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Children in Paradise – Esyllt (Autoprodotto, 2012) di Daniele Dominici, translation by Laura Dainelli

Atmospherical Prog Rock Band: questa l’eclettica definizione che viene data nell’etere del world wide web, per quanto riguarda agli esordienti Children in Paradise. Atmospherical Prog Rock Band. Viene da chiedersi se forse non ci si sia spinti un po’ troppo in là con queste micro-categorizzazioni, atte ad allargare il cappio della banalità intrinseca, ma che in fondo rischiano di collocare i gruppi in cliniche di recupero per affetti da crisi d’identità cronica. Eppure, come inquadramento non si rivelerà così falso. Ma partiamo dall’inizio. Scorrendo la biografia della band proveniente dalla Bretagna (regione a nord ovest della Francia ndr), ci…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Epici

Voto Utenti : 3.75 ( 1 voti)

Eysyllt Album Cover Atmospherical Prog Rock Band: questa l’eclettica definizione che viene data nell’etere del world wide web, per quanto riguarda agli esordienti Children in Paradise. Atmospherical Prog Rock Band. Viene da chiedersi se forse non ci si sia spinti un po’ troppo in là con queste micro-categorizzazioni, atte ad allargare il cappio della banalità intrinseca, ma che in fondo rischiano di collocare i gruppi in cliniche di recupero per affetti da crisi d’identità cronica.

Eppure, come inquadramento non si rivelerà così falso. Ma partiamo dall’inizio.

Scorrendo la biografia della band proveniente dalla Bretagna (regione a nord ovest della Francia ndr), ci si accorge di quanto il prodotto offerto dal gruppo francofono (sebbene il cantato sia rigorosamente inglese) con il disco d’esordio ‘Esyllt’ (Isotta in italiano, l’amata di Tristano nella mitologia Medievale), sia d’impatto assoluto: ‘addirittura’ Best Prog Rock Album in Brasile nel 2012 e Migliore Nuova Band Prog Rock al Festival Internazionale della Musica Prog a Marsiglia nel 2013.

Quanto è oro ciò che luccica?

Partendo da un’analisi tecnica oggettiva, i sei membri di questa orchestra moderna sanno certamente il fatto loro. Elementi di spicco la vocalist Dam Kat, interprete coerente di linee candide e carezzevoli (sempre in bilico fra esperimenti troppo arditi e riuscitissimi spazi emozionali) ed il chitarrista solista Gwalchmei Hengrist, attore protagonista di brani abbastanza calzanti come la title-track Esyllt, dove riesce sempre a ritagliarsi un posto d’onore con assoli relativamente semplici, ma per lo più ben integrati con il resto della composizione.

Il contorno affidato al resto della band è eseguito egregiamente (particolare nota di merito al tastierista Jean Marc Illien), in linea con l’obiettivo di non strafare, ma piuttosto di raccontare una storia convincente che in questo caso assume i contorni dell’epico a tinte celtiche.

Le tematiche affrontate ruotano difatti  intorno a dame e cavalieri medievali, che danzano leggiadramente all’interno del disco attraverso strumenti evocativi come la cornamusa (Uilleann pipes per la precisione), simbolo per eccellenza delle tradizioni nordiche.

La struttura delle canzoni è progressiva ma, nonostante il minutaggio elevato, ci troviamo dinnanzi a tracce non propiamente complesse: l’ampio spazio dedicato alle songs serve più che altro a raccontare le narrazioni in maniera fedele, tralasciando i canonici stacchi mid-tempo che contraddistinguono il Prog Rock.

Ad onor del vero, è possibile imbattersi in notevoli somiglianze con produzioni ben più famose, come Porcupine Tree o, sparando alto, i Pink Floyd.  Incredibile a dirsi, le similitudini non creano fastidi in chi ascolta, segno di notevoli doti di resa e arrangiamento.  In particolare nella seconda traccia, King Arthur’s Death sembra di incontrare una rivisitazione al femminile di qualche classico del gruppo di Steven Wilson, con Dam Kat onesta sostituta del padre-padrone dei Porcupine Tree.

Tuttavia, come è giusto ripetere, i Children rielaborano talmente bene quelle arie apparentemente note, che in bocca rimane soltanto il dolce sapore della nuova chiave arrangiamentale .

Rimanendo sulla stessa tematica analitica, anche la track successiva è il giusto mix di ‘già sentito’ e ‘vestiti nuovi’. In My Son sono fortissimi gli echi del Fluido Rosa di Gilmour & Soci, con certi punti della produzione che sfiorano una similitudine allarmante con il masterpiece Time.

Il resto del disco non è  nient’altro che la concreta messa in musica dei buoni presupposti sin qui elencati: la dolcissima Little Butterfly, come opener, regala a chi ascolta un buon sunto delle capacità dei Children, prima fra tutti la vocalist Kat, capace di giocare con le corde vocali e di ipnotizzare il pubblico con un ritornello ciclico degno dei migliori illusionisti; la melensa Esyllt, imbevuta di connessioni con altri generi (in questa occasione in particolare sembra di percepire qualche autore Epic Metal) e di epica magnificenza . I dolci arpeggi contribuiscono a ‘stordire’ chi ascolta, rimandandolo al punto di partenza con la consapevolezza che pezzi del genere potrebbero essere ottime colonne sonore per film fantasy di ogni genere;

Brani come Silent Agony e Don’t Forget Me aggiungono poco a quanto già asserito, tra assoli contenuti, voce gradevole e temi semplici ma corroboranti. Picchi emozionali il duo composto dai pezzi The Battle – I’m Not Scared, con la seconda arricchita dalla già citata Uilleann pipes (e da melodie estremamente toccanti) e la prima insignita honoris causa della palma di brano più ‘completo’ del record, con una cambio di ritmo intorno al quinto minuto (sui 7 abbondanti totali ndr) capace di trascinare anche chi sin qui era rimasto leggermente annoiato ed una strizzatina d’occhio generosa al Prog Rock anni ’70, lasciato (volutamente?) ai margini del manifesto dei Children in Paradise per tutto il resto della composizione.

In conclusione è forse proprio questo il limite più grande della band francese: non riuscire ad imporsi in un panorama che permette il massimo margine di manovra espressiva. La scelta del termine Atmospherical è quindi azzeccata, poichè senza dubbio  i brani presi in esame sono capaci di cullare il pubblico fino alle ultime note dell’ultimo brano (I’m Alive), raccontandogli un mondo lontano e forse addirittura troppo approssimativo nell’ immaginario di chi riceve il prodotto finito dei Children in Paradise.

E’  tuttavia difficile esprimere un giudizio negativo per un record come Esyllt, che si rivela solido, di rara compattezza espressiva e soprattutto linearmente propositivo.

 Indubbia la competenza dei membri della band, indubbie le capacità specifiche di un paio di eccellenze nel gruppo, indubbio il misticismo emanato dalle atmosfere. Tuttavia, tornando al tema trattato in apertura, i Children si rivelano molto Atmospherical, molto Rock, un po’ meno Prog. E’ questo un male?

English version:

Atmospherical Prog Rock Band: this is the versatile label given in the world-wide web about the debuting Children in Paradise. You have read well: Atmospherical Prog Rock Band. It comes about spontaneously wondering if maybe these micro- categories are not too detailed and too focused on their inner triviality, suitable instead to put emerging bands in rehabs for people affected by serious identity crisis.

Yet, in this case the definition is not going to reveal being so false neither trivial.

Let’s start from the beginning: the band comes from Brittany (region in the north- west of France, ndr) and they due their first Ep name “Esyllt”  to the lady loved by Tristano in the Medieval mitology – called Isotta in Italian.

 Looking at the their biography it’s easy to realize how high is being the impact of their debuting Ep “Esyllt” almost all over the world: even Best Prog Rock Album in Brazil in 2012 and Best New Band Prog Rock at the International Prog Music Festival in Marseille in 2013.

How much is really gold all that glitters?

Starting from a more objective analysis, the six members of this modern orchestra surely know their own stuff. Standing out elements of course are the vocalist Dam Kat, coherent performer of melodies schemes candid and endearing (always pending between too inventive attempts and very well done pure emotional times) and the soloist guitarist Gwalchmei Hengrist, key player of quiet fitting songs as the title- track Esyllt, where he is always able in gaining a lead role with pretty simple solo but well integrated  with the rest of the composition.

The surrounding atmosphere is  trusted in the rest of the band, who make out just fine, with a particular credit to the keyboard player Jean Marc Illien. They all are coherent with the common aim of not overdo, but rather telling a charming and persuasing story that has all the typical boundaries of the epic genre in celtic filter. The themes told are focused infact on medieval ladies and knights who dance gracefully inside the album through evoking instrumental as the bagpipe (Uilleann pipes to be exact), par excellence symbol of Nordic popular traditions.

The songs structure looks progressive but not too complex, nevertheless the high- intensive minute path. The wide space that the songs have looks more as a tool to tell the tales faithfully, omitting the mid- time gaps which used to mark the Prog Rock.

Actually, it is likely to find some resemblances with more famous productions as the Porcupine Tree or even the Pink Floyd. Incredible to say, these resemblances don’t make any hurt in the listener, and this is for sure a sign of remarkable performance and arrangement qualities. In the second track in particular, called King Arthur’s Death, it seems to listen to a new female version of some Steven Wilson classics, with Dam Kat as a yummy substitute of the Porcupine Tree leader.

Neverthless this, it is correct to underline again that the Children in Paradise re-elaborate so well that music keys, that remains in your head and mouth just the sweet taste of their new arrangements.

Still remaining on the same analytic theme, even the following track looks like the perfect mix of ‘already known’ and ‘new clothes’. In My Son you can feel strong the echoes of Gilmour and co., with some points which get terribly close to the sound of the masterpiece Time. The rest of the Ep is only the concrete acting of the good intentions hitherto listened : the very sweet Little Butterfly as opener, provide to anyone who listen a realistic introduction of the Children in Paradise abilities, first of all the ones of the vocalist Kat, skillfully able to play with vocal cords and to hypnothize the audience with a cyclic frame worthy of the best illusionists. Then we find the more buttery – and already quoted – Esyllt, soaked of links with other genres (here in particular some epic metal composer) and of course enlightened by epic magnificience. The sweet arrangements give their contribution in stunning the listener, making him aware that songs like these could be easily a perfect soundtrack for fantasy movies.

Songs as Silent Agony and Don’t forget me  add a little to what already told, with their restrained solo, pleasant voice and simple but invigorate themes. Emotional peakes provided by the two songs called respectively The battle and I’m not scared, with the second one enriched by the quoted Uilleann pipes, beside than very touching sounds, and first ensigned of the title of the most “complete” piece of the album, with a rhythm change around the fifth minute (on the total seven and over, ndr ) able to captivate anyone who has still remained  a little bored with a lavish squint to the 70s Prog Rock, until now let (willing?) at the layers of the composition and the attention.

In conclusion, this is likely to be exactly the main limit of the French band: not succeed in standing out completely in a music scenario that let to the artist a huge potential of expression. So, the choice of the term “Atmospherical” looks suitable, because the songs analyzed are undoubtful able in  lulling the audience until the last notes of the last song (I’m Alive), telling about a far, a little gloomy and mysterious world, maybe even too vague in the unconscious of anyone who receive the final product of the band. Anyway, it is absolutely not easy expressing an overall negative opinion for a record as Esyllt, which reveals itself as having a strong substance and a rare expressive compactness, and above all as having a coherent and proposal spirit.

No doubt about the band members’ competence, and neither about the specific skills of a couple of excellence inside the band, as it is for sure objective the powerful mysticism evoked by the atmospheres they create. However, coming back to the issue analyzed in the beginning, I can end stating that the Children in Paradise reveal to be very Atmospherical, very Rock and a little less Prog. But is this bad ?

 

Track List:

damkat

1.Little Butterfly
2.King Arthur’s Death
3.My Song
4.The Battle
5.Esyllt
6.Silent Agony
7.Don’t Forget Me
8.I’m Not Scared
9.Look Around You
10.I’m Alive


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