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I Rudi – Tre pezzi di routine EP (Autoprodotto, 2014) di Daniele Latini

I Rudi, ma non troppo. Chitarre pressochè inesistenti e un bel miscuglio di r’n’b e influenze mod, questo il sound della band milanese, caratterizzata dalle tastiere onnipresenti di Gabriele Bernardi, a cui si aggiungono la voce e il basso del fratello Silvio e la batteria di Stefano Di Niglio. In questo mini-EP, Tre pezzi di routine, si ritorna ad un sound garage anni 60, in contrasto con le consuetudini attuali, in cui le band sono alla continua ricerca del suono giusto, tra psicosi ed ossessione. I Rudi se ne fregano ed il risultato sonoro sembra essere dalla loro parte.…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Voto Utenti : 3.4 ( 5 voti)

artworks-000064868694-kdd0ro-t500x500I Rudi, ma non troppo. Chitarre pressochè inesistenti e un bel miscuglio di r’n’b e influenze mod, questo il sound della band milanese, caratterizzata dalle tastiere onnipresenti di Gabriele Bernardi, a cui si aggiungono la voce e il basso del fratello Silvio e la batteria di Stefano Di Niglio.

In questo mini-EP, Tre pezzi di routine, si ritorna ad un sound garage anni 60, in contrasto con le consuetudini attuali, in cui le band sono alla continua ricerca del suono giusto, tra psicosi ed ossessione. I Rudi se ne fregano ed il risultato sonoro sembra essere dalla loro parte.

Le tre tracce sono indubbiamente ben amalgamate, scorrono tra pianoforti elettrici e un ritmo coinvolgente. Routine è il brano più “pop” del mini-EP, molto radiofonico, dall’orecchiabilità superba e incalzante, in cui il titolo non ha nulla di enigmatico, bensì esplicativo, “Ne ho avute tante come te, non c’è nemmeno un vero motivo per fingere, siete la mia routine”.

Anna è un esplosione di organi che caratterizzano pienamente l’intera traccia, rendendola forse la più potente ed incisiva, beat puro sparato in endovena. Le influenze di Jam e Who si sentono prepotentemente, ed è un piacere.

Nei confini (di un mondo che non ci appartiene) è la degna rappresentazione di questo mini-EP, sulla stessa onda dei due brani precedenti, con quel filo di nostalgia sonora che fa sempre bene, soprattutto se utilizzata con criterio.

Dodici minuti da passare con della buona musica italiana, tra un tuffo nel passato e un drink in compagnia, poco in linea con gli standard attuali, ma sia ben chiaro, ciò non è affatto un difetto.

Tracklist:
1. Routine
2. Anna
3. Nei confini (di un mondo che non ci appartiene)


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