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Dawn Heist – Australia’s got groove (by Fabio Ippoliti)

[ENTR’ACTE]
Ricordo una conversazione col fonico di un locale romano che aveva messo su una band djent per scaldare il locale in attesa che le band salissero sul palco, e le sue parole che credo riassumano un po’ la genesi del genere su citato: “Fino al 2003 non se li filava nessuno i MESHUGGAH, poi invece…”
Che pare brutto se inizio a parlare di un gruppo in una recensione di un altro? Si? Oooops, troppo tardi!
Fondati nella fine degli anni ’80, portano il loro concetto di metal all’estremo, partendo da un concetto di band molto alla Metallica ad una dimensione estremamente personale, che li fa assurgere ad una delle band più importanti degli ultimi lustri. Il loro disco disco più di rilievo è senza meno “Destroy, Erase, Improve” che li espone al mondo della musica, nelle loro intuizioni terzinate che iniziano ad espandersi e a piantare semi per un’intera generazione di musicisti a venire.
I primi derivati di questo stile musicale, all’inizio definito Math Metal [dovuto alla sua metodica e precisa ritmica e del suo inanimato groove] si iniziano a percepire nel 2004, cogli olandesi Textures che confezionano un lavoro incredibile di nome Polars coniugando jazz, musica atmosferica, death melodico, a quella che inizia ad essere una tra le correnti metal più sfruttate di questo millennio. Da allora le band che hanno seguito il filone sono moltiplicate come conigli, cercando con più o meno successo di copiare [di solito uso “ispirarsi”, ma in certi frangenti è proprio un copia incolla eh!] gli svedesi. Negli ultimi anni, appunto, questa corrente ha preso il nome di DJENT [che pensavate vi lasciassi senza nozioncine di base?!].

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE:
Avevamo lasciato il buon vecchio fab al 4 ottobre al Traffic Live Club di Roma, alle prese col tipo del merchandising dei DAWN HEIST dopo essere stato folgorato dalla proposta killer del gruppo e dalla setlist ssssssfumeggiante, incazzato come un tasso a cui hanno diminuito le tasse che non vi fosse nemmeno un cd. Qualche ricerchina qui e lì hanno portato TIME WAVE ZERO alle orecchie del povero tapino che ha dovuto eufemisticamente calarsi le braghe auricolari di fronte a cotanta possanza.

Dawn_Heist_Promo_1 (Large)

[DUE ANNI FA]:

TimeWaveZeroDAWN HEIST – TIME WAVE ZERO (2011) EP di 6 tracce che fa decisamente spalancare gli occhi. La potenza sprigionata da questa formazione Australiana che si affida a 2 chitarre a sette corde e a capaci innesti elettronici è di rilievo. La versatilità è decisamente buona, i DAWN HEIST non spingono particolarmente sull’acceleratore, prediligendo un groove ben strutturato con delle accattivanti intuizioni ma coronato dall’incredibile voce di Patrick Browne – che risulta essere in maniera assoluta l’elemento che mette in luce i Dawn Heist su tante, tante, tante, tante band djent. Il vocalist (che secondo chi scrive irrompe violentemente sulla scena candidandosi come una tra le migliori voci nuove del panorama metal) riesce a dispiegare delle parti vocali vincitrici in qualsiasi frangente: growl (non è propriamente un growl… Il senso di cavernoso c’è, ma credo sia più una caratteristica propria e unica della sua voce.. Pare un orso a cui si entra nella grotta del letargo senza scampanellare!), harsh, parti scream e pulite (anche di un certo tiro!) sull’orlo del cross-over che sarebbe diventato nu-metal di qualche annetto fa. Il tipo è davvero dotato, ha un vocione pieno molto… “tagliaboschi canadese” ma riesce anche a incastrare dei ritornelli che arrivano a dare un senso di onnipotenza strepitosi (la title track TimeWave Zero, su tutte: una cosa veramente incredibile, Loki… Ma ovunque!). Va detto che la band credo sia perfettamente a conoscenza di avere un cantante così dotato e infatti gli permette di stare sugli spalti, sotto la luce dei riflettori. Un EP di proporzioni considerevoli, che faceva ben presagire per il combo australiano: molto influenzati dai Meshuggah – quindi ovviamente poco innovativi, per molti versi – ma capaci di acchiappare l’ascoltatore con una notevole capacità di caricare i pezzi trascinando l’ascolto e dando delle scosse elettriche in grado di aumentare il battito cardiaco.

TRACKLIST:
01) The Anestethist
02) Timewave Zero
03) Nine Worlds
04) Loki
05) The Heretic
06) Scarecrow

[OGGI]:

Dawn_Heist_-_Catalyst_Cover (Small)

DAWN HEIST – CATALYST (2013) Quando un gruppo azzecca un’opera che riesce ad impadronirsi di me e del mio tasto PLAY per diversi giorni/settimane/mesi – magari all’improvviso, spuntando dal nulla e quindi sfruttando anche il senso della sorpresa, della novità – il mio pensiero prima o poi volge al fatidico: “riusciranno quanto meno a bissare (se non superare) questo incredibile piece of work?”. A tutti. Il mio concetto di bravura non è quello di azzeccare uno o due o tre dischi, ma di riuscire a manifestare personalità in tutte le uscite, anche se magari in disaccordo coi miei gusti (chi ha detto Devin Townsend? Beh c’ha azzeccato…). Forti di un contratto con la tedesca Bastardized Records, i DAWN HEIST escono con un nuovo lavoro, quindi… Un disco, CATALYST, che presenta una virata ancora più marcata nel voler attingere al vocabolario audio del djent sin dai primi secondi suonati – laddove il sound delle chitarre si riaccosta ai padrini Meshuggah ed effettuando un incrocio ancor più stretto coll’elettronica che raggiunge toni dubstep. Partiamo quindi col rispondere alla domanda spaventosa: SI. I Dawn Heist riescono a colpire di nuovo, differenziandosi dagli altri, anche se stavolta suonano forse ancora di più come altri! La produzione innanzitutto fa un salto notevole, laddove magari poteva essere l’unico elemento criticabile dell’EP che suonava un po’ troppo impastato e poco definito, e delinea perfettamente con una colorazione ben netta il lavoro di questi nuovi Titani che con molta intelligenza creano un disco non lunghissimo (35 minuti circa) partendo dalle ritmiche tipiche dei padrini svedesi per andare a finire— *sorpresa* a raggiungere analogie con le eteree atmosfere di quel discone di Polars dei Textures! Nella fattispecie mi sento di poter accomunare i due lavori almeno (i Textures erano molto più complessi e presentavano delle dinamiche più frastagliate) nella ricerca di un certo spirito artico, che suona come dovrebbe suonare l’aria nelle sterminate distese ghiacciate, come quasi a voler catturare un suono emesso dall’aurora boreale… Un senso di spazialità simile, ma con i Dawn Heist che prediligono mantenere un impatto più controllato e giocare su parti strumentali più lente, groove e breakdown veramente esplosivi, un uso più integrato dell’elettronica (in alcuni tratti possiamo sentire addirittura le chitarre remixate) e che tengono il filo del disco con tre o quattro note sapientemente scelte e incastrate ogni tanto e poi ovviamente ritorniamo sul discorso “hot”: Patrick Browne! Il cantante conferma l’impressione avuta coll’EP manifestando una pasta decisamente impressionante. Dalle urla abissali, lasciate appositamente risuonare sole – fini a se stesse, contenute nella prima traccia Ascension ai notevoli acuti con una sorprendente voce piena (manifestando un lirismo che a me fa accapponare la pelle!!) della semifinale Apostle Mr. Browne dimostra di avercele veramente grosse (intendo le capacità, sciocchiniiii!) sia a livello tecnico, espressivo che compositivo.

TRACKLIST:
01) III Ascension
02) II Zenith
03) I Escaping The Cornucopia
04) I Synthetic Zion
05) II Mirrors
06) III Serescape
07) II Reflections
08) I Apostle
09) III Prologue

Quindi fate come il vostro pretende-di-essere-un-recensore fab, accapparratevi questi ragazzi interessanti e quando la gente dirà “AH SI AUSTRALIA! AC/DC!” mettete lo stereo a palla e fateli pentire della loro superficialità!

DAWN HEIST ARE: • Patrick Browne – Vocals • Ellis – Guitars  • Zee Sandell – Bass/Programming • Lee Norbury – Guitars  • Allan O’Rourke – Drums

ENGLISH VERSION 

Dawn_Heist_Logo (Medium)

[INTRO] I remember a conversation with a local Roman sound guy who started playing a djent band to heat people up before for the bands went onstage, and his words I think can summarize a bit the genesis of the afore mentioned genre: “Until 2003 nobody gave MESHUGGAH a damn, but after then…”
Does it feels bad if I start talking about a band in a review of another? Oooops, too late!

Founded in the late ’80s, MESHUGGAH bring their concept of extreme metal, starting from a concept of the band Metallica to a very really personal dimension, allowing themselves to rise to be one of the most important and influent bands of the last decades. Their breakout album is the most significant “Destroy, Erase, Improve” that exposes them to the music world in their tripletsfull intuitions and begin to expand, planting seeds for a whole generation of many, countless musicians to come. Among the first derivation of Meshuggah’s style first defined as Math Metal [due to his methodical and precise rhythm and inanimate grooves] we can score the Dutch band Textures‘ first blazing album POLARS (2004), combining jazz, atmospheric music, swedish style melodic death metal, generating a main wave of one the most exploited current metal of this millennium. Since then the bands that followed that path multiplied like rabbits, trying with more or less success to copy [usually use “inspirated by”, but in certain situations it IS a copy/paste!] the swedish masters. In recent years, this current has been named DJENT [you thought I’d leave you without any clue, did ya].

AS SEEN OF PREVIOUS EPISODE: We left the good old fab on October 4 at the Traffic Live Club in Rome, dealing with the merch guy after being killed by DAWN HEIST fine soundwave and a ssssmoooking setlist and being pissed as hell seing there was no CD of the band sold. A few little research here and there led TIME WAVE ZERO to the ears of the poor wretch who had to drop his ear pants witnessing such prowess might.

[TWO YEARS AGO]:

TimeWaveZeroDAWN HEIST – Timewave Zero (2011): 6 track EP that definitely opens up your eyes pretty wide. The power released by this Australian formation who relies on two seven-stringed guitars and electronic implants is remarkable. Their versatility is definitely good, DAWN HEIST do not pushes BPM particularly fast, rather liking a well-structured groove with captivating insights and crowned by the incredible voice of Patrick Browne – who turns out to be the highlighting element which pushes DAWN HEIST above many, many, many, many djent bands. The vocalist – according to this puny little writer – violently bursts the scene, assurging to be one of the best voices I’ve heard out of the new metal scene is up to deliver vocal winnings at any juncture: a rude growl (well, not really a growl… Feels the sense of cavernous, there but I think it is more a characteristic harshness in his voice. He sounds like a bear when you enter its cave during hibernation without asking “May I?”), harsh, screaming and clean parts (also those a roll!) on the edge of the cross-over that would become nu-metal memories of a few years ago. The guy is really talented, has a deep voice full very.. “Canadian lumberjack style” but is also capable of fitting some omnipotent like refrains across (e.g. the title track Timewave Zero, above all: a truly amazing thing, Loki… But they’re everywhere in here!). It must be said that the band I think is perfectly aware of having a so gifted singer and in fact allows him the spotlights very often. An EP of considerable presence, which spoke well about the Australian combo: very influenced by Meshuggah – so obviously not very innovative in many ways – but able to catch the listener with a wellthought ability to charge the tracks by dragging the listener and blasting electric shocks to increase the heartbeat.
TRACKLIST:
01) The Anestethist
02) Timewave Zero
03) Nine Worlds
04) Loki
05) The Heretic
06) Scarecrow

 

[TODAY]:

Dawn_Heist_-_Catalyst_Cover (Small)DAWN HEIST – Catalyst (2013) when a team hits a work so good it gets hold of me and of my PLAY button for several days/weeks/months – maybe even popping suddenly out of nowhere and then exploiting the sense of surprise, novelty – my thoughts sooner or later turns to the fateful “Will they at least be able to repeat (if not exceed) this amazing piece of work?”. My personal concept of skill doesn’t satisfy up to one or two or three discs, but feels very better when a demonstration of personality is shown throughout all the outputs, even if perhaps in disagreement with my tastes (who said Devin Townsend? …well you got it). Empowered by the German Bastardized Records, DAWN HEIST come out with a new hammering work, so… CATALYST, feels more pronounced in wanting to tap into the vocabulary of djent sound matrix since the first few seconds – where the guitars sound is so close to godparents Meshuggah and performing an closer intersection with electronic sounds going dubstep. So let’s start by answering the frightening question: YES. Dawn Heist don’t fail, distancing the others, even if this time they may sound like others! The mixing first, makes a significant jump where maybe he could be the only criticism of the EP that sounded a bit opaque, and perfectly outlines with a clear-cut mark the work of these new Titans that do not defy the attention and patience of the listener (the album stops right under the 35 minute mark) and deply the typical rhythms of the Swedish godfathers and hints of… *surprise* POLARS by TEXTURES!
In this case I feel we can at least unite the two works (the Textures album has really more complex and had more jagged dynamics) in the search for a certain ethereal spirit, which sounds like ice should sound, as if to capture the sound of the aurora borealis… A similar sense of spaciousness but with Dawn Heist preferring to maintain a more controlled impact, enhancing the groove with really explosive breakdowns, and more integrated electronics (in some spots we can hear even the guitars remixed) and holding the wire with three or four notes carefully chosen and pot every now and then. And then we go back on the “hot” Patrick Browne! The singer stands the impression gained on the EP showing a definitely impressive matter. From the abysmal screams, let sometimes alone specifically to resonate – to end in themselves, in the first track Ascension to the remarkable high range expressed in the semifinal Apostle with an amazing full voice (showing emotions that makes my skin crawl!) he proves to have really big abilites under the hood both on a technical level, expression and composition. So do as your would-love-to-be-a-reviewer fab, and catch these interestingguys so when people say “AH YES AUSTRALIA! AC/DC!” crank them and make them repent for their superficiality!

TRACKLIST:
01) III Ascension
02) II Zenith
03) I Escaping The Cornucopia
04) I Synthetic Zion
05) II Mirrors
06) III Serescape
07) II Reflections
08) I Apostle
09) III Prologue

DAWN HEIST ARE: • Patrick Browne – Vocals • Ellis – Guitars  • Zee Sandell – Bass/Programming • Lee Norbury – Guitars  • Allan O’Rourke – Drums


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