sorpresa

Voto Utenti : 4.5 ( 1 voti)
front_cover

Forse questi L’Albero del Veleno sono l’unica sorpresa dell’estate degna di essere citata. Le uscite sono stato tutto fuorché entusiasmanti, ma Le Radici del Male è sicuramente una piacevole sorpresa. Dobbiamo dire che chi scrive non si era entusiasmato per il nome, ma già dalla prima traccia è rimasto sorpreso dalla particolarità del progetto.
L’Albero del Veleno, dal 2010, cerca di dare una musica, un tema, un suono, ai terrori di tutti i giorni. Dove danzano le streghe dà un colpo di mannaia ad ogni dubbio su qualunque argomento: è un pezzo completo, anche se forse è quello eseguito nella maniera più incerta, è ricco di cambi di inquadrature e richiama davvero ai temi del terrore di un B-Movie anni 70. Il gruppo fa parte di quella cerchia di Prog all’italiana che ha sposato le nuove frontiere, troppo spesso abusate, di ispirazione cinematografica. Questo ambiente per cineasti è sempre più colmo di un reflusso di gruppi che ci si avvicinano solo per moda, mentre qui, invece, ci troviamo davanti a qualcosa che ha tutto il diritto di esistere, qualcosa che è nato per fare questo tipo di musica, che vede la presenza di qualcosa in più e lo dimostra …E resta il respiro, ha una forte presenza del flauto traverso e delle tastiere, dove la chitarra frenetica sembra una fuga verso un rifugio che non esiste. Il gruppo gira raramente dietro allo stesso tema e anche quando lo fa, si diverte a cambiare sensibilmente le immagini evocate dai suoni senza risultare ripetitivi, come in Due Anime nella Notte, un brano che potrebbe essere contenuto nella soudtrack di un polizziottesco con Maurizio Merli e Klaus Kinski. Se la cavano anche con un pezzo carico di malinconia come Presenze dal Passato, con il piano ad incedere sostenuto da un violino, forse sintetizzato, che si sposerebbe perfettamente con i titoli di testa di un film drammatico con Ornella Muti. La natura Prog, invece, è ben chiara nel pezzo meno “cinematografico”: Un altro giorno di terrore, in cui le radici de L’Albero del Veleno saltano fuori dalla terra e si avvicinano più all’immagine dei Biglietto per l’Inferno che a quella di Paganini Horror.
La chiusura del disco è riservata ad un medley delle musiche dei film di Lucio Fulci, Al di là del sogno… l’incubo riagffiora, con l’inconfondibile intro di Sette Note in Nero, riproposto anche da Quentin Tarantino in Kill Bill Vol.1, ed inciso inizialmente, da tre fenomeni, che non tutti conoscono: Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera.

L’opera prima de L’Albero del Veleno è divenuta, man mano che l’ascoltavamo, sempre più convincente. Non saranno i primi e non saranno gli ultimi ad intraprendere un percorso musicale simile, ispirandosi a quei fenomeni che musicavano i film italiani degli anni 70/80, come il trio Bixio, Frizzi, Vince Tempera, ma, al momento sono sicuramente tra i migliori. Il disco è ben fatto, ha un artwork minimale, ma d’impatto, realizzato bene in studio ed ha una costruzione sonora sicuramente non facile da ideare. Hanno saputo prendere gli elementi utili per una colonna sonora e li hanno saputi adattare alle proprie capacità. Ovvio che è presente qualche elemento da affinare e qualche forzatura da evitare qua e là nei brani, ma se non fosse così, ci troveremmo davanti ai nuovi Goblin e non è di certo di un gruppo emergente che staremmo parlando. Petriccelli, Miniati, Picchi, Agostini, Catoni e Brenzini hanno tutta la stoffa per poter fare delle ottime colonne sonore per dei futuri Gialli all’Italiana, che torneranno di moda proprio come sta tornando di moda la passione per le colonne sonore. Già i Manetti Bros con Paura, hanno dato un segno di questo ritorno.

Questo Le Radici del Male, uscito per la Lizard Records, è il disco dell’estate, secondo chi scrive, sia per la qualità del progetto, sia per la qualità della musica. Non sarà una novità, non aggiungerà niente di nuovo alla musica mondiale, ma di sicuro è una boccata di ossigeno.

Tracklist:


1. Dove Danzano le Streghe

2. …E Resta il Respiro

3. Presenza dal Passato

4. Un Altro Giorno di Terrore

5. Due Anime Nella Notte

6. Al di là del Sogno… l’Incubo Riaffiora

 


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