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Negrita @ Teatro Verdi, Firenze (Testo e foto di Valentina Cipriani)

pauReduci dall’enorme successo ottenuto nei mesi scorsi, i Negrita tornano nei teatri e scelgono Firenze come seconda tappa di questa nuova avventura. Il Teatro Verdi registra il tutto esaurito ed è pronto ad accogliere la band aretina che si presenta in una veste completamente nuova. L’elettronica che lascia il posto al semi-acustico, vecchi pezzi arrangiati in chiave blues, il sapore metallico delle dita che scorrono sulle corde: ci sono tutte le premesse per un live che punta dritto al petto.

La scena è un luogo intimo e raccolto, con abatjours sparse qua e là a creare un’atmosfera soffusa e delicata. Si respira più che mai la sacralità del palco, che i Negrita non infrangono entrando in punta di piedi sulle note di Vai ragazzo vai. Un inizio quasi sussurrato e potente al tempo stesso, che introduce il mood di questa serata. L’armonica di Pau regala atmosfere folk nell’intro di Ho imparato a sognare, arrivano i primi brividi sulla schiena e il pubblico è già in estasi.

drigoL’atmosfera si scalda quando partono gli accordi di In ogni atomo, meno urlata del solito ma non per questo meno forte. Dai classici si passa ad Anima lieve, uno dei due inediti tratti dall’album Dejà vu uscito lo scorso settembre: una raccolta dei migliori brani della band riarrangiati in chiave semi-acustica. Scorre anche il blues nelle vene dei Negrita, quel sound che dal Mississippi scivola fino all’Arno per esplodere sulle dita di Drigo regalando una Bum bum bum dal sapore denso e sporco. Ma i duri sanno avere un cuore tenero, e lo dimostra Pau dedicando Brucerò per te alla moglie mentre quasi commosso riversa sul microfono emozioni intense che vibrano nell’aria.

negritaDal rock al jazz il passaggio è breve per i Negrita, che con un nuovo arrangiamento di Malavida en Buenos Aires rendono omaggio al grande Django Reinhardt. Il pubblico non resiste di fronte al ritmo travolgente di pezzi come Soy Taranta e Radio Conga, e il Teatro Verdi somiglia sempre più a un club con gente che balla e canta sotto al palco. Dai ritmi tribali si passa ad atmosfere calde e avvolgenti sulle note di una splendida Magnolia cantata in coro dal pubblico. Prima di uscire di scena la band aretina regala una versione tutta nuova di un classico come Mama maé, per poi rientrare con uno degli ultimi successi, Dannato vivere. Dopo averci fatto viaggiare con la mente verso la California e l’America del Sud, i Negrita chiudono il live sulle note di Gioia infinita.

negritaDue ore scivolate via tra pezzi vecchi e nuovi, un percorso ideale attraverso la carriera di una band ormai giunta ad una maturità artistica che trova nei teatri il suo luogo ideale. Una Firenze travolta dalla carica soft di questo live che conferma il favore del pubblico per un gruppo che sforna successi dai primi anni ’90, il cui segreto, forse, sta proprio nelle parole di Pau: “Sapete perché siamo ancora qua dopo vent’anni? Perché ci divertiamo, cazzo!”. Sarà per il ritmo travolgente o per le atmosfere che sanno evocare, sarà perché alcuni loro brani sono legati alla mia adolescenza o perché veniamo dagli stessi luoghi, ma a me i Negrita non deludono mai.

Setlist:

Vai ragazzo vai
Ho imparato a sognare
L’uomo sogna di volare
In ogni atomo
Anima lieve
Bum bum bum
Cambio
Brucerò per te
Che rumore fa la felicità
Splendido
Il libro in una mano, la bomba nell’altra
Sale
Soy Taranta
Malavida en Buenos Aires
Radio Conga
Magnolia
La tua canzone
Mama maé

Dannato vivere
Un giorno di ordinaria magia
Rotolando verso sud
Gioia infinita
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