Home / Dischi / 7 Training Days – Wires (Autoprodotto, 2013) di Simone Pilotti

7 Training Days – Wires (Autoprodotto, 2013) di Simone Pilotti

Sono stati sufficienti due lavori discografici, un primo album nel 2011 e un ep targato 2012, a concentrare l’attenzione di molti addetti ai lavori sui 7 Training Days. Se si pensa che il 2014 sarà il loro ottavo anno di carriera, lo stupore per la rapida ascesa diminuisce sì, ma solo in parte. Lo scorso dicembre è uscito il loro secondo disco, intitolato Wires, contente cinquanta minuti di rock and roll ai limiti della decadenza che rimane sempre ad un passo di distanza dall’esplosione definitiva, ma né facilone né stagnante. Ed ecco che, una volta messo in cuffia Wires,…

Score

CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'

Conclusione : Maturo

Voto Utenti : 4.85 ( 1 voti)

downloadSono stati sufficienti due lavori discografici, un primo album nel 2011 e un ep targato 2012, a concentrare l’attenzione di molti addetti ai lavori sui 7 Training Days. Se si pensa che il 2014 sarà il loro ottavo anno di carriera, lo stupore per la rapida ascesa diminuisce sì, ma solo in parte. Lo scorso dicembre è uscito il loro secondo disco, intitolato Wires, contente cinquanta minuti di rock and roll ai limiti della decadenza che rimane sempre ad un passo di distanza dall’esplosione definitiva, ma né facilone né stagnante. Ed ecco che, una volta messo in cuffia Wires, lo stupore svanisce. Rapidamente si comprende come i frusinati si siano conquistati il loro spazio: trame avvolgenti, scrittura lucida, equilibrio compositivo maturo e melodie puramente pop. Un pub rock meno irruento che è il risultato della selezione tra venti brani registrati dopo la fine del tour precedente, dal quale sono state pescate queste dodici tracce dinamiche e frizzanti.

Le chitarre sono al centro della composizione per tutto il dispiegarsi dell’album. Riff a presa rapida, semplici, essenziali, che reggono le liriche di Simone Ignani, tutte in inglese. Paradossalmente questo sembra un primo punto debole della band; l’uso di una lingua diversa dalla nostra, seppur per molte formazioni sia la soluzione alla scrittura carente, obbliga l’ascoltatore a rimanere ad una certa distanza dal gruppo, mediato dalla lingua inglese, nonostante la pronuncia ottima si faccia apprezzare. Avevamo accennato ad un’attenta composizione: ebbene, questa è la forza maggiore dei quattro laziali. Armonie ben sviluppate, inserimenti calibrati, intensità che varia in modo esemplare. Come fosse stata studiata a lungo ad un tavolo. Momenti di calma, sprazzi di pop rock e sound energico si susseguono come solo i compositori più maturi riescono a fare. Tuttavia, l’assenza di veri e propri picchi di carica e intensità, sul lungo, si fa sentire. Si potrebbe sentire la mancanza di passaggi fuori dall’ordinario distendersi delle tracce, che rompa le righe, potrebbe stancare l’ascoltatore. Non che questo sia in grado di scalfire particolarmente la granitica amalgama che sopra abbiamo elogiato.

Sarà per il pub rock, sarà anche per la regione di provenienza, ma una prima influenza riscontrabile è quella dei Giuda meno glam, dove si mette in evidenza la vena più ruvida, quella dei chitarroni sporchi, della voce adrenalinica e bassi tirati a lucido; sentire per credere le tracce You Are Not Me e Smoething More Clear. Alcuni brani sprofondano in atmosfere autunnali, con melodie che rievocano lo spleen, accompagnate dalla cupezza della base: è il caso della traccia d’apertura Gone, del ritornello di Life, di I Will o The Greater Good. Altra caratteristica che emerge con forza in alcuni riff o cantati è l’immediatezza del miglior pop: la docile Random Heart, la proporzionata Down By The River e la ritmata Pocket Venus. La miglior composizione si riscontra nelle canzoni più strutturate, senza una nota fuori posto, ma costruiti su una sapiente evoluzione della trama (Wires), sul contrasto tra passaggi vuoti e momenti espressivi (To Climb) o con l’alternanza acustico-elettrico (Eggplant Is The Color).

Quindi, si può parlare già di una conferma. Con lo sguardo rivolto, però, già al futuro, perché da loro ora ci si aspetta di più. Ancora di più.

Tracklist:
1. Gone
2. You Are Not Me
3. Life
4. Wires
5. Pocket Venus
6. Down By The River
7. I Will
8. Something More Clear
9. To Climb
10. Eggplant Is The Colour
11. The Greater Good
12. Random Heart


Commenti

Click here to connect!