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Entourage – Vivendo Colore (La Dura Madre Dischi, 2013) di Simone Pilotti

Sprazzi di energia ed elettricità, pause acustiche e soffici, ritornelli a presa rapida. Così sono sintetizzabili questi cinquanta minuti contenuti in Vivendo Colore, secondo album degli Entourage, band messinese che ha all’attivo sei uscite discografiche e nove anni di carriera. Questa nuova fatica, composta da undici tracce, esce per La Dura Madre Dischi, etichetta con cui il gruppo siciliano ha intrapreso una collaborazione con l’uscita di Yoga, ep del 2012. La versatilità dello stile della band rimane il punto di forza, la duttilità dei suoni evita un susseguirsi di ripetizioni passive, dei semplici esercizi di stile. Quello che va…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Duttile

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Entourage-Vivendo-Colore-300x300Sprazzi di energia ed elettricità, pause acustiche e soffici, ritornelli a presa rapida. Così sono sintetizzabili questi cinquanta minuti contenuti in Vivendo Colore, secondo album degli Entourage, band messinese che ha all’attivo sei uscite discografiche e nove anni di carriera. Questa nuova fatica, composta da undici tracce, esce per La Dura Madre Dischi, etichetta con cui il gruppo siciliano ha intrapreso una collaborazione con l’uscita di Yoga, ep del 2012. La versatilità dello stile della band rimane il punto di forza, la duttilità dei suoni evita un susseguirsi di ripetizioni passive, dei semplici esercizi di stile. Quello che va perfezionato è, piuttosto, l’efficacia nella scrittura e l’attenzione alla composizione, anche incorrendo nel rischio di perdere l’immediata accessibilità di alcuni pezzi.

Dicevamo della varietà che caratterizza l’album: suoni grezzi, cantati orecchiabili, schitarrate graffianti e arpeggi raffinati. C’è l’approccio post-punk, tipico dell’underground di due decenni fa, di Kronos, traccia migliore dell’album, con chitarre che più ruvide non si può, accompagnate da un’ottima ritmica, spezzata da un assolo breve ma incisivo e completate dalla voce di Luciano Panama, rabbiosa e sferzante. Il riff semplice di I Can arriva a toccare il math-rock più fine, mentre The Maya e Navarra sono le tracce (ancora) più dure e rabbiose del disco, dove però gli Entourage non perdono mai l’equilibrio, pur giocando con cambi di ritmo e di intensità. Alcune canzoni mescolano le varie influenze della band, da quelle più morbide, che sfociano nelle linee vocali vicine al pop, a quelle più frizzanti, che costruiscono la base solida su cui sviluppare la traccia; Guru e Giungla  ne sono l’esempio migliore. Un’atmosfera sognante e dei suoni spaziali caratterizzano, poi, Brigitte e Evoluzione, pezzi più mesti e rassegnati, ma mai piatti, grazie alla carica espressiva donatagli da chitarre e voce. I brani più riflessivi e orecchiabili sono Tappeto volante, sviluppata su un lento arpeggio di chitarre acustiche, che, grazie anche al cantato, è accostabile ai terreni del pop italiano, Battiti, che si discosta dalla traccia precedente esclusivamente dall’abbandono della base acustica per l’adozione del pianoforte, e Prima Luce, che cresce progressivamente ma senza mai arrivare ad una vera esplosione.

Nonostante questa discontinuità nello stile, l’album è assolutamente compatto, legato da un fil rouge che attraversa tutti i suoi brani. Non si ha mai l’impressione di un brusco interrompimento, di un pezzo scollegato dal precedente, mai uno strattone. E se questa duttilità dà valore a questo lavoro, la scrittura (anche dei testi) e la composizione ne rappresentano il freno, visto che spesso il disco suona prevedibile o quanto meno “già sentito”. Un limite che, però, è superabile, anzi che va superato, per accrescere lo spessore dei lavori futuri.

 

Tracklist:

1. Tappeto Volante

2. Kronos

3. I Can

4. Battiti

5. Guru

6. The Maya

7. Navarra

8. Giungla

9. Prima Luce

10. Brigitte

11. Evoluzione


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