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Intervista a “Le strade” a cura di Laura Dainelli

lestrade1Incontriamo oggi Le Strade, giovane band bolognese ma con già una corposa gavetta alle spalle. Mi hanno colpito per la loro voglia di comunicare qualcosa di forte. Infatti, ad un rock pulito e “easy” all’ascolto, pur se arricchito di sonorità new wave e di spunti di rock’n’roll ed elettronica ed in generale ricco di commistioni musicali originali ed accattivanti, si accompagnano testi importanti e di denuncia sociale, che poco ma sicuro non la mandano a dire.  Leggete qui per conoscerli meglio!

  – Ascoltando il vostro EP, la prima domanda che mi viene spontanea è legata al pezzo di apertura In fuga verso il confine: il testo, come molti altri del resto, è molto crudo e diretto. Questo nella mia ottica è sempre positivo, dire le cose come stanno e così come le senti, ma il dubbio che rimane riguarda proprio il confine verso cui si scappa. Di che confine si tratta?
Guarda, una cosa che mi diverte molto della scrittura è che quando scrivi una cosa e qualcun’altro la legge, o volevi dire una cosa specifica e il senso quello è, oppure, come succede in “In Fuga” io ho raccontato attraverso immagini legate alla vita di oggi cosa significa restare fermi in un posto, cosa significa non avere la forza di reagire, eccecc; ma la si può guardare da diversi punti di vista, in base al tuo vissuto, come mi è capitato di sentire in altre interviste c’è anche chi l’ha considerata una fuga verso altri mondi “lavorativi”, verso altri paesi per la situazione in cui siamo oggi o anche nel senso letterale della fuga per quello che sta succedendo oggi in nazioni come Egitto o Siria.

– Emergono chiaramente nei vostri pezzi influenze sia di rock’n’roll sia di new wave (forse un po’ più celata, ma a mio parere comunque presente), accompagnate da sonorità tipiche dell’elettronica. Come nasce la commistione tra questi generi?

Nasce dal fatto che noi ascoltiamo diversi generi e quello che ci piace ci mettiamo dentro, se voglio fare un pezzo blues con elettronica, lo faccio, e questo discorso vale tra più generi, alla fine le note quelle sono, si tratta semplicemente di capire cosa sta meglio con cosa, è questa è una questione di gusti.

– Parliamo dello strumento della tecnologia nella musica e a che tipo di rivoluzione pensate che abbia apportato nella musica in generale. Intendo dire: solo vantaggi positivi o esistono anche lati negativi? E in un panorama musicale come quello italiano abbastanza limitato sempre agli stessi – per lo più noiosissimi – nomi pensate abbia dato concretamente maggiori opportunità ad artisti bravissimi ma sempre troppo poco conosciuti ai più (che invece sono tanti) o c’è ancora tanta strada da fare?

Il discorso è molto più complicato, le opportunità uno se le deve andare a cercare, oggi aspettano in molti che piovano dal cielo, come poteva essere una volta, poi più in la, a un certo punto, non si va e hai bisogni di aiuti da un certo tipo di strutture, quali booking, etichette, ecc. Se non ce li hai puoi essere pure il più bravo del mondo, ma non mettono in moto quei processi che permettono di fare arrivare il tuo progetto a più orecchie possibili.
Questo è un discorso gigante che non si può affrontare in una sola risposta, le domande dovrebbero essere milioni e le risposte da trovare ancora di più.

Un altro vostro pezzo interessante sotto il profilo sia dei testi sia delle sonorità è Tell Him,You in cui si criticano le religioni organizzate e l’ipocrisia estrema in esse dilagante. Voi come definireste la libertà umana –concetto anche a me molto caro- e cosa pensate spinga i più conformisti a reprimere se stessi per aderire a regole imposte spesso prive di senso? Che cos’è, in uno Stato democratico, a vostro parere la ribellione e che cos’è soprattutto la paura a ribellarsi?
Mi ricollego al discorso di prima, in THY non avevo intenzione di criticare le religioni organizzate, ma anzi, mi fa piacere che tu abbia pensato o comunque fantasticato sulle mie parole (in fondo la musica a questo serve, a emozionare, a far pensare), in questo brano volevo esprimere la situazione di disagio che si ha nel mondo di oggi di fronte alle bugie sulla quale non ragioniamo neanche per un secondo, ci sono imposte e le prendiamo per buone, è un po’ quello che succede oggi in Italia e direi nel mondo, arriveremo a un punto in cui il collasso sarà necessario per poter ripartire, non credo le persone ce la possano fare e mi ci metto in mezzo anche io.
La vera ribellione oggi è non stare agli schemi, e dalla parola stessa, la vita non dovrebbe essere una schema ma dovrebbe essere vissuta in maniera fluida in base ai propri bisogni; non stare agli schemi non vuol dire mandare a fanculo tutti, semplicemente cercare di avere un’esistenza serena e felice insieme agli altri.

–  Qual è l’aspetto che preferite nel contatto con il pubblico? Considerate la musica più come una dimensione personale, a tratti quasi intimista, o di condivisione?

La musica è intimità, perché per poter funzionare, da quella cosa che mi piace chiamare anima deve arrivare; non esiste che io scrivo una canzone perché ti debba piacere, se vado verso quella direzione magari piaccio a te, ma non piacerò ad altre persone, per non saper ne leggere e ne scrivere, io scrivo per soddisfare certe mie domande esistenziali e non, poi se tu condividi con me e ti emozioni molto bene.
Poi ai concerti succede che le persone ascoltano e capiscono quello che volevi dire ed è molto figo perché la loro attenzione significa che ti stanno dando ragione, quello che volevi dire ha senso, quindi il palco diventa una situazione magica che si mischia poi all’adrenalina e ad altri fattori. Nella vita normale capita poche volte che qualcuno ti stia ad ascoltare e ti dia ragione davvero su certi temi. lestrade4

–  La grinta e la passione si percepiscono al primo ascolto e vi ringraziamo per questo, ce ne fossero ancora di più di band cosi convinte di quello che fanno anziché essere un prodotto commerciale….si sente che tra voi c’è una sintonia tale da raggiungere questo obiettivo, che non è da tutti ripeto.. ci avete lavorato su, magari smussando gli spigoli dei rispettivi caratteri, oppure avete avuto la fortuna di incontravi nel momento in cui ognuno singolarmente aveva già elaborato lo stesso percorso ed obiettivi?

Grazie mille davvero per le belle parole, vedi, noi abbiamo il sogno delle rockstar da quando abbiamo 13 anni e questo percorso l’abbiamo iniziato insieme, ma non rockstar fuck off, il sogno del palazzetto e dello stadio, qualcuno ci dovrà pure andare e perché non io??!! Andando avanti si è diventati una famiglia, si è aggiunto alla batteria soggiu l’algherese, e si va sempre più avanti e sempre più incazzati, perché sincero, in un ufficio non mi ci vedo, in un palazzetto, si.
Per quanto riguarda il discorso commerciale/non commerciale noi vogliamo essere un prodotto commerciale, smettiamola con sta storia del commerciale, alternativo e bla bla. Io voglio vendere una marea di magliette e dischi, perché così vadonei palazzetti, questo non significa che farò musica come Emma Marrone, i Subsonica sono ipercommerciali e non mi sembra che qualcuno abbia il coraggio di non stimarli per questo. Continueremo a fare quello che ci passa per la testa. In Italia stiamo ancora a discutere tu fai parte di quello, io di quell’altro, e lui di quell’altro ancora, BASTA! Se fai una canzone che spacca il culo non me ne frega niente se sei commerciale, major, indie, mi gaso punto e basta. Credete che in Inghilterra quando i Monkeyspassarano dai club a Glasto gli abbiano fatto questi grandi problemi??!!

– Mi piacerebbe che ci parlaste dei vostri progetti futuri, album tour e quello che vi pare 🙂 Siamo felici d ascoltarvi!
In questo momento stiamo registrando il prossimo singolo Come un laser che uscirà con annesso video a novembre/dicembre
Dopodichèstiamo organizzando il tour in giro per il nord Italia nel 2014.

lestrade3– Adoro concludere le interviste con un sorriso, quindi vi chiedo se avete il coraggio di raccontare la peggiore gaffe di tutti i tempi fatta ad un live – direttamente sul palco o subito prima e dopo – ma vi avverto che deve essere veramente brutta, d quelle storie su cui sei consapevole quando ti accadono che ne verrai preso per il culo per sempre 😀
AAAAAhhhh Così brutta non esiste, proprio da presa per il culo, c’è stata una volta che suonavamo con le basi e non funzionava il mixer, quindi basi elettroniche saltate, ma noi continuammo a suonare lo stesso, non è da presa per il culo dai, alla fine, prende male e basta.

Grazie per la chiacchierata ragazzi e in bocca al lupo per tutto da Relics- Controsuoni ! 🙂

 


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