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The Yellow – LOL-a-bye (Otium Records/Goodfellas, 2013) di Daniele la Canna

Ormai è qualche tempo che scrivo le mie opinioni sui dischi per conto di Relics e questo mi permette di venire a contatto con tantissime realtà italiane che non pensavo potessero esistere. Ultimamente mi è capitato tra le mani il disco di esordio degli Yellow, terzetto pugliese che si proclama brit-pop, genere che ormai consideravo morto e stramorto da tempo. La band si comporta bene, benissimo, ha le idee chiare dopo due EP ma ascoltando il disco ci si accorge che proprio brit-pop non è. O meglio, non è il brit-pop che ricordavo. Gli Yellow, in realtà, ricordano a…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Identità non pervenuta

Voto Utenti : 1.69 ( 7 voti)
the-yellow-lol-a-bye-cover2013Ormai è qualche tempo che scrivo le mie opinioni sui dischi per conto di Relics e questo mi permette di venire a contatto con tantissime realtà italiane che non pensavo potessero esistere. Ultimamente mi è capitato tra le mani il disco di esordio degli Yellow, terzetto pugliese che si proclama brit-pop, genere che ormai consideravo morto e stramorto da tempo.

La band si comporta bene, benissimo, ha le idee chiare dopo due EP ma ascoltando il disco ci si accorge che proprio brit-pop non è. O meglio, non è il brit-pop che ricordavo.

Gli Yellow, in realtà, ricordano a tratti band come Fall Out Boy -che col brit hanno a che fare qualcosa tra zero e zeropuntouno- nell’ impostazione vocale o i Muse nella ricerca ostinata di quel senso di epicità, nei falsetti e in altre piccole cose, nonché i Coldplay. Il problema è che i Muse, nonostante non siano esattamente il mio gruppo preferito, ci riescono. La teatralità non è così semplice da ottenere e si rischia di inciampare, di apparire goffi o pretenziosi. I nostri Yellows, alla fine, ne escono un po’ acciaccati ma vivi: le composizioni non sono il massimo della vita e più che altro non ho sentito nessun pezzo “da singolo”, il disco non cresce mai, non parte forte e non arriva mai a un picco. È buono, nel complesso va bene ma risulta, forse, acerbo in molti punti.

Quello che posso dire è che i tre pugliesi suonano tutto fuorché provinciali. Band di questo tipo alla nostra comunità di musicisti servono per andare otre determinate barriere che sono da abbattere ormai da un sacco di tempo. Posso, però, anche dire che i troppi richiami e similitudini possono far storcere il naso a molti e far archiviare gli Yellow in angoli bui nella memoria dell’ ascoltatore. La mancanza di identità potrebbe essere una condanna. Attenzione, il ricordare altre band non è necessariamente un male, il problema sorge quando per questo motivo non si ha un’ identità precisa. Nonostante il disco non sia particolarmente brillante, comunque, è una buona premessa per il futuro dei tre, che scrollandosi di dosso i troppi riferimenti a superband varie potrebbero avere davvero qualcosa da dire. Il tempo ce lo dirà.

LOL-a-bye, concludendo, non è un disco bello da impazzire, non è un disco brutto da buttare in un vulcano sperando non torni mai più ma è il tipico disco indie che non sai dove mettere. Vedremo cosa ci riserveranno in futuro gli Yellow, vista la partenza non brillante ma comunque promettente.


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