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Intervista DOPPIA a Luca D’Aversa e Mezzafemmina (a cura di Laura Dainelli)

Si parla qui con due musicisti emergenti di temi legati alle esperienze di vita, alla società e alla musica, e a come queste si mescolino immancabilmente nei loro vari aspetti e sfumature. Si tratta di due musicisti emergenti dalle enormi potenzialità, che hanno costruito una loro direzione con talento e impegno, che sicuramente vale la pena ascoltare per l’intensità di quello che con la loro musica trasmettono, e vale la pena anche di capirne di più delle loro idee e sensazioni. Sto parlando di Luca D’Aversa e di Mezzafemmina (musicista uomo, di cui Mezzafemmina è un nome d’arte che si è scelto per motivazioni profonde e legate ai suoi avi e alle tradizioni familiari, e a come, anche in contesti chiusi e tradizionali, lui vuole dire che spesso essere se stessi e non meramente omologati deve essere un orgoglio e non certo una vergogna, ndr )

Nella tua musica si sente molta passione oltre che talento, il che si riscontra anche nella scelta di suonare musica propria anziché cover. Come e quando nasce in te la voglia di scrivere e comporre? Quali pensieri e situazioni sono maggiormente di stimolo in questo senso?
IMG_0373 MezzafemminaM: Ricordo in maniera vivida il momento esatto in cui mi dissi “voglio scrivere delle canzoni”. Successe alle scuole medie; seguivamo un progetto di corrispondenza epistolare con altri coetanei stranieri, e uno di questi ragazzi spedì ad una mia compagna una musicassetta di un disco registrato con la propria famiglia. Non mi colpì particolarmente da un punto di vista musicale, piuttosto l’idea che in fondo non era così impossibile fare un disco. Quel giorno chiesi ai miei genitori di iscrivermi ad un corso di chitarra e, dopo aver imparato i primi accordi, cominciai subito a scrivere le prime canzoni. Dopo poco tempo con alcuni miei amici storici mettemmo su un gruppo ed effettivamente, a parte il primo periodo, in cui provammo a rodarci facendo alcune cover, iniziammo fin da subito a fare pezzi nostri, scritti quasi tutti da me. Non saprei spiegare il perché ma fin dai primi tempi del mio percorso musicale il mio sguardo era rivolto più all’esterno che non a me. Mi è sempre piaciuto parlare di ciò che succedeva attorno a me, alle persone che conoscevo o al contesto in generale. Un gioco che mi è sempre piaciuto fare è immedesimarmi a tal punto nella vita di altre persone, vere o immaginarie, a tal punto da scrivere poi la canzone in prima persona. Così nelle mie canzoni sono potuto diventare un commesso, un pedofilo, un mafioso..

D: Ho sempre pensato che approcciarsi alle cover fosse un modo divertente per imparare a suonare. Poi il fatto di scrivere è una cosa che è venuta da sè, quasi in automatico, prendi la chitarra butti giù un riff o un giro di accordi e qualcosa esce fuori. Quello che faccio io è raccontare quello che mi succede, le esperienze più o meno belle che vivo ogni giorno. E‘ da li che nascono le mie canzoni.

– Ci sono persone, in ambito musicale ma non solo, che sono state per te (e/o lo sono tuttora) di grande ispirazione e che senti che in qualche modo abbiano lasciato un segno positivo nella tua vita per quello che ti hanno, anche involontariamente, insegnato? In che modo sono riuscite a farlo?
M: Io sono sinceramente consapevole che se sono arrivato fin qui, a produrre un secondo disco solista, è grazie alla fortuna di aver incontrato sempre, nelle diverse fasi della mia crescita personale e musicali, delle persone che hanno prima riconosciuto le qualità e mi hanno sempre insegnato tanto e soprattutto sempre criticato tanto, costruttivamente parlando. Potrei citare il mio amico irpino MIchele, che, quando io ero in piena adolescenza, suonava in un gruppo con velleità piuttosto importanti, riconobbe che avevo delle qualità, qualcosa da esprimere, e mi incitava a crederci, dandomi anche consigli concreti importanti. Un’altra persona fondamentale è stata Gigi Giancursi, chitarrista dei Perturbazione, che conobbi quando ero un giovincello di 23 anni ed è stato sempre un punto di riferimento fondamentale fino ad oggi, oltre ad aver prodotto artisticamente il mio primo disco. Ancora oggi ci facciamo di tanto in tanto qualche lunga chiacchierata, tra birre e sigarette, e sono sempre serate di grande ispirazione per me.
Per arrivare poi ai tempi più recenti vorrei citare Gene, una persona che mi ha fatto da manager “amichevole” in questi anni, contenendo i miei dubbi, le mie ansie e i miei entusiasmi, oltre ad aver avuto il grande merito di avviare questa collaborazione tra me e Giorgio, chitarrista di Max Gazzè, che è l’ultima persona che avrei voluto citare. Lavorare con lui mi ha insegnato molto e, a prescindere dai risultati che otterremo, è un’esperienza che mi fa sentire un cantautore più matura e sicuro di sè.

D: No.
Scherzo..
Allora sicuramente un bel po’ di musicisti, partendo da Dave Matthews, la prima volta che DSC_07681 D_Aversaho ascoltato la sua “Lie in our graves” (del disco Crash) è stato un po come vedere la luce, mi ha subito colpito il modo di utilizzare la chitarra acustica, affidandole un ruolo sia armonico che ritmico, incastrando la voce con una melodia semplice ma efficace. Quando ascolto Ani DiFranco, mi viene sempre voglia di scrivere qualcosa, di Ben Harper mi piace il relax quando suona.. Poi impazzisco per Sting, per come scrive come suona, come canta, mi piace “Harvest2 di Neil Young, vabbè poi i Beatles e mille altri…

– Aspettative/speranze sull’uscita di questo nuovo lavoro? Da quali punti di vista pensi ti rappresenti maggiormente?
M: Solitamente sono una persona che resta molto coi piedi per terra, ma stavolta devo ammettere che mi aspetto tanto da questo lavoro perché secondo me è un lavoro che ha delle sue caratteristiche, secondo me interessanti, non così comuni nella discografia italiana attuale. E’ un lavoro con canzoni legate da un filo comune a livello di sonorità ma con diversi episodi, per quanto riguarda le atmosfere, le intenzioni e i contenuti. Sono così soddisfatto perché rappresenta proprio l’idea di album che avevo, a dir la verità, da molto tempo, vale a dire riuscire ad integrare in uno stesso lavoro canzoni con atmosfere e contenuti anche molto differenti tra loro, ma soprattutto perché rappresenta me nella mia totalità, come le altre persone nella loro totalità. Tutti viviamo atmosfere diverse nelle nostre giornate, parliamo di cose diverse e abbiamo voglia di ascoltare cose diverse.

D: Le aspettative sono quelle di poter suonare di più dal vivo, credo che il live sia la parte più importante per un musicista. Proprio per questo abbiamo deciso di registrare il disco live in studio, cercando di ricreare l’atmosfera che si vive sul palco, quella che ci piace di più, quella in cui ci sentiamo a casa.

– Il video di un tuo pezzo lo vivi solitamente come un “dovere” legato al business o anche come un divertimento? Nella dimensione di profondità interiore che si respira nella tua musica, questa parte come si colloca e si amalgama con il resto?
M: La parte video legata alla mia musica è un qualcosa che sto rinforzando sempre di più negli ultimi tempi, proprio perché è una cosa che mi diverte molto fare, anche perché fino ad ora ho sempre lavorato con amici, per cui oltre alla parte professionale del lavoro c’è sempre stata una controparte di leggerezza e divertimento. Dopo le ultime esperienze, inoltre, vorrei approfondire la mia parte da “attore” e dovrei cimentarmi in una miniserie web incentrata sul tema dei sogni. Il divertimento è una parte fondamentale in ciò che faccio. Spesso c’è questo luogo comune nel pubblico, per cui chi fa canzoni di una certa profondità allora dovrebbe necessariamente avere un atteggiamento di vaga pesantezza. Secondo me le due cose, profondità e divertimento, invece possono e devono coesistere, per alleggerire l’entità di certi temi, perché la musica deve avere anche il ruolo di far sorridere e perché, come dicevo prima, nella nostra vita abbiamo bisogno di riflettere ma anche divertirci. Per questo prima dell’uscita di questo EP in rete ho lanciato la miniserie di teaser promozionali chiamati “Never say no to Mezzafemmina”, che consiglio di vedere su youtube.

D: Direi entrambe le cose. sicuramente deve essere un divertimento. Per esempio: “Imparerò”, il brano presente nella colonna sonora del film “Viva L‘Italia” di Massimiliano Bruno, girato sulle scale mobili di una fermata della metro a Roma, é un video divertente, dove hanno partecipato tanti amici, mentre per il video in uscita “Barattoli“ abbiamo scelto una soluzione diversa, più semplice, cercando di creare l’atmosfera più adatta al pezzo, utilizzando pochi elementi: una bella fotografia, alcuni elementi che appaiono e che richiamano la copertina del disco, e una location di tutto rispetto, una terrazza (quella di casa mia) nel cuore di Tor Pignattara, il quartiere di Roma in cui vivo. Il video è stato girato da DanDaddy.

– In una società come quella in cui viviamo ora, costellata da problemi economici e relazionali molto forti, secondo te comporre musica, ma anche ascoltarla in modo attento, può essere una spinta in più per una rinascita o per reagire alle situazioni che ci capitano o meno?
copertina-MezafemminaM: Io sono convinto che chi fa musica deve in qualche modo assumersi la responsabilità anche di spingere gli ascoltatori a reagire. Prima non la pensavo così ed ero per un ruolo più “neutrale” del musicista, ma in un’epoca di totale ottundimento dei sensi e delle coscienze, e di mancanza di punti di riferimenti, forse soltanto personalità del campo artistico possono assumere tale ruolo. Ovviamente entro certi limiti. Le canzoni devono dare degli spunti di riflessione ma non devono né spiegare né dare soluzioni. A queste cose devono pensare personalità di altri ambiti. Per cui non bisogna nemmeno trasformare un cantante in un santone o in un personaggio politico. Deve invitare alla rinascita, ma lasciando totale libertà agli ascoltatori di farlo come preferiscono.

D: Certamente.
Per me scrivere un brano è un po’ come mettere a fuoco lo stato d’animo che sto vivendo.
Mi fa stare bene.
La colonna sonora delle nostre giornate é fondamentale, un brano può caricarci per un evento importante, può accompagnare i momenti più difficili. Uno è quello che ascolta. Quindi ascoltare buona musica, e ce n’é tanta, fa benissimo.

–  Che funzione ha per te la musica nell’aggregazione di culture diverse?
M: La musica è una delle arti più antiche inventate dall’uomo. Ovunque vai in qualche modo con la musica si può trovare un punto di incontro. Certamente ha una funzione fondamentale e non nego che in futuro mi piacerebbe collaborare con artisti o comunque persone di culture diverse. Sono molto affascinato dalla cultura centro e sudamericana, ad esempio, e mi piacerebbe poter trasformare questo legame in musica.

D: La musica é contaminazione, é conoscenza, rispetto, ascolto…
Tutte qualità che una bella persona deve avere. Può ed é uno strumento utilissimo per l‘integrazione.
Io insegno propedeutica musicale in alcune scuole materne a Roma, e spesso, grazie alla musica, i bimbi riescono a relazionarsi in breve tempo anche con bambini stranieri, che magari ancora non parlano italiano, semplicemente suonando insieme. E se funziona con i piccoli pensa con i grandi..

– Ora mi piacerebbe se ti presentassi brevemente a chi ancora non ti conosce esattamente nel modo in cui hai sempre sognato che lo facesse qualcun altro parlando di te…
M: Bè, se si parla di sogni allora ne approfitto. Prendo in prestito le parole di qualcuno per presentarmi come “un soggetto unico nella storia del cantautorato italiano, un cantautore che ti fa riflettere, che ti fa muovere il culo, che ti fa commuovere e subito dopo divertire, e che non disdegna due chiacchiere e una birra con chi vuole a fine concerto”.

D: Sono uno che scrive canzoni, che gli piace suonarle, e che ha la fortuna di avere intornocopertina Luca D'Aversa delle persone che lo aiutano a farle suonare al meglio, parlo dei musicisti con cui lavoro. Luca Lepore al basso, Max Trani alla chitarra elettrica, Giuseppe D‘Ortona alla batteria, Daniele Gennaretti che ci cura i suoni. Ascoltatevi il disco, fateci sapere se vi piace, uscite ed andate a sentire la musica dal vivo, che fa bene. E se vi capita venite ad ascoltarci, che quest‘anno giriamo!

Grazie di questa interessante chiacchierata, e un ringraziamento speciale anche all’etichetta discografica “Sunny Bit” per il prezioso e consistetente supporto offerto per quest’intervista, e in particolare a Marina Mannino.

Ed ora gustatevi seguendo i link qui sotto i due video di questi due artisti in antemprima assoluta !! :

LUCA D’AVERSA, “Barattoli

MEZZAFEMMINA “364 Giorni di Oblìo”


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