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The Agonist & friends live @ Traffic Live, Roma (Testo di Fabio Ippoliti, foto di Salvatore Marando & Fab)

 Ferium Live @Traffic ClubE via con una seratina metal extravaganza senza fronzoli…

Protagonisti principali del live al Traffic Club di Roma i The Agonist che si stanno facendo una corposa tournée europea portandosi dietro dei gruppetti niente male.

Riscaldano il poco Giovane Pubblico presente (prevedibile, data l’ora di apertura) i Ferium: questo compatto quintetto proveniente da Israele erutta death metal convincente e ben plasmato con i necessari intrecci melodici con doppie voci tra growl e screaming. Mi hanno fatto un’ottima impressione, maturità notevole, tecnica affilata, esecuzione senza sbavature, buon dialogo col pubblico. Prova live passata, 25 minuti nei quali veniamo assaliti da sferzate quali Mirror, Business on Demand, Change of Winds che fanno intuire un buon futuro per la band Israeliana, se si giocano bene le proprie carte e caratterizzano lievemente di più il proprio sound. MASSICCI & INC***ATI!

Questa ve la voglio raccontare proprio così com’è andata. Arrivano questi quattro tizi che innestano i jack e iniziano a far ruttare le chitarre a 7 corde. Il Vostro umile scribacchino li guarda, ascolta e storce il naso “Djent? Oh noes!”. Per chi non fosse a conoscenza della terminologia il Djent è una controversa (secondo me) corrente metal che in poche parole copia pedissequamente quanto fatto dai Meshuggah e lo incolla in maniera leggermente differente, mettendoci su delle clean vocals. Ovviamente ci sarà anche chi ne va pazzo, ma secondo me la cultura musicale è ben altro e come recita il detto: “l’artista vero non è colui che copia e basta, ma colui che copia con arte”. Questo mio prevenuto storcinaso sarà durato si e no metà pezzo. I Dawn Heist propongono un azzeccatissimo e personalissimo miscuglio tra coinvolgenti ritmiche bombastiche, dubstep, groove e parti vocali miste tra un hip hop grunt, growl e ritornelli puliti. Ho candidamente rivissuto l’entusiasmo che avevo per il buon vecchio crossover! Si batte partendo il piedino e si finisce strattonando il tizio del banchetto del merchandising (come un junkie in crisi di astinenza) per fargli rimediare immediatamente un cd di questi fenomeni. E sul palco l’EP del 2011 Timewave Zero viene sciorinato con potenza e sfido chiunque a restare impassibili davanti ritornelli invincibili tipo quello della track omonima o a massicci quali Loki, The Heretic o The Anesthetist. Insomma il Vostro buon vecchio zio Fab vi suggerisce di tenere d’occhio i DAWN HEIST from Australia, che hanno già dato scacco matto alla playlist del sottoscritto il quale non vede l’ora di sentire il disco nuovo, in dirittura d’uscita. ∞SFASCIAC*LI!

Qui il Traffic inizia a scaldarsi ed ad accalcarsi sotto il palco: i Mors Principium Est si presentano tatuatissimi ed in grado di emettere suoni massivi con la loro combinazione di death e metal core. Ho sentito svariati giudizi positivi per la prestazione che comunque resta assolutamente nel livello della serata, cioè band tecnicamente ineccepibili che suonano perfettamente i brani dal vivo. I MPE sono attivi già dal 1999, ma il loro sound corre sottilmente sul filo del rasoio del perdersi in confusione con diverse, molte (troppe?!?!) band eguali. Sicuramente il Giovane Pubblico si è iniziato a movimentare e si sono visti i primi focolai di pogo, ma la staticità anche fisica dei 5 finlandesi – forse dovuta anche al palco un po’ sottodimensionato – di sicuro non mi aiuta a venire coinvolto in particolarmodo. I pezzi scorrono via abbastanza incolori, non conosco la band in studio, e non posso assolutamente dire se siano validi o meno l’acquisto ma di sicuro non è che quest’esibizione mi abbia conquistato particolarmente a discapito dell’acceso interesse del Giovane Pubblico in sala.  ∞WHO’S NEXT?Mors Principium Est live @Traffic Club

Siamo quasi al climax della serata… E intorno le 22, abbastanza in linea con gli orari salgono sul palco gli acclamati Threat Signal originari dell’adorabile Canada, che molti tra il Giovane Pubblico conoscono e attendono. La loro performance è in linea colle band della serata. Ma qui il Vostro Umile Pennivendolo getta quasi la spugna: i pezzi si rincorrono l’un l’altro, col cantante che urla e il bassista che gli urla dietro a voler fare da backing vocals e io non credo di farcela più: troppo metal-core per me! Una nota di merito assoluto a Kyle McKnight che coi suoi assoli di chitarra vari e eccellentemente eseguiti spezza un po’, ma per il resto penso la band abbia manifestato una monotematicità di dinamiche un po’ troppo netta, con pezzi più o meno della stessa velocità inframmezzati da inevitabili groove ribassati. Il Giovane Pubblico è praticamente in visibilio, ma io inizio a guardare l’orologio e a distogliere l’attenzione dal palco un po’ troppe volte, sebbene il cantante Jon Howard dialoghi abbastanza e si sgoli con dedizione e bravura… Il metal-core non fa per il vostro buon vecchio zio Fab, ma ho visto molti volti felici e su questo penso di poter dire che i 45 minuti di esibizione sono stati apprezzati da chi apprezza e comunque ho sentito anche altri neofiti gradire. ∞FOR DIE HARD METAL CORERS!

Ed eccoci qui al clou della serata! Voi lettori di Relics magari non avete dimestichezza cogli headliner di questa tournée… In studio mi hanno colpito molto per diversi fattori: un vena compositiva varia che non si limita al metal-core ma incorpora diversi aspetti del death metal, e poi ovviamente l’elemento di spicco: il talento di Alyssa White Glutz. La ragazza non è solo un bel vedersi ma ha un ruggito efferatamente feroce di un leone a cui rubi il cervo dalle zanne e riesce a coniugarci delle clean vocals di tessitura straordinaria. Arrivano sul palco con suoni forse un po’ troppo carichi per la struttura del Traffic Club, il Vostro Tenero Attendente si gode bene il concerto in quanto si arrampica in maniera poco ortodossa praticamente sul palco (sentendo ciò che fuoriesce dalle casse spia), ma a fine set spuntano troppe lamentele sui volumi –  arrivati sopra livelli di guardia – che compromettono una serata in cui tutti gli strumenti venivano percepiti per bene, fino a quel punto. Performance ineccepibile quella dei canadesi, veramente over the top Alyssa che sfocia una vocalità completa e unica: i suoi growl fanno impressione pure dal vivo e le parti pulite risultano notevoli (persino applicando dei criteri di analisi più sofisticati). Mors Principium Est live @TrafficClubVengono eseguiti pezzi dall’ultimo disco Prisoners e dallo stratosferico predecessore Lullabies For The Dormant Mind, che fanno «gioizzare» non poco il sottoscritto. Cos’è che non mi ha convinto però? Alyssa fa headbanging, si scuote, ringrazia il pubblico, fa dialogo anche se un po’ unilaterale ma..?! Non si avvicina al bordo palco! Cosa stranissima che lì per lì non noto, ma collo svolgersi del concerto risulta evidente. Speculando si potrebbe eventualmente ipotizzare che non volesse entrare a contatto col pubblico? Un atteggiamento particolare, dato che gli altri membri della band – sebbene un po’ statici – spesso e volentieri entusiasti e gasati qualche fistata col pubblico se la davano e stavano dislocati sempre sugli spalti e sui monitor acustici.  Il valore delle band lo vedi dal vivo. In studio troppo facilmente si falsano i risultati e basta un produttore capace per tirare fuori un disco, ma è sul palco col sudore e il carisma che si vince. Sudore questa sera ne ha regalato tanto, alcuni ne sono usciti stupefacentemente vincitori, altri hanno passato il turno decentemente e qualcuno ha avuto un po’ troppa spocchia per dare il cinque a chi ha comprato dischi e biglietti e magliette per mandare avanti il loro carrozzone. Serata positiva, ma qualche sorriso e magari qualche autografo l’avrebbero fatta diventare memorabile!

P.S.: sempre più spesso vado a concerti e non trovo cd in vendita dei gruppi che suonano. Cosa caspita sta succedendo!?

Di seguito i meravigliosi scatti b&n di Salvatore Marando!

Link al Set su Flickr


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