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Tygers Of Pan Tang + Sixty Miles Ahead + Perversion 99 @ Init Club (testo e foto di Mario Cordaro)

A breve distanza dal concerto di Lydia Lunch, si torna nuovamente all‘Init per un’altra serata “di nicchia”: è il turno della prima data romana in assoluto dei Tygers Of Pan Tang, nome di culto della New Wave Of British Heavy Metal. Della formazione storica è rimasto solo il chitarrista/fondatore Robb Weir mentre alla voce troviamo, ormai da cinque anni, Iacopo Meille da Firenze (passatemi la citazione rinascimentale).
Stasera l’apertura è affidata ai Perversion 99, giovanissima band romana con un ep all’attivo. Il loro stile affonda pienamente nel thrash metal statunitense, mentre la loro tecnica individuale è di discreto livello per l’età: lo dimostra la cover degli Annihilator “Alice In Hell”. I pezzi suonati dall’ep si dimostrano abbastanza derivativi, ma è naturale essendo solo agli inizi; i mezzi tecnici ci
sono, si tratta di tirar fuori la personalità. Bisogna lavorarci su, ma ne hanno tutto il tempo.
Immagine 055Cambiamo decisamente coordinate sonore con i Sixty Miles Haed. Questo gruppo di Milano propone un hard rock/glam tra l’ultima ondata svedese e quella classica ottantiana. Devo essere onesto e ammettere la mia poca sofferenza verso questo genere; questo non toglie la
bontà della performance del combo, con la chitarra di Fulvio Carlini ad occuparsi sia della ritmica che della parte solista, avvalendosi di tecniche poco usate nel rock come il pizzicato. Il pubblico dimostra di apprezzare la loro energia e anche l’incitazione da parte del cantante Sandro Casali a supportare la musica underground, troppo poco sostenuta dal mercato e dall’audience (invito a cui aggiungo tutto il mio supporto). Consiglio ai fan della proposta di
dargli un ascolto, potrebbero trovare spunti interessanti.
É il momento del pezzo forte della serata, l’esibizione dei Tygers Of Pan Tang. Introdotta dal rabbioso ruggito di una tigre (… ovvio, no?), la band inglese scalda i motori e il locale con Keeping Me Alive dall’ultimo disco Ambush; da questo vengono suonati solo altri tre pezzi tra cui She, prima di passare al momento più atteso da tutti i fans, l’esecuzione del vecchio repertorio. Aspetto sul quale la band non lesina sorprese come Insanity da Wild Cat e Don’t Touch Me There, dal loro primo singolo datato 1979. Immagine 032In mezzo c’è spazio per un medley di vecchi classici come Paris By Air da The Cage, Take It da Spellbound e Rock ‘N’ Roll Man, terzo singolo inciso dalla band (1980). I riff del gruppo ricordano i vari Rainbow, Dio e Iron Maiden, ma ripresi e riletti in un’ottica del tutto personale. Iacopo si dimostra un grande vocalist dalla notevole estensione, controllo del vibrato e della modulazione. Il fatto di avere un “vero” cantante ha chiaramente influito sulla scrittura dei pezzi, non a caso “Spellbound” e “Wild Cat” sono stati riregistrati per adattarli al suo stile. L’approccio dell’italiano non è assolutamente ruvido e “in your face” come poteva essere quello di Jess Cox o John Deverill: questo può piacere oppure no, com’è giusto che sia. Dal canto mio l’ho apprezzato moltissimo, con buona pace dei nostalgici.
Concerto di assoluto livello, ora bisogna solo sperare che non passino altri trent’anni per un’altra data nella Capitale.

Tracklist:

– Keeping Me Alive
– Love Don’t Stay
– Gangland
– She
– Insanity
– Raised On Rock
– Medley: Mr. Indispensable/Paris By Air/Take It/Rock ‘N’ Roll Man
– Story So Far
– Don’t Touch Me There
– Hey Suzie/Suzie Smiled
– Euthanasia
– Love Potion No. 9 (cover The Searchers)


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