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Carmine Torchia – Bene (Rurale, 2013) di Daniele Latini

Il cantautorato, l’impronta classica, gli aforismi, la leggiadria delle sonorità semplici ma mai trascurate. Carmine Torchia gira il mestolo nel proprio pentolone fatto di influenze fieramente italiane, elementi vagamente elettronici e testi attuali, mescolando il tutto per far si che non si attacchi sul fondo, evitando di sfornare la solita musica italiana incollata al passato. Il suo primo disco, Mi pagano per guardare il cielo, del 2008, ha dato il via ad un tour dal nome Piazze d’Italia (sulle tracce di de Chirico), in cui Torchia ha girato, cantato e suonato per strada e nei locali per quattro mesi, per…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Denso

Voto Utenti : 4.73 ( 1 voti)

novità-dic-CarmineTorchia_Bene_cover_web-300x300Il cantautorato, l’impronta classica, gli aforismi, la leggiadria delle sonorità semplici ma mai trascurate. Carmine Torchia gira il mestolo nel proprio pentolone fatto di influenze fieramente italiane, elementi vagamente elettronici e testi attuali, mescolando il tutto per far si che non si attacchi sul fondo, evitando di sfornare la solita musica italiana incollata al passato.

Il suo primo disco, Mi pagano per guardare il cielo, del 2008, ha dato il via ad un tour dal nome Piazze d’Italia (sulle tracce di de Chirico), in cui Torchia ha girato, cantato e suonato per strada e nei locali per quattro mesi, per un totale di circa 9000 km percorsi e 130 ore di viaggio. Metodi antichi ed efficaci, che lo portano a vincere nel 2009 il Premio SIAE alla miglior musica, attraverso il brano Quest’amore e il Premio AFI al miglior progetto.

Bene, il nuovo album prodotto assieme a Peppe Fortugno, è la massima espressione del mix sopra citato, con una copertina assai originale.

Il primo brano, Ma che ne so!, racchiude perle malinconiche, accompagnate da sonorità curate con un leggero sax e del buon vino. Il secondo, A fine mese, assai attuale, rappresenta la generazione dei trentenni, costretti ad affrontare la fine del mese con rabbia e tristezza, mentre “l’Italia frana”. Si va avanti con Il bacio del ladro, cronaca di un ladro donchisciottesco ai danni di Equitalia, per poi passare a L’astronomo, dal pianoforte soft e piacevole, bel connubio di archi e chitarre, ottimo testo, un inno del sognatore, che si scontra con la freddezza della “moglie razionale pensa al prezzo nazionale delle zucchine e lui a spingere il carrello, non ci pensa lontanamente alla spesa, alle stelle invece si, lontanamente posizionate”, uno dei brani più intensi e profondi dell’album, con una chiusura dagli standard qualitativi elevatissimi.

Cuore ermetico racchiude quotidianità e malinconia attraverso un testo ibrido e cenni elettronici fino ad ora poco evidenti. Dov’è finito il mondo, 3:30 di disorientamento e speranza di ritrovarsi e ritrovare, che apre a La cinese e l’italiano (storia di fuga e rock’n’roll), dal ritmo incalzante e il rock imperante, che ritrae le gesta di una delle tanti migranti cinesi che “buttano giù la muraglia”.

Gli ultimi tre brani, Case popolari, Tu e io e Giorno dopo giorno danno la conferma: se siete tra coloro che credono che il cantautorato sia ormai morto e sepolto, beh, ricredetevi. Carmine Torchia è qualità e ottime sonorità, originale e mai banale.

 

Tracklist:

1. Ma che ne so (a P. Ciampi)
2. A fine mese
3. Il bacio del ladro
4. L’astronomo
5. Cuore ermetico
6. Dov’è finito il mondo
7. Il cinese e l’italiano (storia di una fuga e rock’n’roll)
8. Case popolari
9. Tu ed io
10. Giorno dopo giorno

 


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