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Albert Hammond Jr.@Circolo degli Artisti (di Fabrizio Necci, foto di Salvatore Marando)

DSC_4981_11359260826_mVenerdì 13 dicembre, il Circolo degli Artisti conferma la sua programmazione di qualità facendo suonare Albert Hammond Jr, chitarrista degli Strokes, una delle band rock più apprezzate degli ultimi dieci anni nell’immaginario di tutti. Nonostante questo Hammond non ha trascurato la carriera da solista, arrivando in questo 2013 alla produzione del suo terzo lavoro, AHJ, edito dalla Cult Records del collega-amico di lunga data Julian Casablancas. I due si conoscono da quando avevano tredici anni, complice la provenienza da famiglie più che benestanti che li spedirono nell’esclusivo collegio Le Rosey in Svizzera. Si vocifera addirittura che Julian sia solito fare capolino ai concerti del collega, per improvvisare qualche pezzo insieme. Non sarà purtroppo il caso del Circolo degli Artisti. Hammond sale sul palco puntuale, t-shirt nera e bretelle per non abbandonare quello stile eccentrico che lo ha accompagnato per tutta la carriera. I capelli sono radi, ma l’energia rimane immutata e non stenta a decollare sin dai primi pezzi inDSC_5045_11359160625_m scaletta. Qualcosa però sembra rompersi e non mi riferisco solamente alla chitarra di Hammond, che visibilmente ha problemi tecnici, rendendo chiaro un certo giusto disappunto dell’artista per qualcosa che va storto. Da quel momento in poi la band risulta più slegata e Hammond, pur impegnandosi molto, non riesce a coinvolgere in pieno il pubblico. La performance si risolleva magicamente verso la metà del concerto, con l’ottima tripletta St. Justice, In Transit e 101 che risvegliano il pubblico e rendono l’atmosfera calda e scatenata. Il suono ruvido e imperfetto coinvolge un po’ tutti i presenti, con qualche riff di chitarra che risulta essere retaggio della militanza nella band newyorkese. Hammond si concentra soprattutto nell’essere un frontman convincente, muovendosi in modo scatenato e cercando di limitare le pecche di una prestazione vocale non proprio eccellente. In effetti non si cura molto della forma, ma non è un elemento che va a suo sfavore, anzi. Il concerto dura circa un’ ora e un quarto, Hammond scherza con la folla, è spigliato e fa passare il tempo in modo piacevole, in un concerto condotto tra alti e bassi.

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