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La Nevicata Dell’85 – Secolo (Fumaio/DreaminGorilla, 2013) di Valerio “Enobarbo” Perini

Quest'oggi in anteprima, noi di Relics recensiamo Secolo: il secondo lavoro dei La Nevicata Dell'85 in uscita il prossimo 22 Ottobre. La band nasce nel 2009 ed in origine è formata da due soli elementi: Ivan Cortesi (parole, voce e chitarra) e Andrea Ardigò (batteria e pad). Al duo ben presto si aggiunge Davide Catoggio (basso e chitarra). Con la nascita del terzetto, cambia anche il sound della band; non più solo strumentale ma caratterizzato ora da un cantato (parlato ed urlato, a seconda dell'interpretazione) che diviene fondamentale. Il loro primo ed omonimo disco, viene inciso nel 2011. Cenni storici…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Personalità a go go

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Secolo1
Quest’oggi in anteprima, noi di Relics recensiamo Secolo: il secondo lavoro dei La Nevicata Dell’85 in uscita il prossimo 22 Ottobre.

La band nasce nel 2009 ed in origine è formata da due soli elementi: Ivan Cortesi (parole, voce e chitarra) e Andrea Ardigò (batteria e pad). Al duo ben presto si aggiunge Davide Catoggio (basso e chitarra). Con la nascita del terzetto, cambia anche il sound della band; non più solo strumentale ma caratterizzato ora da un cantato (parlato ed urlato, a seconda dell’interpretazione) che diviene fondamentale. Il loro primo ed omonimo disco, viene inciso nel 2011.

Cenni storici a parte, concentriamoci ora su Secolo.

L’album è composto da 8 tracce, tutte caratterizzate dall’inconfondibile stile “La Nevicata” (da qui in avanti li chiameremo così), cantato rigorosamente in italiano, che lascia trasparire l’origine geografica del gruppo (Bergamo e dintorni); parlato e scandito, ai limiti del comizio, che sfocia in urla a seconda della partecipazione. Un urlato che, sia chiaro, è partecipazione emozionale non un gratuito ululare. Questa è la vera particolarità del gruppo: musica e parole che si traducono in immagini per l’ascoltatore. Parole non scelte a caso ma ricercate (in alcuni casi anche a discapito della chiarezza del testo), che tuttavia si rivelano il filo conduttore di ogni singola traccia dell’album. Un lavoro caratterizzato dal punto di vista concettuale, da una fortissima appartenenza alla propria terra d’origine; terra da cui attingere scenari, immagini ed eventi che diviene a sua volta metafora esplicativa per il racconto sonoro dei La Nevicata.

Il disco si apre con Attuale, traccia dal ritmo lento e cadenzato che si armonizza e fa un tutt’uno col parlato; quest’ultimo risulta un vero e proprio strumento musicale che coordina e guida ma non predomina. A metà traccia vi è un intermezzo prettamente musicale, cui fa seguito un cambio di tonalità del cantato, che da voce narrante diviene emozione urlata. Sul finire del brano, finalmente si fanno un po’ più corpose e potenti la chitarra e la batteria. Diversamente dalla prima traccia, la quinta traccia Diorama, si apre con un ritmo molto più coinvolgente; atmosfera vagamente oscura a cui fa seguito il cantato che qui non è voce narrante ma subito partecipato, fino ad esplodere nel toccante e urlato: E tu vivi come vive una pietra affondata e prosciugata dal di dentro. La veduta d’insieme dei La Nevicata dura solamente 3 minuti e pochi secondi; il testo non è proprio chiarissimo, sembra più una introspezione o la descrizione di chi vive quasi stoicamente, il tutto con certo spirito critico. Più chiara al livello concettuale, la terza ed omonima traccia dell’album Secolo, si apre immediatamente con il parlato che racconta ed illustra il concetto del tempo (e dei tempi attuali) attraverso immagini di un paesaggio montano. Le atmosfere evocate con musica e parole sono tristi ma non oscure, al limite del naturalismo romantico. La visione dei La Nevicata è di un tempo a cui si soggiace, si subisce, senza alternative; una visione tutt’altro che positiva, direi piuttosto arrendevole. Due sole le tracce strumentali in Secolo, la quarta traccia Frammenti in cui effetti sintetici, chitarra, batteria e sonagli la fanno da padrone e la numero sei, Terra che attendo.

A Terra che Attendo, i La Nevicata rispondono con la traccia numero otto, l’ultima del disco e a mio parere il pezzo forte dell’album, Terra che trovo. Dopo un breve intro, parte un riff di chitarra ossessivo e la batteria a mo’ di tamburo; su queste si innesta perfettamente una voce intensa, quasi tendente allo stridulo da principio e man mano sempre più partecipata, ma senza sfociare nell’urlato. Il testo immaginifico e descrittivo, rimanda sempre a paesaggi montani tramite evocazioni o termini legati al mondo rurale; esemplificativo e poetico. Ecco parte della strofa :

 

Sei fatta di speranza e rancore

di pietra e radici,

di schiene e vomeri spezzati e

il sudore non accogli”

 

Track list:

1. Attuale

2. Nostalghia

3. Secolo

4. Frammenti

5. Diorama

6. Terra che attendo

7. Sabato

8. Terra che trovo


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