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Green Like July – Build a Fire (La Tempesta Dischi, 2013) di Fabrizio Necci

In un panorama italiano sempre più saturo e gonfio di ripetizioni e fotocopie, le nuove scoperte, specialmente se piuttosto casuali, rendono veramente soddisfatti. Per mia colpa infatti non conoscevo questa band attiva dal 2003, i Green Like July, milanesi e appartenenti all'etichetta La Tempesta, con all'attivo diversi lavori e pubblicazioni. Per il loro ultimo album, Build a Fire, si sono trasferiti nei prestigiosi Arc Studios di Omaha nel Nebraska e tutto questo influenza e non poco il risultato finale. Parliamo infatti di un disco che non sfigurerebbe dinnanzi a lavori di molti big internazionali, con un'attenzione al particolare veramente…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Internazionali

Voto Utenti : Puoi essere il primo !

download (2)In un panorama italiano sempre più saturo e gonfio di ripetizioni e fotocopie, le nuove scoperte, specialmente se piuttosto casuali, rendono veramente soddisfatti. Per mia colpa infatti non conoscevo questa band attiva dal 2003, i Green Like July, milanesi e appartenenti all’etichetta La Tempesta, con all’attivo diversi lavori e pubblicazioni. Per il loro ultimo album, Build a Fire, si sono trasferiti nei prestigiosi Arc Studios di Omaha nel Nebraska e tutto questo influenza e non poco il risultato finale. Parliamo infatti di un disco che non sfigurerebbe dinnanzi a lavori di molti big internazionali, con un’attenzione al particolare veramente scrupolosa e un suono fresco e moderno. Il gruppo si cala alla perfezione nel sound americano, filtrandolo e rendendolo personale, perfettamente adeguato a raccontare le loro storie ed esperienze in un modo nuovo e finalmente, rispetto al panorama italiano, al passo con i tempi che corrono. I reminder musicali sono parecchi e si sente che il background dei musicisti è importante, conoscono tanto e riescono a trasmettere tali influenze senza mai nemmeno sfiorare il plagio o la similitudine con altre realtà. Il loro indie-folk è piacevole da ascoltare, rilassa e allo stesso tempo ci conduce verso realtà lontane, come in un viaggio. Gli arrangiamenti sono perfetti, il gruppo è equilibrato e si passa da dimensioni molto minimali ad altre decisamente articolate. I pezzi sono tutti meritevoli di menzione, ma qualitativamente parlando i migliori sono Agatha’s of Sicily e Moving to the city, autentiche pietre preziose e a mio parere manifesto dell’intero lavoro. In parole povere finalmente c’è qualcuno in Italia che si stacca dal passato e si getta molto coraggiosamente in una dimensione internazionale, ottenendo un risultato ottimo, grazie alla presenza di grande qualità e tante cose da dire.

Tracklist:

1. Moving To The City
2. Borrowed Time
3. An Ordinary Friend
4. Agatha Of Sicily
5. Tonight’s The Night
6. Good Luck Bridge
7. A Well Welcomed Change
8. Johnny Thunders
9. Robert Marvin Calthorpe


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