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Intervista ai Miriam Mellerin: L’anticoverband (di Simone Vinci, foto di Stefano D’offizi)

Miriam Mellerin06webCi siamo fatti una bella chiacchierata con i Miriam Mellerin, in occasione della data romana del loro tour organizzato insieme ai La Fortuna di Nashira. Nei 36 minuti di registrazione, di cui pubblichiamo un estratto, c’è stato spazio per conoscere loro come persone, non solo come musicisti. Di conoscere cosa c’è dietro, dell’odio comune per le cover band e della società di oggi che mistifica e divide. Questo è quello che ne è venuto fuori, questo è quello che hanno da dire.

 

Chi è Miriam Mellerin?

Diego: Miriam Mellerin è un personaggio immaginario, Miriam è ispirato dalla musica, dalle gesta di David Bowie, in una sua canzone e Mellerin deriva dal nome di uno psicofarmaco antidepressivo contraddittorio, nel senso che curava la depressione ma in realtà creava problemi cardiaci ed è stato tolto dal commercio per questo.

 

Chi di voi si sente Miriam, chi Mellerin?

Diego: Beh diciamo che siamo tutti e due, alterniamo i personaggi. Sopratutto durante i concerti viene fuori quello che non siamo nella realtà, cioè la bestialità, l’essere istintivi, anche molesti com’è capitato durante il tour.

Pietro: Io sono Bowie!

Daniele: Io sono un po’ Miriam!

 

Qual’è il vostro rapporto con gli altri gruppi di Pisa? Con il territorio?

Daniele: Ci si conosce un po’ tutti, alla fine. Comunque Pisa è una città piccola come un quartiere di Roma, in pratica. Quindi ci si conosce e spesso capita che si esce tutti insieme. Nel senso, dirlo così è strano, ma alla fine ci sono due piazze dove si riuniscono i ragazzi, quindi è facile che si finisca a parlare tutti insieme per qualche motivo. Noi è tanto che suoniamo a Pisa, si vede, giustamente, sempre la stessa gente, quindi per noi è un motivo di crescita suonare in giro per l’Italia.

Pietro: Al sud, per esempio, il nostro genere non è molto diffuso, lo è più a nord nella scena di Bologna, per esempio, quindi, ci aspettavamo una risposta per ovvi motivi diversa, più fredda, alla data di Taranto. Gli unici gruppi Noise che c’erano eravamo noi e La Fortuna di Nashira, magari c’è anche una scena di questo genere anche lì, ma molto meno estesa,  ma, nonostante questo, la risposta del pubblico, contro ogni aspettativa, è stata buona e vedevi che ti stava ad ascoltare e magari di quelle 20 persone interessate, 5 ti comprano pure il cd… è molto bello tutto questo.

Daniele: L’Italia è tutta uguale e molto diversa, e ci fa bene uscire da quella che è la nostra realtà, vedere gente nuova e conoscere musica nuova. Suonando fuori, ovviamente, la gente ti viene ad ascoltare o comunque si trova già lì per altri motivi, ma ti ascolta, si interessa, e magari, a fine concerto, ti viene a fare i complimenti e parlandoci ti fa notare determinate cose che nessuno prima ti aveva fatto notare. Suonando a Pisa, non hai quel riscontro, perchè è la tua gente e certe cose non le notano o non te le fanno notare, perchè ti conoscono e magari ti dicono che hai suonato bene anche se non è vero. Tu sai che i ragazzi che frequentano i locali, nella tua zona, saranno sempre gli stessi.

Pietro: Si, esatto, per quanto puoi essere bravo, dopo 10 concerti non hai possibilità di espandere il tuo fan base, perchè ti conoscono già. Le persone a cui potevi arrivare, nella tua zona, erano quelle.

Diego: Secondo me se nei locali, a Pisa, ma anche altrove, ci sono sempre le stesse persone, è perchè alla gente fuori manca una preparazione di base, che porta ad avere curiosità di qualcosa di nuovo e si accontenta di quello che gli viene proposto dalla radio, dalla tv, da un certo circuito, dalla realtà mainstream. Questo ti porta a non avere un orecchio critico, cioè a capire se quello che ascolti alla radio o in tv, è tutto uguale, ed è la voglia di sentire qualcosa di diversro che ti porta a voler sentire qualcosa di nuovo. Adesso, la gente, non distingue più. Che poi è la situazione che porta a riempire i locali quando suona la cover band e a svuotarli quando c’è musica emergente.

 

Qual’è, secondo voi, lo Stilnovo della musica italiana?

Diego: Quello che abbiamo provato ad incarnare noi potrebbe esserlo. Abbiamo cercato di unire varie cose, Miriam Mellerin04webprendendo una tradizione non italiana, un genere poco diffuso: il Noise. Noi, nel nostro progetto, cerchiamo di metterlo insieme a testi non banali, a cose che tutti possono percepire. Io scrivo la maggior parte dei testi in casa, da solo e potrebbero dirsi ermetici, sotto certi aspetti, ma in realtà sono molto educativi, diretti e cercano di far pensare, senza fare ideologia, cercando di dare un pretesto, a chi l’ascolta, per pensare a ciò che viene sottovalutato o nascosto. Sia che siano temi sociali, che intimi di ogni essere umano.

Pietro: Certo e nonostante l’impegno che uno ci mette, magari, ti ritrovi a suonare per i tuoi amici, pure se il concerto è gratis, mentre vedi persone che pagano per andarsi a sentire l’ennesima cover band che rifà Wonderwall.

 

Siete anche voi nella crociata contro le Cover Band?

Daniele: Se a me piace un gruppo, faccio di tutto per andarmelo a vedere dal vivo, non mi accontento certo di vedere qualcuno che lo imita e che cerca di rifare tutto uguale. Capirei l’esistenza di una cover band, se il gruppo di turno reinterpretasse le canzoni, magari, mettendoci del proprio, ma se le fanno uguali all’originale, a sto punto mi compro il disco.

Pietro: Esatto, cercano di ricalcare perfettamente il modo di suonare dell’artista che imitano, quando, magari, nemmeno l’artista o il gruppo rifanno uguali le proprie canzoni come su disco.

Diego: Dal punto di vista storico, le cover band sono nate per proporre quella musica di quei gruppi che non era possibile ascoltare nella tua zona, perchè mancava la diffusione, come negli anni 60, ma adesso ci sono tutti i mezzi per ascoltare qualsiasi gruppo, quindi a che serve la cover band?

 

Avete qualcosa in programma per i prossimi mesi?

Diego: Abbiamo già due pezzi nuovi e pronti da inserire nel nuovo album che stiamo per mettere in cantiere. Il disco inizia ad avere già una sua forma e stiamo sfruttando questo tour per capire se funzionano, ed in effetti, sembra che piacciano forse più dei brani del primo album.

Daniele: Si, perchè ci siamo evoluti e siamo maturati. Il prossimo album non sarà una crociata contro le cover band, ma contro questa epoca piena di depressione.

 

L’ultimo tour l’avete fatto con La fortuna di Nashira…

Diego: La cosa bella è stata la voglia di fare, la collaboraizone di due progetti diversi. La risposta a questa nostra idea, è stata buona. Quasi inaspettata. Facciamo Rock tutti e due, ma in maniera completamente diversa, una cosa che ci porta quasi ad essere complementari. La cosa bella è anche vedere la serietà e l’impegno che ci mette Pietro in tutti e due i progetti, sempre costante e senza differenze di considerazione (Pietro è il batterista sia dei Miriam Mellerin che dei La Fortuna di Nashira n.d.s.).

Daniele: Nessuno se l’aspettava, che nonostante l’età, i La Fortuna di Nashira fossero così bravi ed affiatati. Sono veramente forti. Arrivano tanto e si vede anche dalle reazioni del pubblico quando suonano. Hanno ricevuto molti consensi in questo tour insieme. Dimostrano una maturità, a questa età, che non è da tutti. Soprattutto in un tour del genere. Magari hanno imparato tanto da noi, che siamo più grandi, ma noi abbiamo imparato tantissimo anche da loro.

 


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