Home / Live / Bugo @ Angelo Mai, Roma (Testo di Daniele Latini, Foto di Eliana Giaccheri)

Bugo @ Angelo Mai, Roma (Testo di Daniele Latini, Foto di Eliana Giaccheri)

DSC_0495Molto si è detto in questi ultimi anni su Bugo, nome d’arte di Cristian Bugatti: c’è chi lo definisce un genio fuori dagli schemi, chi un fantautore, chi malignamente un comico mancato. Una cosa è certa, Bugo è sempre stato presente, dagli anni 90 si crea una fetta sempre più consistente di seguaci ed è l’esatta antitesi del cantautore dai ritmi cadenzati e dall’approccio standard nei live.

Dopo 8 album e una produzione alle spalle di tutto rispetto, l’arte del Bugatti cambia binario, impronta nuovi scenari e sembra non esaurire mai la voglia di stupire. L’emblema di tutto ciò è la raccolta fondi organizzata per il film concerto/documentario sulla sua vita artistica dal titolo Ora respiro, regia di Andrea Caccia (http://www.musicraiser.com/it/projects/1517-bugo-ora-respiro), che conterrà tredici anni di concerti, prove in studio e registrazioni inedite. DSC_0602Una vera e propria scommessa, difficile da vedere nello scenario musicale italiano, con la speranza che vada in porto nei tempi previsti attraverso il crowdfunding per meglio rappresentare una carriera intensa, folle e dalle idee inesauribili.

Ed è proprio il tour acustico a stupire, dopo una breve pausa in India ed un Bugo che nel Settembre di un anno fa affermò al Circolo degli Artisti di Roma: “Ci rivediamo tra 9 anni e 7 mesi”. Ovviamente fu un annuncio destinato a cadere nel vuoto e così fu (fortunatamente).

Il live all’Angelo Mai è uno spettacolo insolito, una strimpellata scatenata riservata ai fans più accaniti, comunque numerosissimi, nel quale ciò che conta è il divertimento, il contatto più diretto con l’artista e la sua libertà di agire sul palco improvvisando esibizioni incredibili, tra le quali quella in cui il Bugatti prende in prestito gli occhiali di una fan per inscenare un piano bar in stile Stevie Wonder con un synth volutamente soft (alquanto imbarazzante) o verso la fine del concerto in cui si sdraia letteralmente sul pianoforte a mo’ di cantante sexy e ammiccante. Scene impensabili per un cantautore qualsiasi, non per Bugo.

Si parte con Quante menate che mi faccio, uno dei primi pezzi del repertorio dell’artista novarese ed attraverso un balzo temporale di oltre dieci anni si passa subito a Comunque io voglio te, tratto dal nuovo album Nuovi rimedi per la miopia del 2011, attraverso il quale si può notare il notevole cambio di rotta nell’approccio compositivo, da un album frutto principalmente di scazzo e testi demenziali ad un lavoro più cantautorale, denso e certamente non lo-fi.

Casalingo, opera nella quale i più hanno riconosciuto l’influenza di Beck, a nostro avviso assolutamente inesistente nei lavori di Bugo, in cui si inneggia all’amore verso lo stare in casa e il dolce ozio, il tutto accompagnat

DSC_0666

o dal giusto riff di chitarra distorta anche in questa versione “acustica”. Uno dei brani più classici, impreziosito dal giusto sound.

La grezza, ruvida e malinconica Sei bella come il di fa da apripista a Nel Giro Giusto, tratta da quel capolavoro di album del 2008, Contatti, vera consacrazione di Bugo. “Fammi entrare per favore nel tuo giro giusto, ho bisogno di socializzare, di uscire dal mio guscio”, brano che racchiude l’essenza dell’intero album, palese critica a tutti coloro che ricercano il divertimento a tutti i costi e la rete di persone “giuste”.

Che diritti ho su di te, forse il brano con il testo più intenso ed emozionante, accompagnato da un’armonica malinconica e un Bugatti visibilmente affezionato all’opera dal primo all’ultimo secondo dell’esecuzione. Ma in un concerto del genere non aspettatevi troppi momenti soft, perché ci pensa Universo a farvi tornare nella realtà strampalata, in cui “l’universo è qualcosa di tondo come le tue tette (?)”.

DSC_0522Giro di boa con I miei occhi vedono, lenta e introspettiva, che viene duramente colpita dalla follia di Gel, l’opera che tutti i capelloni avrebbero potuto scrivere e che stupidamente non hanno mai fatto. La ricerca disperata del gel, mentre gli amici aspettano nell’Alfa sotto casa, può essere un’ottima ispirazione artistica.

Un tuffo nel passato artistico con Pasta al burro, poi Sintetizzatore, in cui il pubblico si scatena con Bugo che chiede esplicitamente un coro da stadio (il brano si presta molto), con un testo che racchiude un autentico ritratto del musicista che decide di abbandonare la chitarra per dedicarsi al synth e produrre autonomamente svincolandosi dal gruppo. Successivamente uno dei brani più demenziali, Piede sulla merda, poi Spermatozoi e Mi rompo i coglioni, quest’ultima che crea un momento che vale il prezzo del biglietto (assai economico comunque), in cui il pubblico segue in coro  “Io mi rompo i coglioni!”, se entraste nel locale a questo punto del concerto, potreste rimanere scioccati.

DSC_0563Un live che giunge al termine con il pezzo forte, C’è crisi, scritta nel 2008 per l’album Contatti, quanto mai attuale, brano “pop” che valorizza in ogni senso tutte le opere precedenti di Bugo, trasformandole in 4 minuti in cui vige il giusto connubio tra orecchiabilità e testo sopraffino. Mancano alcuni brani importanti come Love Boat, ma la scelta di tuffarsi nel passato artistico più lontano si è rivelata assolutamente azzeccata, in quanto più adatto ad un’esecuzione scatenata e “libera”, dedicata ai fans della prima ora e non solo.

Uscendo dal locale, il primo pensiero è: Come si fa ad odiare Bugo? Il problema è proprio questo, un’artista come Bugo o lo odi, o lo ami alla follia e speri che non smetta mai di comporre.

Nota: Ad aprire il concerto una band assai interessante, i Morgan con la I, scelta giusta per accogliere il pubblico mentre attende sorseggiando una buona birra.

Set-list:

1. Quante menate che mi faccio

2. Comunque io voglio te

3. Casalingo

4. Sei bella come il dì

5. Nel giro giusto

6. Che diritti ho su di te

7. Universo

8. I miei occhi vedono

9. Gel

10. Pasta al burro

11. Il Sintetizzatore

12. Piede sulla merda

13. Spermatozoi

14. Io mi rompo i coglioni

15. C’è crisi

 


Commenti

Click here to connect!