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Relics incontra le Dieci Unità Sonanti (di Fabrizio Necci)

1472130_10202290809019147_1099005895_nA giugno avevamo recensito il loro ultimo album Dove, qualche giorno fa abbiamo incontrato i due Alessandro del gruppo per una chiacchierata. Loro sono le Dieci Unità Sonanti, gruppo romano che ci ha raccontato le proprie esperienze e qualche curiosità. Ecco il risultato:

Cominciamo con un’infarinatura generale: come e quando nasce il vostro progetto musicale?

Questo ti creerà dei problemi nel riassumerlo in poche righe, perché ci conosciamo dal primo anno del liceo.  La band va avanti da tanti anni, abbiamo cambiato più volte formazione e soprattutto i batteristi. L’unica cosa che è rimasta sempre uguale è il nome…

Proprio da qui nasce la mia seconda domanda, ho cercato di trovare reminder con scarso successo. Perché Dieciunitàsonanti?

Una spiegazione, per chi ci tiene, ce l’ha. Ci piace dire che facciamo una musica suonata “con le mani”, ovvero che il nostro sia un approccio molto tattile alla musica e quindi le Dieci unità sono, se vuoi, le dieci dita della mano. Il dieci non è un concetto prettamente numerico, ma di finitezza.

Ho sentito tutte le vostre produzioni e l’ultimo album è secondo me molto valido. La collaborazione con Paolo Benvegnù ha influito sul risultato finale? Come giudicate questa esperienza professionale?

Facciamo un passo indietro, Paolo si è inserito nella struttura del disco in un secondo momento, perché la scelta delle canzoni e la parte preliminare l’abbiamo fatta con Luca Novelli (Mokadelic, ndr) che conosciamo da tanti anni e stimiamo molto. Abbiamo alzato l’asticella e il risultato ci ha soddisfatto, arrivando nella fase conclusiva delle selezioni di Sanremo. Paolo è intervenuto nella parte finale del disco in maniera molto personale, lasciandoci i nostri spazi creativi e molta libertà, cosa che ci ha fatto capire ancor di più la sua grandezza.

C’è un pezzo nel vostro album che apprezzate particolarmente?

Diciamo che è impossibile rispondere a una domanda del genere, mi butto e ti dico che Il giorno della festa, che abbiamo suonato mille volte, ancora non ci stanca rendendoci particolarmente soddisfatti. In questo momento ci piace molto anche Le mani sulla città. Anche Dove è una canzone alla quale siamo molto legati, probabilmente perché è molto inusuale rispetto alle altre, anche per il modo in cui l’abbiamo assorbita e la suoniamo dal vivo.

Ci sono artisti ai quali vi ispirate?

Ci facciamo spesso questa domanda come gruppo, per capire che strada prendere e per sperimentare qualcosa di nuovo. Non trascurando i mostri sacri, per Dove siamo stati molto influenzati da Codes and Keys dei Death Cab for Cutie, del quale ci piacerebbe trasmettere le stesse emozioni che abbiamo provato ascoltandolo.  In più per ogni canzone ci può essere un riferimento diverso, anche solo per un riff di chitarra, in base all’ispirazione del momento.

C’è un disco che non può mai mancare nella vostra playlist quando siete in tour?

Nelle trasferte, solitamente, c’è una sacra trinità:

1) L’uomo nel mirino di Fabri Fibra

2) Zucchero filato nero di Mauro Repetto, accoppiato o sostituito dai primi due degli 883

3) Per i viaggi di ritorno l’accoppiata Punk in Drublic dei NOFX e Colpo di Coda dei Litfiba.

Tutte le scelte non sono dettate solamente dai nostri gusti musicali, ma sono anche funzionali alla guida.

Quali sono i vostri obiettivi e progetti futuri?

Oltre alla conquista del mondo, ci piacerebbe continuare a suonare il disco in giro per l’Italia, cosa che, senza piangerci addosso, nel 2013 è molto difficile. In più cerchiamo ogni volta nuovi stimoli, scrivendo qualcosa di nuovo e cercando di fare sempre qualche passo in avanti.


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