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Watcher’s Eye – EP (Autoprodotto, 2013) di Daniele Dominici

Il mondo dell’underground emergente, si sà, è un mare in burrasca perpetua. Si alternano ottimi esperimenti  ad iperbolici ‘epic fail’ strutturali, con registrazioni o prodotti finali che a volte sfiorano il ragionevole limite del dilettantismo. Oltremanica non cambiano i parametri: se spesso la critica si è soffermata anche troppo alacremente sui talenti mancati del nostro Belpaese, basti pensare che negli altri paesi, essendo le realtà anche a più ampio respiro, può veramente capitare di ascoltare qualsiasi tipo di sfumatura musicale. E’ il caso dei Watcher’s Eye, entità consistente proveniente dagli Stati Uniti, con 5 musicisti orgogliosi di unire le…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Arditi

Voto Utenti : 3.15 ( 5 voti)
3068_logoIl mondo dell’underground emergente, si sà, è un mare in burrasca perpetua. Si alternano ottimi esperimenti  ad iperbolici ‘epic fail’ strutturali, con registrazioni o prodotti finali che a volte sfiorano il ragionevole limite del dilettantismo. Oltremanica non cambiano i parametri: se spesso la critica si è soffermata anche troppo alacremente sui talenti mancati del nostro Belpaese, basti pensare che negli altri paesi, essendo le realtà anche a più ampio respiro, può veramente capitare di ascoltare qualsiasi tipo di sfumatura musicale. E’ il caso dei Watcher’s Eye, entità consistente proveniente dagli Stati Uniti, con 5 musicisti orgogliosi di unire le proprie forze in quel di Seattle (WA), lasciando le rispettive residenze d’origine, tra Chicago, Long Beach e addirittura l’europeissima Monaco di Baviera.

Nonostante la zona geografica presa in considerazione sia stata negli anni musicalmente marchiata a fuoco con precisi schizzi caratterizzanti, dimentichiamoci di camicie a quadri e capelli sapientemente arruffati. Basta sfogliare la biografia di questi cinque giovanotti americani (età media invidiabile, quasi tutti del ‘96) per capire immediatamente che il progetto musicale della band è ambizioso e slegato dalle città di appartenenza. Innanzitutto viene scomodato un genere di nicchia, il Theatrical Metal, che è adottato come frangiflutti idealistico, in contrasto alla linearità di un genere spesso spremuto e da molti ritenuto ‘antiquato’, sua Anzianità, l’Heavy Metal. I ragazzi in questione provengono indissolubilmente dalla macrocategoria appena citata, senza però volervi attingere in maniera acritica.

Appurato che per giudicare a fondo questi Watcher’s Eye bisognerebbe assistere ad una lora esibizione live, per coglierne a fondo la teatralità, appunto, questa prima fatica della band attiva dal 2011 si distingue in primis per la perizia tecnica messa in mostra dai giovanissimi componenti, quasi a volersi presentare al pubblico con un biglietto da visita impegnativo ma assolutamente in linea con l’effettiva caratura della band.

Scorrendo tra le sei tracce di questo EP non capiterà mai di storcere il naso per un riff troppo ardito o per una batteria dai tempi inspiegabilmente dispari. La base creata da Michael Vanson (cantante/fondatore del gruppo) & soci è, a tutti gli effetti, ben eseguita. Può essere semmai messa in dubbio la ripetitività di certi inframezzi, l’incertezza di alcune parti vocali (in Forgive Me e All the Empty Spaces a tratti la voce di Vanson è quasi supplicante), ma il credo dei Watcher’s Eye è professato con forza e non soltanto per il manifesto poetico paventato sui media ufficiali: la violenza delle partiture della band statunitense vuole essere al servizio di linee melodiche impartite con cognizione di causa, confondendo l’ascoltatore fino a quando è la curiosità a farla da padrone.

Tornando alle influenze, troviamo piccoli spifferi grunge disseminati qua e là , anche se oggettivamente in maniera del tutto inconscia. Capita di imbattersi negli accordi depressi dei primi minuti di Forgive Me o nella più generica somiglianza viscerale tra il timbro di Vanson e Sully Erna dei post-grungettari Godsmack (a suo tempo già maliziosamente avvicinato alle ‘ corde’di sua Maestà Layne Staley). La sostanza rimane la medesima: un metal veloce fino allo sfinimento, cesellato qua e là da parti melodiche ammiccanti, sia che si tratti delle due chitarre (se dovessimo fare un paragone, sceglieremmo probabilmente gli Avenged Sevenfold) o della voce versatile di Vonson, capace di passare come un equilibrista tra potente growl, lamenti e ruggiti degni di un cantante Thrash Metal. In sintesi: non condanneremo mai i Watcher’s per aver plagiato qualche artista più rinomato, casomai per l’effettiva validità del writing-process.

La batteria, nonostante un sound da rivedere in studio, è puntuale e pulita; Nattie Scareless dirige le operazioni con una tranquillità difficilmente riscontrabile in un ragazzo di diciassette anni. Gli intoppi sono davvero rarissimi e Nattie vince la prova della prima registrazione professionale con estrema disinvoltura. La sezione ritmica interpretata dal resto dei componenti, Joey Kacey (giovane ragazzo passata abilmente dallo studio del basso alla chitarra, con risultati evidentemente di livello) e Nick Noir (tedesco, unico europeo del gruppo), è senza infamia né lode e contribuisce a donare una corposità assente in tanti altri debutti di mestieranti alle prime anni, anche non coetanei.

Il pezzo più incisivo appare proprio il primo brano dell’Ep, Under the Knife, una cavalcata, esemplificativa del mosaico proposto dai Watcher’s, tra accellerazioni stile Dragonforce, cantato melodico figlio del già citato Post Grunge americano e chitarre fischiettanti che trattengono la band aldilà della linea tra Heavy Metal e generi estremi. Il tutto condito da improvvisi riff da headbanging e tappeti di doppia-cassa martellanti.

Altro lato positivo di questo progetto è che ad ogni pecca evidente corrisponde un contraltare: il cantato melenso di alcuni brani, come già detto, non inficia mai la performance finale di Vanson che nel complesso appare convincente oltre ogni più rosea previsione; le chitarre ‘leggerine’ e ‘poppeggianti’ di alcuni bridge, sono in compagnia di altrettanti affondi violenti; la batteria, come già ribadito, appare non suonare alla perfezione soprattutto nei tom e nella cassa (non azzarderemmo mai che sia una scelta stilistica), ma la linea ritmica è puntuale e coraggiosa nelle partiture se pensiamo all’età dell’esecutore (picchi qualitativi in The Night). 551142_4769941827066_363092781_n

In conclusione il futuro degli statunitensi Watcher’s Eye sembrerebbe spingersi verso lidi di sicura soddisfazione. Tuttavia,  vi sono anche considerazioni che propongono l’ altra faccia, meno sorridente, della medaglia. Se indubbiamente gruppi come quello appena analizzato, fanno riflettere sulle potenzialità dei ‘ragazzini’ di casa nostra, difficilmente in grado a diciassette anni di proporre un pacchetto musicale così complesso e ben strutturato, è importante asserire che nel mercato americano il discorso potrebbe addirittura capovolgersi: nella terra dell’ ‘everyone can’ , una proposta come quella dei Watcher’s Eye potrebbe fare difficoltà ad emergere.Vuoi per il sincretismo eccessivo di più spunti a volte stipati con forza in un abito a loro poco congeniale, vuoi per il genere che forse poteva apparire di nicchia al massimo 10 anni or sono (gruppi come i nostrani Rhapsody hanno costruito una carriera su di esso), probabilmente un progetto come questo potrebbe far fatica a decollare.

Ma, si sà, il discorso commerciale non è mai un quid assoluto in ambito discografico e la corposità dell’EP di questa band è indiscutibile. Non rimane che rimandare, noi e voi, ad un live che può soltanto promettere scintille.

Tracklist:
Under The Knife

Forgive Me

 No More Heroes

 That Night

 The Weight Around My Neck

All The Empty Faces


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